Passione, romanticismo, delicatezza sono tutti aggettivi che ben si legano all’incessante attività di Anna Ramenghi. Nata il 16 marzo 1931 a Castel San Pietro Terme (BO), nel dopoguerra si è trasferita a Genova dove ha frequentato il liceo artistico e a partire dagli anni Cinquanta ha iniziato il suo lungo percorso con esposizioni personali e partecipazione a mostre nazionali ed estere. Nel 2016 è stata organizzata una mostra presso le sale di Satura in piazza Stella a Genova come omaggio a questa grande artista, scomparsa solamente l’anno precedente. Anna Ramenghi viene definita “l’ultima romantica” e se osserviamo le sue opere non riesce difficile capirne il motivo.


Questo nuovo percorso, iniziato alla fine degli anni Ottanta, era partito a seguito dell’esecuzione della copia della Venere allo specchio di Diego Velázquez, esperienza che viene definita dall’artista stessa come decisiva e foriera di nuovi percorsi e nuove possibilità formali. Sono nate così le Stanze di Eros che hanno impegnato la Ramenghi per circa dieci anni nei quali ha realizzato opere di grandi dimensioni, legate al tema del mito che poi ha diviso in quattro episodi. Il filo conduttore di questa ricerca è nell’esplorazione di situazioni in cui è difficile resistere alla tentazione. Si tratta di opere ad alta carica lirica e poetica, che proiettano lo spettatore in una dimensione onirica. Nel polittico viene raccontata l’inquietudine dell’animo umano e il turbamento dell’uomo che è sempre artefice del proprio destino.


Il ciclo delle Stanze di Eros termina con Pandora, concepito e realizzato a partire dal 1987. I corpi, esattamente come nei cicli precedenti, vengono rappresentati senza volto, come a richiamare un’iconografia ancestrale. Tutt’intorno troviamo le rose – simbolo di parole, respiri, emozioni – quasi a indicare un percorso interiore, quel travaglio e quella prepotenza delle emozioni provate dall’animo umano che Ramenghi è abile a ricreare sotto forma di visione onirica.


Le opere di Anna Ramenghi appaiono eteree, dolci, delicate a prima vista, ma al tempo stesso racchiudono significati che affondano le radici in una riflessione diramata attorno alle problematiche che l’uomo incontra quando deve saper conciliare lo spirito con il corpo. Ramenghi è stata un’artista controcorrente rispetto alle tendenze coeve, dalle quali si è saputa distaccare facendo largo uso di cadenze simboliste che si sono rivelate indispensabili alla formazione della sostanza emotiva delle sue pitture.

Valentina Bortolotti
Nata a Roma, è laureata in Storia dell’arte e attualmente sta studiando per ottenere il patentino da accompagnatrice turistica. Fotografa autodidatta, guida turistica in erba, ama trascorrere il tempo nei musei in solitaria.