ArtePrimo PianoTesori emiliani: differenze e similitudini tra la terramara di Beneceto e quella di Montale

Alice Massarenti11 Marzo 2022
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2021/03/wefwegwe4wewg.jpg

Tra il 2001 e il 2005 i lavori per la costruzione dell’Alta Velocità si concentrarono nei pressi di Beneceto, in provincia di Parma, e portarono all’attenzione degli storici i resti di una terramara, ovvero un insediamento complesso delimitato da terrapieni e fossati. Lo scavo attraversava da est a ovest un abitato a Forno del Gallo, per una larghezza compresa tra i 10 e i 30 metri e una lunghezza di 650 metri. La terramara si collocava all’inizio del Bronzo Medio, risultato di una frequentazione che risaliva all’inizio del Bronzo antico e che è continuata fino alla fine del Bronzo recente. Questo sito mostra alcune particolarità che non si incontrano in altre terramare dell’epoca. Anzitutto, una serie di canali naturali orientati da nord a sud aveva creato diverse depressioni che hanno condizionato l’organizzazione del villaggio: ogni elemento morfologico creato dai paleoalvei ospitava un diverso impianto funzionale, come i quartieri abitativi o le attività produttive. Intorno al villaggio non era presente una struttura di delimitazione, circostanza probabilmente indotta dall’utilizzo dei canali stessi come limiti naturali.

Beneceto, buche di palo (foto da Archeoparma)

Il quartiere abitativo costruito durante la prima occupazione del Bronzo Medio era delimitato a est e a ovest da due canali già inattivi, mentre non si conosce l’estensione nelle direzioni nord e sud. Le depressioni dei canali avevano fornito gli spazi per cinque pozzi da acqua, mentre nell’area pianeggiante tra i due canali si è notata una stratigrafia fortemente antropizzata e strutturata. La planimetria dedotta dalle buche di palo mostra un orientamento WNW-ESE, seguito nelle fasi successive dell’abitato e che prosegue anche nella vicina necropoli. Le singole abitazioni erano lunghe 6 metri e larghe da 9 a 12 metri, avevano forma rettangolare e si susseguivano in file parallele. Tutti gli indizi portano a pensare che le abitazioni fossero poggiate su impalcati sopraelevati tipici di una palafitta all’asciutto. Al margine dell’abitato, nella zona occidentale, sono emerse le tracce di fosse raggruppate che si tagliano l’una con l’altra: questo ritrovamento è stato interpretato come una piccola cava di argilla per gli intonaci. Poco distante si notano allineamenti meno regolari, con scarichi che arrivano fino al paleoalveo, che potrebbero rappresentare strutture minori di cui però non è chiaro lo scopo. Gli edifici riconosciuti sono definiti da 4 linee parallele di 8 pali ciascuna, a una distanza di circa 1 metro dalla costruzione successiva della fila. La planimetria corrisponde agli impalcati, mentre le case vere e proprie hanno dimensioni simili tra loro, comprese tra i 54 e i 78 metri quadrati, come per altre abitazioni in palafitte

Ricostruzione dell’abitato di Montale (Modena)

A Montale, in provincia di Modena, dove lo scavo della terramara ha portato alla luce diverse abitazioni più antiche, si sono conservati anche alcuni elementi lignei, che hanno permesso di interpretare meglio gli spazi e il ciclo di vita all’interno delle case: l’inclinazione dei pali a terra ha dimostrato che l’abbattimento era avvenuto per volontà degli abitanti, nel momento in cui la struttura era diventata troppo vecchia o danneggiata.

Gli scarichi hanno dimensioni molto varie, oscillano da pochi centimentri a più di 2 metri, e presentano anche diversa potenza e componenti: alcuni avevano cumuli di cenere, risultanti dalle periodiche pulizie del focolare, altri conservavano frammenti ceramici, concotto e resti di cibo, altri ancora piastre di focolare e cumuli di frammenti di concotto di dimensioni diverse, come se avessero raccolto i resti degli smantellamenti di varie strutture edilizie; tutte prove di attività che venivano compiute nel quotidiano. Questi scarichi si trovavano ai lati delle abitazioni; a volte si può notare anche come, raggiunta la quantità massima di rifiuti contenibili, venissero ricoperti di terreno. In seguito alla bonifica della struttura si costruiva un nuovo scarico o una nuova abitazione

Solo in un caso si riconosce chiaramente la ricostruzione di due strutture, una dopo l’altra, non esattamente allineate, nell’area di una casa. Tra due file di case esistevano poi degli spazi liberi, o destinati a strutture di servizio, probabilmente adibite ad attività produttive. Gli oggetti ceramici che si trovano tra gli scarichi sono anche di grosse dimensioni, appartenenti a ogni tipologia di vasellame, ma sono principalmente utensili di uso comune e impasto grossolano, proprio perché erano i tipi che si rompevano più spesso, mentre più raramente si trovano oggetti di pregio.

Materiali ceramici dal primo ciclo di attività della “casa 1” di Beneceto: 1-6. Strati basali (1-4. US 7178; 5, 6. US 5674); 7-13. Fase I a cumuli e scarichi (7. US 7325; 8. US 7327; 9. US 7325-7327; 10. US 7306; 11. US 7297; 12, 13. US 7299); 14. Riporto US 7209; 15- 16. Fase II (15. US 7301; 16. US 7212); scala 1:3 (disegni di Carmen Basile).

Il progetto edilizio che ha portato alla planimetria del villaggio non era definito in origine: si vedono, infatti, costruzioni adiacenti costruite in epoche diverse. L’abitato si è, quindi, sviluppato per gradi nelle diverse generazioni. La disposizione a file parallele ordinate, con spazi liberi, sentieri e scarichi, si ripropone in altre terramare dell’età del Bronzo: è, dunque, possibile che questo tipo di distribuzione degli spazi all’interno dell’abitato, anche se non preparato fin dall’inizio della frequentazione, fosse un modello ricorrente in Emilia.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.