CinemaPrimo PianoTutto quello che vuoi: il road movie che non ti aspetti

Bianca Damato Bianca Damato29 Agosto 2019
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Tutto quello che vuoi è un film del 2017 di Francesco Bruni, alla terza prova come regista. La storia è molto semplice: il protagonista, Alessandro, è un ventiduenne romano scapestrato. Ha lasciato la scuola, non lavora e passa le sue giornate a spacciare e a bighellonare in giro con i suoi tre amici. Un giorno il padre, stanco della vita dissoluta del figlio, lo costringe ad accettare un lavoro: deve accudire e accompagnare in giro un anziano signore malato di Alzheimer. Si tratta di Giorgio Gherarducci, poeta toscano di 85 anni che da tempo vive a Roma, ma che è stato dimenticato dal pubblico e dalla letteratura. L’incontro tra questi due personaggi, agli antipodi sotto tutti gli aspetti – età, idee, modo di affrontare la vita – spingerà Alessandro a maturare, a cambiare la propria esistenza sbagliata e a esternare i propri sentimenti.

Con una trama così l’opera di Bruni potrebbe ricordare il film francese Quasi amici, con qualche differenza certo, ma sostanzialmente affine per quanto concerne i temi del riscatto sociale e dell’amicizia. E invece non è così. Tutto quello che vuoi va ben oltre il racconto del disagio generazionale – che Bruni è sempre stato molto bravo a raccontare, basta pensare al suo film di esordio alla regia Scialla! (Stai sereno) del 2011. Il film si dipana tra i ricordi confusi di Giorgio, che non riesce più a distinguere il passato dal presente e ci mostra un trascorso, da lui vissuto in Toscana, ricco di storia e di avventura. L’anziano poeta, infatti, sembra ricordare solo il periodo della guerra e il passaggio delle truppe americane in Toscana, giunte per liberare gli italiani dall’occupazione nazifascista. Da questi ricordi il giovane Alessandro, che non ha mai studiato e non conosce la storia del proprio paese, ne resterà molto colpito, al punto da volerne approfondire i contenuti. Come se non bastasse Giorgio continua a vagheggiare su un tesoro che alcuni soldati americani gli avevano lasciato in dono prima di ripartire.

È da qui, dalla ricerca di questo “tesoro” che parte l’avventura: Alessandro decide di partire alla volta della Toscana, per la precisione nella provincia di Pistoia, per cercare di capire a quale tesoro faccia riferimento Giorgio. Ad accompagnarli anche i tre amici del protagonista, spinti però solo dalla cupidigia e dal desiderio di arricchirsi facilmente. Quello che Alessandro capirà, tramite questa spedizione, sarà un insegnamento importante e cioè che il vero tesoro non è materiale, ma si compone di piccole cose e vive nei ricordi e nella memoria delle persone.

Il film offre un contrasto continuo tra due generazioni agli antipodi: da una parte la superficialità, la brama e l’ignoranza dei ventenni, dall’altra la profondità, la cultura e la saggezza di un poeta ottantacinquenne. Ma il contrasto non è solo generazionale, a scontrarsi ci sono anche la persistenza della memoria, di un passato e di una storia che devono sempre essere custoditi e, dall’altro lato, l’idea che il passato sia una cosa vecchia da tralasciare e che ciò che conti sia vivere l’oggi, il presente. A rendere chiara questa opposizione è proprio la struttura del road movie, l’attraversamento delle campagne toscane, la visita ad antichi borghi dell’Italia centrale. Ma bisogna anche specificare che il film è da considerarsi itinerante non solo per il viaggio che i personaggi compiono da Roma alla provincia pistoiese, ma anche per il modo in cui si descrive la Città Eterna. La pellicola, infatti, è principalmente ambientata a Roma, in particolare nel quartiere storico di Trastevere. Qui i ragazzi si dipanano tra i vicoli, si fermano a bere una birra nel bar storico di San Calisto, ammirano i graffiti e i murales di piazza Santa Maria in Trastevere, Alessandro accompagna Giorgio al Gianicolo, a Villa Borghese e in altri parchi stupendi della città. Quella che viene mostrata è una Roma ancora bellissima, anche se degradata e segnata dalla criminalità. Insomma un’ambientazione che accompagna perfettamente un racconto ben scritto, che risulta commovente e toccante ma senza essere smielato o superficiale.

Ultima nota da aggiungere è la bravura degli attori. Il confronto generazionale si basa proprio sullo scambio tra una pietra miliare del cinema italiano, Giuliano Montaldo, che interpreta l’anziano Giorgio e il quasi esordiente Andrea Carpenzano, nei pani di Alessandro. Il giovane attore riesce a reggere perfettamente il confronto con Montaldo, la cui interpretazione è stata lodata da pubblico e critica e infatti gli è valsa la vittoria di un Nastro d’Argento e di un David di Donatello nel 2018.

Bianca Damato

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.