Il romanzo cavalleresco di lingua francese si formò nella seconda metà del XII secolo. Le premesse per il cosiddetto ciclo bretone furono poste dall’opera Historia Regum Britanniae (1136) di Goffredo di Monmouth, in cui vengono trattate le leggende arturiane e che fu tradotta in francese da Wace. Quest’opera, colma di inesattezze storiche agli occhi di uno studioso contemporaneo, venne commissionata dal re Enrico II (secondo marito di Eleonora d’Aquitania, importantissima mecenate per i trovatori) al fine di ricollegare la sua stirpe direttamente a Enea, e quindi nobilitare la propria figura.
Il romanzo cortese impiega un’ambientazione fiabesca, opposta a quella della “chanson de geste”, e non racconta delle gesta di Carlo Magno ma piuttosto l’antichità classica o tipica del ciclo bretone, ossia elementi fiabeschi quali aiutanti e avversari magici, giganti, nani, fate, anelli, spade, lance; anche l’organizzazione del tempo e dello spazio nei romanzi di Chrétien de Troyes, uno dei maggiori romanzieri del ciclo bretone, è vicina a quella fiabesca. Spesso e volentieri però gli oggetti e le figure magiche agiscono in modo realistico, dato che l’elemento magico si intreccia sovente con l’ordinario.
Il romanzo cortese medievale è prevalentemente d’amore: i cavalieri compiono infatti gesta per la gloria personale e per le dame da loro amate. L’amore permette la scoperta dell’uomo interiore come protagonista del romanzo. Le teorie sull’amore dei trovatori si basano sulle tradizioni neoplatoniche, e alcune delle idee sull’amore dei trovatori e dei trovieri sono racchiuse nel De Amore di Andrea Cappellano, in cui viene lodato l’amore puro (contrapposto a quello promiscuo) inteso come platonico, cioè al di fuori del matrimonio. Amore che è sia sofferenza che forza nobilitante. Però per l’autore l’amore verso la dama, anche se platonico, è incompatibile con quello verso Dio. La sofferenza, morte, il carattere spirituale dell’amore e la tendenza extraconiugale sono aspetti fondamentali per la fin’amors cortese, e nelle varie versioni di Tristano e Isotta l’amore è innegabilmente anche carnale. Invece con Chrétien de Troyes l’amore è sempre tra coniugi.
Il frutto principale del ciclo bretone sono le storie su Tristano e Isotta e le opere di Chrétien de Troyes, che componeva alla corte di Marie de Champagne, figlia di Eleonora d’Aquitania e del primo marito. Egli nelle sue opere riflette sempre sul rapporto tra amore e cavalleria, e su come il primo influenzi la seconda. L’amore nei romanzi cavallereschi è infatti sia forza che spinge il protagonista a compiere azioni eroiche, sia elemento di distrazione.
Chrétien de Troyes scrisse cinque romanzi: Erec e Enide, in cui si riflette sull’amore come elemento che allontana il protagonista dalla vita cavalleresca; Cligès, che si oppone alla storia di Tristano e Isotta offrendo delle soluzioni differenti a causa dell’avversione dell’autore per il tema dell’adulterio; Yvain il cavaliere del leone, in cui la tematica è opposta a quella di Erec e Enide in quanto sono le imprese cavalleresche che allontanano il protagonista dall’amata; Lancelot o il cavaliere della carretta, che fu completato da un seguace dell’autore (Godefroi de Leigni) in quanto Chrétien de Troyes fu “costretto” a scrivere quest’opera dalla sua mecenate ma non si trovava d’accordo con l’amore adultero tra Lancillotto e Ginevra; Perceval o il racconto del Graal, che fu l’ultima opera scritta dall’autore, incompleta probabilmente per la morte di quest’ultimo, ed è considerata il vero e proprio modello per tutte le storie successive riguardanti la storia del Graal (infatti molti ritengono Chrétien de Troyes come il vero e proprio “inventore” del Graal letterario).

Beatrice D'Angelo
Nata a Messina, laureata in Lingue e Letterature Straniere, attualmente sta studiando per conseguire il titolo magistrale. Ama la musica, la storia, il buon cibo e la buona compagnia. Le piace catturare paesaggi con la sua macchina fotografica. Sfrutta ogni occasione per imparare qualcosa di nuovo e per viaggiare, soprattutto in treno.