LetteraturaPrimo PianoLetteratura, tra storia e leggenda: origine e limiti della genesi celtica del racconto del Graal

Beatrice D'Angelo16 Gennaio 2020
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La storia di Perceval e del Graal ci giunge principalmente grazie a Chrétien de Troyes, che da molti viene considerato il vero e proprio “inventore” del Graal letterario. Nel romanzo Perceval o il racconto del Graal (1175-1190 ca.), l’ingenuo Perceval giunge alla corte di Artù da un luogo sperduto nel Galles per diventare cavaliere, e sul suo cammino corteggia una damigella in una tenda, sottraendole un anello e del cibo. Uccide poi il cavaliere vermiglio, che aveva offeso la regina e minacciato Artù di usurpargli il regno. Apprende l’arte cavalleresca e sconfigge i nemici della dama Biancofiore, conquistando l’amore di lei. Il Re Pescatore lo accoglie con riguardo nel suo castello misterioso, ma Perceval – seguendo il principio di discrezione cavalleresca – non manifesta abbastanza compassione nei confronti del Re Pescatore malato e non gli pone le domande che porterebbero alla sua guarigione. Il castello svanisce, e dopo un po’ di tempo una messaggera proveniente dal castello maledice Perceval, portandolo alla disperazione. Perceval si mette alla ricerca del Graal, e parallelamente si svolgono le avventure di Galvano. Dopo aver incontrato un penitente, Perceval (che aveva dei rimorsi di coscienza in quanto la madre era morta di dolore per colpa sua) giunge da un eremita per confessarsi, e lì apprende il mistero del Graal. Esistono alcune continuazioni dell’opera, ma non per mano di Chrétien de Troyes, probabilmente a causa della sua morte.

Perceval è quindi una figura chiave per quanto riguarda il Graal. La storia di questo personaggio ricorda le fiabe scozzesi e irlandesi: la sua infanzia eroica ha degli stereotipi celtici che sono quelli della prima giovinezza di Lug, Finn e di altri personaggi del folklore celtico. La prima impresa di Perceval – la vittoria sul cavaliere vermiglio – ha un chiaro modello mitologico celtico (Peredur colpisce il proprio avversario in un occhio con un giavellotto, Lug uccide il terribile Balor con una pietra). Nel Mabinogi (testo celtico medievale in prosa) di Peredur, poi, un falco uccide un’anatra, che viene attaccata anche da un corvo, cosa che ricorda a Peredur le guance vermiglie, i capelli neri e il biancore della pelle di una fanciulla (questa descrizione si trova anche in altre opere, come appunto nel romanzo di Chrétien de Troyes).

Molto complesse sono invece le radici del Graal. Secondo la teoria celtica, il modello di partenza sarebbe la magica coppa dell’abbondanza che mai si esaurisce, che può avere anche forma di corno o di ciotola. Può essere anche un talismano del potere e si incontra sia nella tradizione celtica che in quella irlandese. Può avere anche origine nella pentola di Vran/Bran, oppure nel calderone magico che non ribolle in caso di menzogne (e che è oggetto di ricerca da parte di Artù e i suoi ne I tesori dell’Annwn). In un elenco gallese di talismani, è menzionato un piatto che dà a ognuno dei presenti il cibo che desidera. Il dio del mare irlandese Manannan possiede un calderone magico e una coppa d’oro che funzionano solo quando viene detta la verità. Poi c’è il calderone di Dagda, l’equivalente del corno dell’abbondanza. Un collegamento plausibile tra il corno/calderone e il recipiente per l’ostia durante la comunione viene fatto dallo studioso Loomis, che fa notare che in antico francese sia “corno” che “corpo” hanno lo steso nome, ossia “cors”. In Chrétien de Troyes non c’è il recipiente sacro, ma l’ostia unisce in sé il cibo e l’elemento eucaristico. Nel Parzifal, il Graal è rappresentato invece da una pietra magica luminescente.

