ArtePrimo PianoViaggio nelle Stanze dell’Eros di Anna Ramenghi

Valentina Bortolotti Valentina Bortolotti16 Aprile 2019
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Passione, romanticismo, delicatezza sono tutti aggettivi che ben si legano all’incessante attività di Anna Ramenghi. Nata il 16 marzo 1931 a Castel San Pietro Terme (BO), nel dopoguerra si è trasferita a Genova dove ha frequentato il liceo artistico e a partire dagli anni Cinquanta ha iniziato il suo lungo percorso con esposizioni personali e partecipazione a mostre nazionali ed estere. Nel 2016 è stata organizzata una mostra presso le sale di Satura in piazza Stella a Genova come omaggio a questa grande artista, scomparsa solamente l’anno precedente. Anna Ramenghi viene definita “l’ultima romantica” e se osserviamo le sue opere non riesce difficile capirne il motivo.

Venere allo specchio – Velázquez, 1650

 

Ramenghi- Venere allo specchio 1987

 

Questo nuovo percorso, iniziato alla fine degli anni ottanta, era partito a seguito dell’esecuzione della copia della Venere allo specchio di Velázquez, esperienza che viene definita dall’artista stessa come “decisiva che mi ha portato ad intuire nuovi percorsi e nuove possibilità formali.

Sono nate così le Stanze di Eros che mi hanno impegnata per circa dieci anni nei quali ho realizzato opere di grandi dimensioni, legate al tema del mito che poi ho diviso in quattro episodi. Il filo conduttore della mia ricerca sta nell’esplorare situazioni in cui è difficile resistere alla tentazione”. Si tratta di opere ad alta carica lirica e poetica che proiettano lo spettatore in una dimensione onirica. Il primo quadro della serie le Stanze di Eros si chiama Eros-a, una raffigurazione che va in completa antitesi dell’opera di  Velázquez. Eros e Venere non ci sono più, restano però lo specchio e il velo, emblemi della dea. Sotto il segno dell’assenza, della perdita, si scioglie il primo atto: ciò che ne resta è un’impalpabile presenza. Le è accanto solamente di notte. “Psiche spia il sonno di Eros per conoscerne il vero volto ma Eros, nel rivelarsi sotto la luce, scompare in un batter d’ali”.

 

Eros a… – Ramenghi, 1989

 

Nel polittico viene raccontata l’inquietudine dell’animo umano e il turbamento dell’uomo che è sempre artefice del proprio destino.

 

 

Psiche (particolare) – Ramenghi, 1993

 

Euridice – Ramenghi, 1996

 

Il ciclo delle Stanze di Eros termina con Pandora, concepito e realizzato a partire dal 1987. I corpi, esattamente come nei cicli precedenti, vengono rappresentati senza volto, quasi come a richiamare un’iconografia ancestrale. Tutt’intorno troviamo le rose, quasi come se esprimessero parole, respiri, emozioni, espresse e non, quasi ad indicare un percorso interiore, quel travaglio e quella prepotenza delle emozioni provate dall’animo umano che Ramenghi è abile a ricreare sotto forma di visione onirica.

“C’è Eros che dorme mentre Pandora, colei che ha tutti i doni, sogna di essere Venere e ne assume il classico atteggiamento un braccio ancorato ad uno scoglio di mare e i piedi in un sentiero di Rose”.

 

Pandora – Ramenghi, 2012

 

Sonno di Eros – Ramenghi, 1988

Le opere di Anna Ramenghi appaiono eteree, dolci, delicate a prima vista, ma al tempo stesso racchiudono significati profondi che trovano le loro radici in una riflessione diramata attorno alle problematiche che l’uomo incontra quando deve saper conciliare lo spirito al corpo. Ramenghi è stata un’artista controcorrente rispetto alle tendenze coeve, che ha saputo distaccarsene facendo largo uso di cadenze simboliste, le quali si sono rivelate indispensabili alla formazione della sostanza emotiva delle sue pitture.

Valentina Bortolotti

Valentina Bortolotti

Nata a Roma, è laureata in Storia dell’arte e attualmente sta studiando per ottenere il patentino da accompagnatrice turistica. Parla l’inglese e il francese, se la cava con lo spagnolo. Fotografa autodidatta, guida turistica in erba, ama trascorrere il tempo nei musei in solitaria.