ArteItinerariPrimo PianoViaggio a Cortona e la scoperta di un giallo artistico

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Il viaggio a Cortona era previsto da qualche mese per vedere la mostra “La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona”, allestita a Palazzo Casale, 1 marzo- 2 giugno 2019, sede del MAEC – Museo dell’Accademia Etrusca della città di Cortona. Sono andato giovedì 18 aprile.

A metà del ‘700 Marcello Venuti per primo (poi lo seguiranno altri membri della famiglia, Ridolfino, Domenico, ecc.) fu accolto a Napoli dal nuovo re Borbone, Carlo III, con tutti gli onori e fu spettatore interessato della scoperta di Ercolano. Il re gli commissionò una relazione scritta (l’originale è conservato proprio nella biblioteca dell’Accademia Etrusca di Cortona). In soli due anni, dal 1738 al 1740, Marcello Venuti si conquistò le benemerenze reali. Fu nominato marchese di Cuma, tenente di galea e capitano da sbarco. Ritiratosi per motivi familiari nella sua amata Cortona si adoperò per la pubblicazione di un libro Descrizione delle prime scoperte dell’antica città di Ercolano stampato a Roma nel 1748, dedicato al principe polacco Federigo Cristiano, libro che ebbe immediato successo e fu ristampato a Venezia nel 1749. Questa pubblicazione, fatta senza l’autorizzazione di Carlo III, provocò all’autore non poche lagnanze giacché la monarchia napoletana voleva riservarsi la pubblicazione in anteprima di tutte le antichità scoperte.

Dal momento che l’attuale direttore del MANN – Museo archeologico nazionale di Napoli è proprio un cortonese, Paolo Giulierini, era il momento di riparlare di Marcello Venuti e organizzare una piccola mostra con opere dei primi scavi di Ercolano. Poche ma scelte le opere ercolanesi in mostra: alcuni bronzi, tra i quali le due statuette equestri, una maschile nota come ‘Alessandro Magno’, l’altra femminile con Amazzone; il busto detto di ‘Ercole giovane’ che molto ricorda la testa del Doriforo di Policleto, e il bellissimo tripode sorretto da tre piedi con sfingi. Inoltre, due belle pitture a fresco una con attori l’altra un frammento di affresco con deliziosa testa femminile che ben si accompagnano alla rinomata pittura della Polimnia cortonese, presente nell’Accademia Etrusca sin dal Settecento, forse un falso dipinto a olio su lastra di lavagna. Numerosi altri reperti e documenti testimoniano l’effervescenza culturale della cittadina toscana nel Settecento.

Bambin Gesù delle mani, Pinturicchio – Perugia, Villa Spinola, Fondazione Guglielmo Giordano

A questo punto della mia visita sono rimasto folgorato dalle due/tre sale dedicate all’affresco Bambin Gesù delle mani, opera del pittore perugino Bernardino di Betto, più noto come Pinturicchio. Il fascino della piccola pittura, entro superba cornice rinascimentale, aumenta con il mistero che la avvolge. Si tratta di un ‘divin bambino’, seduto in principesco cuscino ornato da perle che tiene nella mano sinistra un globo terrestre mentre con la manina destra impartisce la benedizione. Dov’è il mistero? Nelle altre tre mani, due certamente femminili che lo sorreggono seduto, mentre altra mano accarezza teneramente il piede destro del bimbo. Di chi erano dunque queste mani? Le prime due facilmente si fanno immaginare come appartenenti a una Madonna. Ma di chi è l’altra in basso a sinistra? Per secoli è durato il mistero ma ora, grazie agli studi e segnalazioni di alcuni illuminati critici d’arte, sappiamo che questo frammento fa parte di un quadro, non più esistente, che il Pinturicchio aveva dipinto per il papa spagnolo Alessandro VI Borgia, il padre di Giovanni, Cesare e Lucrezia Borgia. Niente di strano che un papa in quel periodo avesse dei figli. Il predecessore di Alessandro VI, Innocenzo VIII, di figli ne aveva avuti sette. Era l’epoca di una chiesa malata da ricchezza e potere che manifestava i peggiori vizi senza più riserve né impedimenti morali, l’epoca del nepotismo, del favoreggiamento sfrenato dei propri congiunti con le ricchezze che dovevano essere destinate invece ai poveri. Contro tanto scandalo si erano scagliati sia Lutero nel mondo germanico sia il Savonarola a Firenze, che vedevano in questi papi il vero anticristo. Rodrigo Borgia aveva avuto i figli da una tale Vannozza Cattanei, ma divenuto papa col nome di Alessandro VI s’invaghì di Giulia Farnese, sposata al nobile Ursino Orsini e definita da C. Augias ‘la più bella dama di Roma’. Dopo le dure lotte tra le famiglie Borgia e Orsini, l’ardire di Alessandro VI non ebbe più remore e la bella Giulia Farnese divenne la sua amante, senza che questa relazione adulterina, ormai di pubblico dominio, destasse ulteriori clamori.

