La parte meridionale della necropoli della Padova protourbana, indagata tra il 2002 e il 2003, veniva utilizzata già dalla prima metà del IX secolo a.C. e ha restituito 692 sepolture in un’area di soli 300 metri quadrati. Sono state individuate diverse fasi che corrispondono ad altrettanti cicli sepolcrali, con un divario iniziale di circa tre generazioni; inoltre, si è notato che le sepolture sono organizzate in insiemi ai lati di una fascia di rispetto, che probabilmente rappresentava un passaggio.
Durante la prima fase (A0) vennero deposte almeno sette sepolture, tra inumazioni e incinerazioni, in gruppi familiari: un bambino incinerato con corredo (t. 552), accanto a una donna inumata di 26-31 anni (t. 579), un uomo incinerato di più di 50 anni, (t. 673), legato a un’adolescente inumata (t. 613); una donna incinerata e una inumata più anziana (tt. 649 e 664).

La fase A1 vede un livellamento mediante un riporto di limo per creare lo spazio per cinque inumati e dieci incinerati. In questo nuovo spazio è presente anche la più antica testimonianza in Veneto del sacrificio di un cavallo (t. 567). Al centro si trova la deposizione di un uomo adulto (t. 607), con un’armilla deposta in offerta sull’urna; sono presenti, poi, un bambino (t. 503) e due donne incinerate (tt. 674 e 609), mentre una terza donna (t. 679) – più anziana degli altri – è stata inumata come per le deposizioni femminili più antiche. Appartengono agli inizi dell’VIII secolo a.C. altre sepolture: due urne biconiche deposte nella stessa fossa, con tazza capovolta sul coperchio (t. 556); due incinerazioni infantili sovrapposte (tt. 503, 502), una giovane incinerata di età compresa tra i 17 e i 20 anni (t. 577).
La fase seguente B1 è caratterizzata da quindici tombe (fra inumazioni e incinerazioni); la disposizione delle sepolture denota una precisa pianificazione e mostra i legami familiari esistenti tra i soggetti: due donne inumate (tt. 690, 605), una giovane incinerata (t. 553), una tomba (t. 178) per tre deposizioni infantili.

Il settore della necropoli orientale (esplorato negli anni ’90 del secolo scorso), risalente alla fine del IX secolo a.C., ha restituito 302 sepolture in un’area di 4100 metri quadrati. Le sepolture più antiche sono strutturate in nuclei di aggregazione in parte coincidenti con i successivi lotti: tre inumazioni (tt. 280, 305, 307), cinque incinerazioni (tt. 246, 258, 313A, 313B, 321) e un pozzetto di terra di rogo. Con il secondo quarto dell’VIII secolo a.C. (fase IIB) si notano interessanti appropriazioni degli spazi: tre tumuli del diametro compreso tra 5 e 8 metri circa, costituiti da apporti limosi circoscritti, delimitati da un fosso perimetrale e contenenti più individui, a delineare una famiglia coniugale accanto a due deposizioni maschili forse di consanguinei (tt. 308, 318). In un altro tumulo invece sono deposte tre sepolture (tt. 284, 325, 330), di cui una emergente, che riunisce una famiglia di cinque membri.
Nelle fasi più antiche, gli inumati venivano deposti supini in fosse ovali; solo nella necropoli meridionale, della prima metà dell’VIII secolo a.C., sono utilizzate una cassa o una copertura lignea, come provano le fosse rettangolari rimaste. Si è ipotizzato l’uso di un sudario per la posizione delle ossa e dello spillone o della fibula di chiusura, mentre l’importanza delle inumazioni veniva sottolineata dalla presenza di un corredo.

Il rituale incineratorio diventa preponderante in entrambi i contesti nel pieno VIII secolo a.C., con l’affermarsi della fossa strutturata o con contenitori deperibili di morfologie diverse. Con l’inizio dell’VIII secolo a.C. si accentua la variabilità delle strutture tombali: accanto ai pozzetti più piccoli, aumentano le fosse quadrangolari con coperchio o contenitore, in relazione all’affermarsi della ritualità delle riaperture. Con il pieno VIII secolo a.C. scompaiono i pozzetti, mentre si utilizzano fosse circolari.

Il corredo fittile, presente nel IX secolo a.C. in un’unica sepoltura infantile con boccale (t. Emo552), compare con maggiore frequenza alla fine dal secolo in varie combinazioni. Sono riferibili al periodo tra la fine del IX e l’inizio dell’VIII secolo a.C. la tazza di dimensioni variabili, anche in servizi composti da tre esemplari scalari, e un bicchiere come vaso di corredo; poi con il pieno VIII secolo a.C. si notano in aggiunta la combinazione di due tazze, una grande e una piccola, presenti talvolta in set con situliforme e orciolo.
L’ampia rete di contatti e scambi si può notare sia tra gli oggetti di ornamento maschili (come gli spilloni, che trovano puntuali confronti in area veneta, friulana e slovena), sia tra quelli femminili (se le fibule rinviano al villanoviano bolognese e romagnolo, i pendagli a doppia spirale e i “torques” rimandano invece a una tradizione prettamente orientale).

Tra le tombe più antiche, solo una donna e un bambino (tt. Emo 664, 552) presentano un corredo personale, mentre nei decenni successivi la differenziazione di genere è accentuata dalla comparsa di attributi specifici: nelle deposizioni femminili compaiono gli strumenti della filatura e della lavorazione del cuoio, in seguito attribuiti anche alle bambine, mentre in quelle di individui di giovane età vengono posti set di astragali. Nel pieno VIII secolo a.C. la differenziazione sociale è più marcata, come dimostrano il moltiplicarsi degli ornamenti: il coltello per l’uomo e la conocchia per la donna.

Alice Massarenti
Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.