La seconda edizione del premio #MEMORIE del Trust Floridi Doria Pamphilj vede vincitrice l’opera Traditur dell’artista Flavia Bigi, attualmente esposta nella Villa del Principe a Genova per la mostra Memorie#Tradimenti a cura di Massimiliano Floridi. Il premio – sostenuto da Viscio Trading, BCC di Roma e Rotary Club Roma Cassia – crea un nuovo spazio per l’arte contemporanea nella collezione Floridi Doria Pamphilj e rinnova la promozione dell’arte attraverso il mecenatismo. L’edizione del 2019 mette in luce la storia dei tradimenti che ruotano intorno alla vita di Francesco Maria Della Rovere e alle famiglie Floridi, Doria, Pamphilj, Borgia, de Medici, Vitelli.
Le vicende – che muovono verso la salvaguardia dell’incolumità, degli agi e del successo per se stessi o per un proprio congiunto – sono originate da condotte controverse, alternativamente giudicate dal tempo e dalla storia come figlie del desiderio di affermazione e conquista attraverso la lealtà verso i propri familiari o di cupidigia a discapito del bene comune e del potere politico altrui. L’artista Flavia Bigi sviluppa il proprio dialogo con l’antico indagando la storia nelle sue autentiche e molteplici sfaccettature, dal tradimento inteso nella sua accezione latina di “tramandare, consegnare e affidare” la memoria, a quello più nefasto che vede nel lemma il significato di “mancare alla fiducia di qualcuno”.

Due dadi, in marmo e granito, con le facce incise dai simboli zoomorfici o astratti dedotti dalle armi o dagli animali in cui le storiche famiglie amano riconoscersi, si fronteggiano su una fresca e verdeggiante piazzola d’erba – verde come il tappeto su cui si lanciano i dadi da gioco – identici per forma e contenuto, ma divergenti nel colore bianco dell’uno e nero dell’altro. La complementarietà dei due colori è principio alchemico generatore. Il bianco e il nero si alternano come pilastri di sostegno al cammino dell’uomo, costruiscono il Tempio in cui la luce e il buio, la forza morale dell’individuo e la sua perdizione, sono i campi d’azione e il combattimento simulato di potenze divine.
Nella solidità e politezza del marmo e nello scuro e penetrante granito, Flavia Bigi traccia i sottili segni della memoria, lavora le pietre con lievi incisioni, presenti e nitide, ma delicate ed eleganti nella fattura. La sua ricerca muove dagli intricati e intrinsechi substrati culturali che costruiscono la tradizione, il mondo delle relazioni, il modo di vedere se stessi e l’altro; la riflessione scultorea dell’artista risponde alle vite umane e storiche ricordate con la forza del simbolo aleatorio: i dadi si riscoprono strumenti del destino che orienta le sorti dell’umano, importanti mezzi divinatori associati in età romana alla divinità di Saturno/Kronos, il Tempo. L’artista sceglie la resistenza e la consistenza del marmo per degli oggetti tradizionalmente leggerissimi atti al lancio veloce e fluido della mano, poiché il gioco con la sorte non ha più la relatività e l’incertezza della probabilità, dell’occasione, ma ha assunto l’invariabilità e la fermezza della storia, che soltanto il nerbo dell’arte può piegare ad infinite e inedite combinazioni.
A fronteggiare la staticità della pietra, una proiezione video anima il gioco delle combinazioni, il tempo azzarda ancora con i lanci del passato, tornando ad orientare gli accadimenti, reinterpretando e risalendo il corso della storia. Questa coppia di gemelli, anticamente usati per predire il futuro e presto divenuti materia di gioco, rivoltano e sconvolgono, in un alternarsi sempiterno, le alleanze tra le casate, invitate a raccontare attraverso i propri simboli le tracce indelebili del loro passaggio, i rivolgimenti, gli inganni e le conquiste del loro passato. Giocando la propria partita con la fortuna, ognuno degli alleati contendenti ha subito e inflitto in egual misura le pene del tradimento, dell’estromissione dal potere, delle ruberie, della truffa e del raggiro. Le relazioni e i sodalizi si caricano di facce diverse ad ogni lancio, che spesso rigetta e sconfessa le aspettative dei protagonisti.
Flavia Bigi, con sensibilità e sapienza, contrappone la stabilità, l’eloquenza e l’immortalità della pietra all’incertezza e alla fallibilità umana. La disposizione delle sculture è orchestrata sia dalla legge implacabile del caso sia da un diagramma metodico e tattico che riporta l’attenzione sul delicato equilibrio che governa le relazioni umane. L’opera presentata il 9 marzo scorso nella suggestiva piazzetta antistante la Chiesa di Santa Maria in Cappella e la Fondazione Santa Francesca Romana, farà ritorno nella capitale per essere esposta negli appartamenti privati di Palazzo Doria Pamphilj in via del Corso, aperti eccezionalmente al pubblico per l’esposizione. Traditur, entrata a far parte della collezione del Trust Floridi Doria Pamphilj, verrà esposta permanentemente nella residenza della famiglia in Campo Catino a Guarcino.

Nota biografica:
Flavia Bigi è nata a Siena nel 1965. Ha studiato in varie parti del mondo, fra cui New York, Parigi e Roma. Interessata a varie discipline, utilizza un approccio antropologico e filosofico all’arte contemporanea; da queste discipline scaturiscono i suoi progetti-indagine, che l’artista disegna prima come idee e che sviluppa poi in installazioni, tramite l’uso di diversi medium. L’interesse principale dell’artista è volto a rintracciare il punto d’incontro tra la perfezione astratta della geometria, intesa come strumento di misurazione delle azioni umane, e la meraviglia dell’incommensurabilità della natura dell’uomo. Ha esposto in Italia e all’estero in mostre personali a New York, Parigi, Palermo, Zilina e collettive in musei e fiere internazionali in Austria, Slovacchia, Svizzera, Finlandia, Italia, Francia, Stati Uniti. Vive e lavora a Roma e Parigi.

Nicoletta Provenzano
Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.