La Fondazione Prada di Milano apre le porte all’Intelligenza Artificiale e lo fa attraverso l’alternativo e innovativo punto di vista di Training Humans, la prima mostra interamente dedicata all’esplorazione dei retroscena che compongono il modellamento e il perfezionamento costante di questi dispositivi.
Frutto della collaborazione tra la professoressa Kate Crawford e l’artista e ricercatore Trevor Paglen, Training Humans – in esposizione fino al 24 febbraio 2020 – si presenta come un viaggio a ritroso nella storia dell’IA e delle immagini alla base della sua programmazione. Dai primi test in laboratorio degli anni Sessanta sino ai più innovativi sistemi di monitoraggio e riconoscimento visuale, l’interesse dei due ricercatori è volto alla formulazione di un nuovo giudizio sul tema.
Attraverso repertori fotografici di training, la mostra porta il visitatore a scoprire un passato e un presente in cui l’attenzione volge sia ai sistemi strutturali dell’Intelligenza Artificiale sia alle immagini stesse che vengono presentate come parte di una cultura in rapida evoluzione. Una prospettiva sulla realtà che proprio grazie alle storiche fotografie riportate e alle diverse categorizzazioni a cui sono state soggette nel corso degli anni, mette in mostra una classificazione tecnologica e datasets la cui mappatura porta inevitabilmente a porsi delle domande di carattere etico. Chi utilizza questi sistemi operativi? Quali sono i confini tra ideologia e raziocinio in un’Intelligenza Artificiale?
Come sottolineano i due autori, l’utilizzo di sistemi informatici per il reclutamento e l’analisi di immagini di campione ha una lunga storia legata ai dispositivi di potere: dalle organizzazioni governative e militari sino ai social network di oggi, le strumentazioni artificiali seguono delle direttive egemoniche e così la capacità di categorizzazione che le contraddistingue.
Training Humans permette perciò al visitatore di conoscere il mondo dell’Intelligenza Artificiale proprio a partire dal punto di vista di quest’ultima sulla nostra realtà. Un interessante gioco visuale e interpretativo che Crawford e Paglen definiscono come «il punto di partenza per iniziare a ripensare questi sistemi e per comprendere in modo scientifico come ci vedono e ci classificano».

Giulia Ferri
Classe '95, durante gli anni universitari si sposta tra Bologna, Siena e Barcellona, laureandosi prima in Antropologia e successivamente in Strategie Comunicative. La sua vita si racchiude in una macchina fotografica e un buon vecchio classico.