Per quanto riguarda la lancia sanguinante nel castello del Re Pescatore, essa è fatta risalire alla tipologia di lance della mitologia celtica (infallibili, sanguinarie, di fuoco): si ritiene che una sola di esse potesse essere strumento di distruzione di un regno. Nutt ipotizza che il Graal, la lancia e la spada corrispondano ai tesori della stirpe della Dea Danu (pantheon antico irlandese). Spesso alla lancia è legata una ferita che il Re Pescatore si è procurato a un piede o tra le gambe, e che implica l’improduttività della terra o l’impotenza del Re stesso.

Il tema della terra improduttiva si è sviluppato anche nel più tardo Perlesvaus. I temi della sterilità della terra e del bestiame sono uniti nella tradizione celtica all’accenno al benessere e alla prosperità durante il regno di un determinato re. Basti pensare che nella leggenda di Nuadu, questo re quando perde la mano deve cedere il regno a Bres, in virtù del fatto che per la sussistenza del paese il re doveva rispondere a tutti i requisiti. Si ipotizza che Nuadu sia il prototipo per il Re Pescatore (anche se Loomis riteneva che questo ruolo fosse da attribuirsi a Manannan, dio irlandese del mare). Però la maggior parte degli studiosi ritiene che il vero prototipo del Re Pescatore sia Bran il benedetto. Nel Mabinogi di Branwen egli possiede il calderone magico della rigenerazione, è generoso e ospitale, e muore a causa di una freccia scagliata contro la sua gamba (la sua testa viene poi usata come talismano protettivo per il paese). Nel tardo Didot-Perceval il nome del Re Pescatore è Bron (il che avalla questa teoria) e a differenza della versione di Chrétien de Troyes, il re non è ferito ma vecchio e malato.

La trasformazione della bellissima fanciulla che porta il Graal in una creatura deforme che rimprovera Perceval è ritenuta l’ennesima conferma indiretta delle profonde radici celtiche dell’intreccio del Graal, perché una trasformazione simile è presente anche nel materiale celtico arcaico. Anche la figura del castello del Graal può avere radici celtiche: esteriormente viene descritto più come una sala conviviale irlandese che come un castello francese, e in secondo luogo ricorda anche i castelli misteriosi dimora dei “side”, esseri sovrannaturali del regno ultraterreno pagano irlandese. Nella letteratura irlandese figurava infatti il genere delle narrazioni sui viaggi che gli eroi compivano nell’aldilà (il viaggio di Perceval nel castello del Re Pescatore può essere accomunato a questi). Altri studiosi interpretano la storia del Graal come interamente svoltasi nell’aldilà, ritenendo che il Re Pescatore fosse il re dell’altro mondo ma che a causa della sua ferita la sua terra si fosse impoverita; la terra improduttiva stava per estendersi al nostro mondo, ma Perceval con le sue azioni l’ha annullata ed è divenuto egli stesso re dell’Aldilà. Questa ipotesi pare poco probabile, perché i celti non avevano una netta distinzione tra mondo terreno e ultraterreno.

In generale, Loomis tenta di spiegare gli intrecci del romanzo cavalleresco come trasposizioni ininterrotte di testi, nomi e intrecci gallesi, e quelli gallesi come esito della rielaborazione di fiabe e miti irlandesi. Tuttavia ci sono numerosi scettici che ritengono questa “ipotesi celtica” non sufficientemente convincente. Accanto all’ipotesi celtica esistono anche altre teorie genetiche, principalmente basate su fonti antiche, cristiane, orientali e folkloriche.

Beatrice D'Angelo

Nata a Messina, laureata in Lingue e Letterature Straniere, attualmente sta studiando per conseguire il titolo magistrale. Ama la musica, la storia, il buon cibo e la buona compagnia. Le piace catturare paesaggi con la sua macchina fotografica. Sfrutta ogni occasione per imparare qualcosa di nuovo e per viaggiare, soprattutto in treno.