LetteraturaPrimo PianoLetteratura, tra storia e leggenda: “L’Epopea di Gilgamesh”, il primo poema epico nella storia dell’umanità

Beatrice D'Angelo6 Marzo 2020
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Gilgamesh è un eroe dell’epica mesopotamica, in parte divinità in quanto figlio di una dea e di un re. Egli è protagonista di almeno cinque composizioni epiche sumeriche e di un poema accadico di cui ci sono giunti frammenti in lingua ittita e urrita: L’Epopea di Gilgamesh. Quest’opera ha avuto una grande influenza, non solo per la cultura dell’Antico Oriente, in quanto è il primo poema epico registrato nella storia dell’umanità. Il nucleo di questa epopea, datata circa metà del II millennio a.C., risale ad antichi racconti mitologici sumeri. Venne riscritta molte volte e la versione più completa che abbiamo è accadica, incisa su 12 tavole di argilla che sono databili VIII secolo a.C. e che furono rinvenute tra i resti della biblioteca reale nel palazzo del re Assurbanipal a Ninive. Per quanto riguarda la figura di Gilgamesh, secondo alcuni studiosi fu un personaggio storico realmente esistito che venne divinizzato in seguito alla sua morte; altri invece credono si tratti di un personaggio della mitologia sumerica, derivante quindi dalla religione semitica.

L’Epopea di Gilgamesh esalta la profonda amicizia tra il protagonista ed Enkidu, un eroe creato dagli dei per punire Gilgamesh perché egli è un re troppo grande per l’umana misura (i sudditi, stanchi di lui, chiedono agli dei di intervenire). Enkidu al principio è un essere metà uomo e metà animale che vive con gli altri animali, finché un cacciatore lo trova e lo fa sedurre da una prostituta. A quel punto gli animali lo rifiutano ed Enkidu perde il privilegio di rimanere con loro in quanto è diventato più “umano”. Decide quindi di combattere contro Gilgamesh ma, mentre si scontrano, i due diventano grandi amici. Insieme compiono numerose eroiche avventure, tra cui l’uccisione di un mostro che è guardiano della Foresta dei Cedri della quale poi utilizzano il legno per creare dei templi: grazie a loro, quindi, la natura diventa civiltà. Successivamente Gilgamesh ed Enkidu vengono notati dagli dei, in particolare dalla dea dell’amore che si offre a Gilgamesh. Egli la rifiuta in modo brusco, dicendole che ha portato alla rovina tutti quelli che sono stati con lei. A quel punto lei per ottenere vendetta si reca presso il padre degli dei, An, chiedendo che invii sulla terra il terribile Toro Celeste, richiesta che viene rifiutata fin quando la dea emette un grido che potrebbe far riavvicinare il Cielo alla Terra. Il Toro Celeste procura grandi devastazioni nel regno di Gilgamesh, fin quando il re lo affronta e lo uccide. Gilgamesh lancia la parte inferiore del Toro alla dea, la quale fugge via, e scaglia la testa dell’animale nel firmamento, creando l’omonima costellazione. La dea minaccia gli altri dei affermando che se non sazieranno la sua vendetta contro Gilgamesh lei si trasferirà negli inferi, creando quindi uno squilibrio nel cosmo. A quel punto gli dei decidono di far morire Enkidu per punire Gilgamesh. L’eroe è disperato per la morte dell’amico e parte alla ricerca di un modo per farlo resuscitare. Compie un viaggio nel Cosmo e giunge fino all’eroe immortale Utnapishtim, suo antenato, che però non può aiutarlo perché solo gli dei possono vivere per sempre. Il suo antenato però gli rivela dove si trova una pianta che fa ringiovanire: Gilgamesh la trova e si addormenta, esausto. Arriva un serpente che mangia la pianta e quando Gilgamesh si sveglia e capisce ciò che è successo, si mette a piangere; qui termina la storia.

La tradizione letteraria da cui deriva la storia di Gilgamesh, antichissima e molto ricca, offre una preziosa testimonianza di molteplici miti di grande fascino che hanno influenzato un gran numero di culture sviluppatesi successivamente rispetto alla redazione di questo poema epico, un vero e proprio capolavoro.

Beatrice D'Angelo

Nata a Messina, laureata in Lingue e Letterature Straniere, attualmente sta studiando per conseguire il titolo magistrale. Ama la musica, la storia, il buon cibo e la buona compagnia. Le piace catturare paesaggi con la sua macchina fotografica. Sfrutta ogni occasione per imparare qualcosa di nuovo e per viaggiare, soprattutto in treno.