CinemaPrimo Piano“Ultras”: su Netflix arrivano gli hooligans in salsa napoletana

Bianca Damato Bianca Damato24 Marzo 2020
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Se ACAB – All Cops Are Bastards di Stefano Sollima offriva il punto di vista dei celerini, Ultras di Francesco Lettieri ci porta direttamente all’interno del mondo della tifoseria calcistica estrema. Il film d’esordio di Lettieri ha avuto una distribuzione sfortunata al cinema a causa della chiusura delle sale per coronavirus, ma è approdato su Netflix lo scorso 20 marzo.

Lettieri – famoso per aver diretto i videoclip di artisti come Calcutta, TheGiornalisti, Motta, Noyz Narcos e Liberato (che per il film ha curato la colonna sonora) – per la prima volta si cimenta con un lungometraggio. In effetti lo stile da videoclip emerge nel film, caratterizzato da una regia rapida e lineare; le atmosfere e le location ricordano quelle di un video di Liberato al punto da suggerire che, da un momento all’altro, il cantante napoletano senza volto possa manifestarsi e iniziare a cantare.

La trama del film è semplice. Al centro della vicenda c’è un gruppo storico di ultras napoletani, gli Apache, che però stanno subendo delle divisioni interne. Da una parte la “vecchia guardia”, composta da Sandro detto il Mohicano (il protagonista), Barabba e McIntosh, dall’altra le nuove leve capitanate da Gabbiano e Pechegno. I giovani del gruppo tendono a essere più aggressivi e a scontrarsi spesso con le altre tifoserie, cosa che non piace molto ai “vecchi saggi” degli Apache. La storia si svolge al limite dell’equilibrio, in un clima sempre più pesante e pregno di odio e violenza che, inevitabilmente, non potrà che esplodere e sfociare in tragedia. Una storia che ricorda davvero molto, forse troppo, il film inglese Hooligans del 2005, diretto da Lexi Alexander e con protagonista Elijah Wood (Frodo Baggins de Il Signore degli Anelli). Gli elementi sono gli stessi: lo spirito di gruppo, la fede calcistica addirittura superiore a quella religiosa, lo scontro generazionale su come organizzare la tifoseria. A Lettieri non interessa l’originalità dell’intreccio, il suo interesse sembra essere quello di mostrare uno spaccato di vita napoletano, la realtà disagiata di tanti ragazzi sbandati che abbandonano la scuola, seguono gli esempi sbagliati e non riescono a costruirsi un futuro, facendosi trascinare in un vortice di violenza e morte.

A testimonianza del fatto che il film non abbia come punto focale la tifoseria è il ruolo marginale del calcio giocato, che non si vede mai. Le partite non sono mai mostrate, tutto ciò che lo spettatore percepisce dello sport sono alcuni stralci di radiocronache oppure lo stadio visto da fuori. L’attenzione è tutta focalizzata sulle storie di vita nei quartieri degradati, la piccola criminalità, la droga e lo sbando giovanile.

I personaggi sono ben delineati. C’è Sandro, il protagonista, un uomo che deve fare i conti con un passato violento, anche se la sua vita potrebbe prendere una piega diversa dopo aver conosciuto Terry, una madre single con cui intreccia una relazione. Eppure Sandro, interpretato da Aniello Arena, scoprirà quando sia difficile – se non impossibile – separarsi dalla sua famiglia, gli Apache, a cui lui stesso ha dedicato tutta la sua esistenza. Opposto a Sandro c’è il giovane Angelo, un ragazzo di 17 anni che vede negli Apache la sua unica sicurezza, dopo aver perso il fratello proprio in uno scontro tra tifoserie e non avendo mai avuto un padre. Per Angelo gli Apache sono le uniche persone che non lo abbandoneranno mai. Eppure Sandro cerca di fargli capire quanto questa scelta di vita sia sbagliata, conducendolo inevitabilmente verso un destino difficile. È interessante l’evoluzione del personaggio che si trasforma da un ingenuo ragazzino a un giovane uomo consapevole di ciò che vuole, aggressivo e arrabbiato con il mondo. Ma naturalmente, come prevedibile, la tragedia è dietro l’angolo.

Bianca Damato

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.