LetteraturaPrimo PianoUna fiaba ci salverà

Ludovica D'Erasmo Ludovica D'Erasmo24 Marzo 2020
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«C’era una volta, in un certo paese, mille anni fa o forse più, al tempo in cui gli animali parlavano ancora, in un vecchio castello, nel cuore di un bosco». È così che le fiabe, con la magia della loro vaghezza, proiettano la nostra mente nell’incantato mondo dell’indeterminato. «Dobbiamo far lavorare la fantasia, renderla capace di trascendere gli angusti confini dell’esistenza individuale per dare un contributo importante alla nostra vita». È con queste parole che il dott. Bruno Bettelheim avrebbe spiegato nel suo saggio Il mondo incantato il significato e l’importanza di inventare fiabe, volte a nutrire non solo la fervida mente dei bambini ma a stimolare anche la forza creativa dell’adulto.

Questa capacità di costruire storie, spiega Bettelheim, è pressoché necessaria agli esseri umani affinché possano sentirsi soddisfatti di sé, per dare ordine alla propria “casa interiore”, per proiettare sui personaggi inventati paure, desideri, volontà nascoste, alter ego non confessati, senza dunque essere alla mercé dei capricci della vita. Bisogna che le nostre emozioni e l’immaginazione si nutrano reciprocamente con l’intelletto, in uno scambio aperto, senza filtri, e che il prodotto di questo respiro sia veicolato dalle parole – che danno forma ai nostri pensieri – affinché siano condivisi e diventino patrimonio di tutti. Chiunque, nella lettura di una storia, può sentirsi coinvolto, e vedersi rappresentato dai caratteri dei suoi personaggi.

La fiaba funge dunque da specchio di coscienza, capace di palesarci i meccanismi – semplici e complessi – della nostra mente. Abbiamo tutti bisogno di credere in un eroe che con i suoi superpoteri sconfigga il male, conducendo al trionfo del bene. Il senso di riscatto alle ingiustizie del mondo può prendere la forma di una fiaba, traducendosi in un intreccio tutto nostro, nuovo e libero, capace di sciogliere i nostri conflitti interiori ed esteriori al momento della sua stessa elaborazione. Una storia inventata, come ogni tipo di creazione d’altronde, conserva qualcosa di terapeutico.

Giocare con l’immaginazione e direzionarla – intrecciando i fili delle idee, in trame più o meno complesse – ci aiuterà a stornare l’attenzione dai veri drammi della vita, dai nostri problemi, dall’ingarbugliamento dei pensieri. Quando inventiamo una storia, inoltre, troviamo inconsciamente le nostre intime soluzioni e meditiamo su quanto il racconto abbia a che fare con noi, con il nostro vissuto e i nostri conflitti. Una sorta di viaggio che, attraverso un mondo esteriore, ci proietta in un microcosmo interiore nel quale ognuno può cimentarsi in maniera libera, indipendentemente dalla sua abilità di scrittura. L’atto creativo consente, dunque, a noi stessi di conoscerci attraverso il prodotto delle nostre idee e questa è già di per sé un’impresa divina.

Ludovica D'Erasmo

Ludovica D'Erasmo

Fin da bambina coltiva la passione per la scrittura; i giochi di parole e le rime catturano la sua attenzione. Oggi studia Lettere moderne alla Sapienza e sulla scia di filosofi, scrittori e poeti realizza quello che, da sempre, è il grande sogno: scrivere un libro. Da tutto questo nasce "Rimasi". La sua scuola migliore, però, rimane il mondo campestre.