Appare doveroso aprire il discorso con una breve parentesi su Papa Sisto V, protagonista indiscusso dei lavori di restauro che il presente articolo prenderà in esame. Felice Peretti ebbe i natali in Montalto della Marca, un piccolo comune delle Marche, il 13 dicembre 1520. Fu creato prima cardinale il 17 maggio 1570 e poi Papa il 24 aprile 1585 e il suo pontificato durò dal 1585 fino alla morte, avvenuta nel 1590. Nonostante le sue umili origini, mostrò animo tanto grande che, secondo il pittore e biografo Giovanni Baglione (1566-1643), non vi era imperatore che, per quanto generoso, avesse potuto superarlo o eguagliarlo. Da Cardinale fu povero, ma da Pontefice «diede principio a fabriche che avrebbero un gran Principe spaventato»; promosse infatti un programma celebrativo della Chiesa molto audace, sull’onda di una serie di grandi interventi urbanistici che cambiarono – spesso in modo anche traumatico – il volto di Roma a fine Cinquecento, ragion per cui venne soprannominato “il Papa di ferro”.

Tale programma necessitava di un adeguato corredo figurativo all’interno degli edifici – nuovi o rinnovati che fossero – attraverso un linguaggio con caratteristiche di base comuni. Questo comportò dunque una struttura in cui la fortissima nonché necessaria parcellizzazione del lavoro venne costretta in una rigorosa gerarchia tesa a una forma di comunicazione, si ripeta, veloce e semplificata. Per suddetti motivi aderì a questa pittura di pochi problemi e di sicuro impatto visivo solo una frangia di artisti, di cui a breve parleremo, tutti molto giovani quando entrarono nelle équipes sistine.
Tornando alle modifiche urbanistiche da lui volute, Sisto V si occupò in maniera consistente di San Giovanni in Laterano, dove fece rimuovere alcune anticaglie in punto di rovina davanti alla facciata e allargò la piazza, conferendole le sembianze attuali. Edificò inoltre l’imponente facciata in travertino, la Loggia delle Benedizioni con il portico, arricchito da pitture e altri ornamenti. Fece parimenti realizzare per i Pontefici e la Corte Romana il vicino Palazzo della Basilica, ornato di affreschi, per quando dovevano recarsi a svolgere qualche funzione a San Giovanni in Laterano. Inoltre elevò sopra a un gran piedistallo il grande Obelisco intagliato con lettere egizie, che fece posizionare con maestosità di fronte alla facciata della Chiesa. Ristrutturò anche la Scala Santa, che ripose davanti alla cappella del Sancta Sanctorum, con scale abbellite ai lati da pitture.

Ma veniamo ora al protagonista del presente articolo. Il Palazzo Lateranense, che si erge alla sinistra del Battistero, fu edificato tra il 1585 e il 1589 in sostituzione del Patriarchìo (l’antica residenza papale) per favorire la comodità dei papi nel momento in cui si recavano a svolgere le funzioni alla Basilica. Del Patriarchium Domenico Fontana (1543-1607) salvò solo alcune parti assai venerate, come il Santuario della Scala Santa.
Il Palazzo Lateranense è un edificio a pianta quadrata; si presenta con tre prospetti equivalenti, a tre piani di finestre a timpani curvi e triangolari e portale centrale con balcone. Conserva ancora quasi integralmente la ricchissima decorazione pittorica eseguita in quegli stessi anni da vari artisti, tra cui Giovanni Baglione, sotto la direzione di Cesare Nebbia (1534-1614) e Giovanni Guerra (1544-1618). Al suo interno si mostra ornato con affreschi di mano di diversi pittori tra cui Andrea Lilio (1555-1631), a cui tradizionalmente si attribuisce il Tu es Petrus sito nella Sala della Conciliazione (1587-1590), e Giovanni Battista Ricci da Novara (1545-1627), attivo nel Palazzo dal 1587 al 1590.

In particolare Cesare Nebbia, in collaborazione con Giovanni Guerra, diresse i lavori di decorazione del complesso commissionati da Sisto V. Giuseppe Cesari detto Cavalier d’Arpino (1560-1640), invece, lavorò in particolare sopra la porta interna posta ai piedi delle scale del Palazzo di San Giovanni in Laterano, che conduce alla Scala Santa. Lo stesso Giovanni Baglione attesta di aver lavorato «nel Palazzo Lateranense e in tutti gli edifici che in vita e per ordine di papa Sisto V furono realizzati», senza specificare però nomi delle opere e date.

Anche Giovanni Battista Pozzo (1560-1588) fu posto a lavorare da Papa Sisto V alla volta della scala nel Palazzo di San Giovanni in Laterano, mentre in merito al romano Cesare Torelli (?-1615), discepolo di Giovanni de’ Vecchi (1536-1615), il Baglione riferisce che realizzò diverse opere sotto il pontificato di Sisto V, tra cui delle pitture all’interno del Palazzo Lateranense. All’elenco di coloro i quali lavorarono al palazzo, occorre aggiungere Ventura Salimbeni (1568-1613) e Antonio Viviani da Urbino (1650-1620), così come Lattanzio Mainardi (1563-1590 ca.), pittore bolognese formatosi all’Accademia dei Carracci che, venuto a Roma sotto Sisto V, fu messo subito a dipingere nella volta della scala nel Palazzo di San Giovanni in Laterano che scende verso la Porta Santa. Restano infine da citare gli interventi di Paolo Guidotti detto Cavalier Borghese (1560-1629) e l’opera del pittore fiammingo Paul Brill (1554-1626), il quale dipinse tra il 1589 ed il 1590 un bellissimo paesaggio all’interno della Sala Clementina, ancora visibile. Essendo un pittore di grande fama, Clemente VIII (1536-1605) lo fece lavorare anche all’interno di San Giovanni in Laterano, dove alle preesistenti storie di diverso formato accompagnò dei bellissimi paesaggi che aggiunsero pregio alle altre opere.
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Martina Scavone
Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.