Architettura, Design e ModaPrimo PianoLa scuola della Bauhaus, unione tra arte e tecnica

Greta Aldeghi4 Marzo 2020
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Siamo circondati di oggetti dei quali, il più delle volte, non conosciamo nulla a riguardo se non la funzione: non abbiamo idea della provenienza, della progettazione, della realizzazione e dei materiali che costituiscono lo storico di un’infinita serie di cose che compongono il nostro quotidiano. Alcuni non sono nati come strumenti puramente funzionali, ma sono il risultato di attenti studi e ricerche progettuali ed artistiche. Così, potremmo trovare nelle nostre case una sedia che sembra uscita direttamente dal movimento high-tech di fine anni ’70 – la sedia Wassily – senza avere la minima idea di quale sia la storia di questa complessa seduta metallica. Eppure, questo semplice oggetto, composto da tubolari in acciaio e cinghie in Eisengarn è il design più apprezzabile e rappresentativo di Marchel Breur, nonché oggetto simbolo di una scuola e corrente artistica, nata in Germania (esattamente) centouno anni fa e che è stata in grado di lasciare un segno talmente forte nel mondo artistico moderno da essere ancora alla base di moltissime correnti architettoniche e di design: la Bauhaus.

Sedia B3 – Wassily – progettata da Marcel Breuer, 1925

Prima dello scoppio della Grande Guerra, in Germania vennero fondati numerosi gruppi di arti applicate e laboratori artigianali con l’intento di congiungere l’arte e l’industria. Questi gruppi si fusero, nel 1913, in un unico movimento chiamato Espressionismo. Gli artisti allineati con questo movimento erano più interessati a trasmettere emozioni attraverso il loro lavoro – la pittura, la musica, il teatro o il design – che a rispondere a bisogni sociali. Per questo, una volta terminato il conflitto mondiale, c’era ancora un rumoroso dibattito tra coloro che sostenevano il Razionalismo e coloro che sostenevano il suo popolare opposto, l’Espressionismo. Fu sullo sfondo di questa contrapposizione che la Staatliches Bauhaus fu fondata nel 1919.

Le origini della scuola possono essere fatte risalire addirittura al 1902, quando a Henry van de Velde fu chiesto di istituire una serie di seminari sul design industriale con l’intento di riunire artigiani locali e progettisti. Come parte di questa iniziativa, van de Velde fondò a Weimar tra il 1904 e il 1906 una nuova scuola di arti e mestieri con lo scopo di migliorare la formazione dei progettisti. Con lo scoppio della guerra, van de Velde dovette rassegnare le dimissioni e tornare in Belgio, indicando come suo successore Walter Gropius; tuttavia la scuola chiuse nel 1915, prima che potesse assumere la sua posizione. Fu solo dopo la fine del conflitto, nel 1919, che Gropius fu nominato direttore della nuova Staatliches Bauhaus a Weimar. Nel 1925, la scuola si spostò a Dessau presso il famoso edificio progettato dallo stesso Gropius, manifesto del nuovo clima razionalista che ben presto si impose nella cultura architettonica europea e di cui la Bauhaus di Dessau divenne il principale centro propulsore fino al 1923, quando la scuola fu chiusa e poi ostinatamente ricostituita a Berlino da Mies van der Rohe, fino alla definitiva chiusura nel 1933.

Studenti sul parapetto della terrazza della caffetteria del complesso architettonico Bauhaus a Dessau, 1931

Da questa istituzione sono passati tra i più importanti innovatori del Ventesimo secolo, tra cui pittori come Paul Klee e Wassily Kandiskij, architetti e designer come Mies van der Rohe, Lilly Reich e Hannes Meyer. La Bauhaus ha cercato di riformare l’insegnamento di varie discipline creative, portando alle arti un’unità senza precedenti: la separazione tra artista e artigiano che aveva avuto luogo con la rivoluzione industriale aveva generato una profonda distinzione tra chi creava oggetti e chi invece faceva “arte”. Per Gropius costruire o progettare era un importante impegno, simbolico e intellettuale, e per fare in modo che non ci fosse distinzione tra semplicità degli oggetti di uso quotidiano e bellezza, l’intento della scuola era proprio quello di insegnare che chiunque avesse diritto di accesso all’”abitare felice”.

Teiera progettata da Marianne Brandt e realizzata dal laboratorio del metallo del Bauhaus, 1924

Questo ideale si tradusse nella semplicità di un oggetto come l’iconica teiera progettata da Marianne Brandt nel 1924, nella sopracitata Wassily di Marcel Breuer, fino alle abitazioni popolari, come la Haus am Horn progettata da Georg Muche, pensata e realizzata per raggiungere il massimo comfort con la massima economicità sia in termini monetari sia dal punto di vista delle dimensioni e degli spazi.

Haus am Horn a Weimar

Questo rapporto inscindibile e indistinguibile tra artigiano e artista si tradusse nella formazione di studenti consapevoli non tanto di uno stile preciso da replicare ma piuttosto di un metodo progettuale. Oltre agli aspetti più concettuali e astratti su cui si fonda la scuola della Bauhaus, è nell’applicazione concreta di questi principi, nella coerenza fra teoria e pratica, che si manifesta la profondità della sua missione di civilizzazione industriale. Nel ritorno alle forme elementari, alla geometria, ai colori primari, si articola la complessità di una ricerca formale di un processo creativo che all’apparenza può sembrare scarno ma che non è per nulla superficiale o sbrigativo, bensì volto a combinare il pregio di un oggetto con la sua funzione concreta, riportandolo all’essenza del suo significato.

Haus am Horn a Weimar – dettaglio di un interno restaurato nel 2015

La Bauhaus è stata una potente forza modernizzante che ha trasformato l’educazione alla base della progettazione, influenzando profondamente la storia del design e dell’architettura. Questo movimento è stato in grado di creare una svolta tra presente e passato, dando vita a una metodologia progettuale e a degli oggetti che non potranno mai risultare obsoleti.

Greta Aldeghi

Laureata in design, lettrice incallita e viaggiatrice creativa. Adora design, arte, architettura, scrittura e la ricerca senza fine di nuove esperienze da affrontare.