Lo scorso 13 luglio, nella Sala degli Archi del Palazzo Colonna-Marcucci di Olevano Romano, un Comune a pochi passi dalla Capitale, si è tenuto un interessante convegno in cui si è dato voce alle scoperte di una giovane studiosa nativa del posto, la Dott.ssa Camilla Zuliani. Quest’ultima, nell’ambito degli studi per la sua tesi di laurea magistrale, si è imbattuta in un fregio realizzato all’interno dello stesso Palazzo, scarsamente indagato e perlopiù sconosciuto anche agli stessi olevanesi, almeno fino a quando la Dott.ssa Zuliani non vi ha riportato l’attenzione, divulgando le convincenti ipotesi attributive e cronologiche, nonché della committenza, relative al ciclo di affreschi che si snoda lungo le pareti di quella che – con ogni probabilità – fungeva da sala di rappresentanza del Palazzo. Trattasi di otto scene, due per parete, intervallate da figure stanti che tengono in mano dei cartigli, arricchito da degli ovali che riportano massime e motti latini.
Il lavoro di ricerca svolto dalla studiosa è stato tutt’altro che semplice, presentandosi il fregio in uno stato conservativo piuttosto compromesso a seguito della lunga esposizione alle intemperie di cui è stato vittima e a cui si è posto rimedio con un restauro capillare posto in essere dalla famiglia Marcucci, che acquistò l’edificio intorno alla metà degli anni Settanta del Novecento. Nello specifico, fu Luigi Marcucci a prendere l’iniziativa, con l’intento di risanare e riportare all’antico splendore il Palazzo, residenza della famiglia Colonna fino al 1614, quando passò in mano ai Borghese. Entrato a far parte della rete delle Dimore Storiche del Lazio nel 2018, il Castello costituisce una delle attrattive della rocca del paese e, ad oggi, sono gli eredi del Marcucci ad occuparsene, proseguendo egregiamente l’attività di valorizzazione iniziata dal padre. Al suo interno, infatti, si svolgono periodicamente concerti, mostre, manifestazioni culturali e convegni, come – per l’appunto – quello oggetto del presente articolo.
La presentazione del libro della Dott.ssa Zuliani si è articolato nella formula di una “tavola rotonda” in cui, oltre all’autrice, sono intervenuti il Prof. Silvano De Giusti, vicepresidente dell’Associazione AMO, ed il Prof. Marco Nocca dell’Accademia delle Belle Arti di Roma. Si è così dato vita ad un dibattito stimolante e colmo di spunti di riflessione. La studiosa ha iniziato con una panoramica del suo lavoro ed ha poi rivelato le informazioni inedite riguardanti il ciclo che orna quella che viene per ovvie ragioni denominata la “Sala degli Affreschi”: in primis il committente, identificato come Marzio Colonna, il che ha portato ad una posticipazione cronologica del fregio, che veniva erroneamente datato alla prima metà del Cinquecento. Interessante la presenza, nella sala, di richiami ad altri artisti del XVI secolo. Infine, è stato divulgato il nome del probabile artefice dell’affresco: un pittore locale, attivo sul territorio e menzionato in alcuni documenti, ma di cui sfortunatamente non ci sono pervenute altre opere.
La riscoperta dell’affresco si presenta dunque quale un motivo ulteriore, e più che valido, per visitare Olevano Romano, un antico borgo medievale posto al confine fra la provincia di Roma e quella di Frosinone. La storia di questo Comune, che attualmente conta quasi 7000 abitanti, affonda le radici in epoca romana, come testimonia un’archeologia monumentale di rilievo: i resti della cinta muraria in opera poligonale, realizzata in grossi blocchi rozzamente squadrati in pietra locale, d’incerta datazione ma riferibili ad epoca anteriore alla romanizzazione del territorio.
Olevano divenne “castrum” nel medioevo: compare con tale appellativo in un atto di vendita, stipulato nel 1232 fra Oddone Colonna, nuovo signore di Olevano, e Papa Gregorio IX (1227-1241). Risale a questo periodo la costruzione del Castello, edificato sull’alto sperone di roccia calcarea a difesa del borgo. Pregevole esempio di fortificazione medioevale del XIII secolo, l’edificio si presenta come una costruzione dall’aspetto austero, su quattro livelli, e conserva quasi per intero le strutture originarie, da poco adattate alle esigenze espositive e abitative.

Dopo i Colonna, il feudo passò al Comune di Roma e successivamente agli Orsini per concessione di Papa Bonifacio IX. L’ultimo signore di Olevano fu il principe Camillo Borghese (1775-1832), marito di Paolina Bonaparte, sorella di Napoleone.
Innumerevoli furono gli artisti che fecero di questo territorio una delle “icone” del paesaggio romantico; tra questi: Johann Christian Reinhart e Joseph Anton Koch, Jean-Baptiste Camille Corot e il celebre Dorè. Il viaggio ad Olevano era infatti considerato irrinunciabile per la fitta schiera di artisti che nell’800 volevano dipingere una natura selvaggia e che diedero vita alla scuola pittorica del “paesaggio eroico”. Quando programmavano di fermarsi a lungo, questi soggiornavano a Casa Baldi, una cascina costruita nel 1778 e poi trasformata in locanda. Il suo primo ospite fu il cardinale Scipione Borghese, che vi albergò dal 1779 al 1784, e a cui seguirono i viaggiatori ottocenteschi del “grand tour”. In tempi più recenti vi alloggiarono anche Gabriele D’Annunzio, il poeta Cesare Pascarella, nonché gli storici Gregorovius e Mommsen.

Martina Scavone
Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.