Pietro Facchetti, Madonna con il Bambino benedicente e Alessandro VI.
Mantova (?) collezione privata

Quando poi, nel 1492, i reali di Spagna, tramite Colombo, scoprivano l’America, mentre il Portogallo insidiava le nuove terre con pretese di scoperte coeve, le due potenze marittime si affidavano al papa per un’equa divisione delle nuove terre da conquistare. La raya, la linea meridiana di demarcazione sembrò favorire la Spagna, ma al Portogallo toccò l’immenso Brasile entro i limiti a lui spettanti. Alla famiglia Borgia toccarono gloria e ricchezze immense con le quali il papa volle eseguire la costruzione e decorazioni degli Appartamenti Borgia in Vaticano. Fu appunto sul muro della sovrapporta tra la sua camera da letto, cubiculo nei documenti, e un annesso guardaroba che Alessandro VI commissionò al suo pittore prediletto, Pinturicchio, una Madonna con le sembianze di Giulia Farnese che sorreggeva un bambin Gesù che benediva il papa inginocchiato innanzi a lui e in adorazione della propria amante, come già ricordato dal Vasari nelle sue vite dei pittori.

Alessandro VI morì prematuramente nel 1503, purtroppo per lui e la sua famiglia, ma ‘grazia divina’ per la chiesa cattolica. Subito dopo iniziò la damnatio memoriae e il desiderio di nascondere e far sparire le sue più provocative rimembranze, che culminarono nell’odio iconoclasta di Giulio II, non certo migliore di lui. Già sotto il pontificato di Paolo V Borghese la pittura incriminata fu ricoperta con altro affresco di altra Madonna, ma fu, quasi sicuramente, a metà del Seicento che altro papa, Alessandro VII Chigi, fece tagliare dall’originale dipinto del Pinturicchio un quadrato con il Bambin Gesù delle mani, e un altro con la testa della Madonna raffigurata con le fattezze di Giulia Farnese. Probabilmente fu allora che la figura del papa Alessandro VI venne danneggiata e perduta.

Ricostruzione – Agostino Incisa della Rocchetta, Madonna con il Bambino benedicente e Alessandro VI.
Mantova (?) collezione privata

Svolta fondamentale nella ricomposizione del ‘giallo artistico’ fu una visita del novembre 1940 a un palazzo di Mantova alla quale partecipò lo storico e critico d’arte Giovanni Incisa della Rocchetta, con sua madre Eleonora Chigi, proprietaria ancora del ‘Bambin Gesù delle mani’; durante la visita la padrona di casa mostrò, quasi in segreto, una tela di ‘Madonna con bambino benedicente Alessandro VI’: si trattava della copia del dipinto originale del Pinturicchio fatta nel 1612 dal mediocre Pietro Fachetti prima, dunque, che l’affresco venisse coperto e poi smembrato e distrutto. Questa copia fu acquistata da Francesco IV Gonzaga per soli 30 scudi (sono note le mutue antipatie tra le famiglie Farnese e Gonzaga). I documenti sono sempre pieni di incongruenze e, talvolta, grossolani errori di attribuzione (come in questa copia che si credeva fatta da un originale del Perugino). Il piccolo contributo di Incisa della Rocchetta apparve nella Strenna dei Romanisti del 1947, rimase semisconosciuto ma risultò fondamentale per le successive ricerche e definitive soluzioni.

Il frammento con il ritratto di Giulia Farnese è ancora conservato presso i principi eredi della famiglia Chigi e rimane ancora praticamente sconosciuto, mentre il Bambin Gesù fu acquistato in tempi abbastanza recenti dalla Fondazione Guglielmo Giordano (il creatore del marchio ‘listoni Giordano’), conservato a Perugia e presentato al grande pubblico prima a Roma, Palazzo Venezia e ora al MAEC di Cortona.

La visita a Cortona è proseguita con diletto e profitto nelle sale del Museo Diocesano, nel Duomo e, risalendo fino in cima al colle che corona la splendida cittadina, la bellissima chiesa di S. Francesco e la sorprendente chiesa di S. Margherita (legata alla monarchia portoghese), dalla quale si domina un panorama magnifico che riconcilia dalle fatiche dell’ascesa.

Il bambin Gesù delle mani – Pinturicchio
Catalogo della Fondazione Guglielmo Giordano
Laurentino Garcia y Garcia

Laurentino Garcia y Garcia

Archeologo e storico spagnolo specializzato su Pompei, Ercolano e le altre città e territori sepolti dal Vesuvio nel 79 d.C. Le opere per cui è maggiormente riconosciuto sono la monumentale "Nova Bibliotheca Pompeiana" e "Danni di guerra a Pompei". Porta avanti l'NBP-Project, uno strumento di ricerca liberamente consultabile che accoglie la bibliografia pompeiana prodotta dal 1747 al 1998.