È il 24 agosto 1770. Un fanciullo di diciassette anni giace senza vita in un sottotetto di Brook Street, a Londra. Ha assunto oppio e arsenico e si è abbandonato a un sonno eterno. Tre giorni prima passeggiava nel cimitero di Saint Pancras insieme a un amico e, assorto nei propri pensieri, non si accorse di una tomba aperta e vi cadde dentro: l’amico, sdrammatizzando sull’accaduto, disse di essere lieto di assistere alla resurrezione di un genio. La risposta del ragazzo non fu dello stesso tono: «Mio caro amico, da un po’ di tempo sono in lotta con la tomba».
Il genio in questione è il giovanissimo e talentuoso poeta Thomas Chatterton, noto in quei decenni che precedettero il pieno sorgere del Romanticismo. Costituì uno degli esempi più chiari di come stesse via via crescendo un forte interesse nei confronti dello stile poetico antico. Egli era infatti ossessionato dal Medioevo e dalla poesia di quel tempo. Si sforzava di scrivere in un inglese che potesse somigliare il più possibile alla lingua del XV secolo, componendo dei versi che si potesse credere appartenessero a tre secoli prima.
Nato a Bristol nel 1752, Chatterton provò sempre un certo fascino nei confronti del mondo ecclesiastico e antico. Crebbe tra le navate della chiesa di Saint Mary Redcliffe, imparando a leggere da un vecchio folio musicale. Fu sempre disinteressato alle attività prettamente infantili. La sorella narrò infatti di come, quando gli fu chiesto cosa volesse dipinto sopra una sua ciotola, egli rispose: «Un angelo con le ali e una tromba, così che faccia risuonare il mio nome sul mondo». Passò l’infanzia rinchiuso nell’archivio di Saint Mary Redcliffe, immaginando di vivere nel Medioevo, al tempo di Edoardo IV (metà XV secolo).
La sua opera letteraria ruotò attorno al nome di Thomas Rowley, un monaco del XV secolo da lui immaginato: questo fu lo pseudonimo che adottò nel comporre le proprie poesie. Non trovando un patrono a Bristol, si rivolse a Horace Walpole, celebre autore del romanzo gotico The Castle of Otranto, ma quando questi scoprì che il poeta era sedicenne, lo cacciò via.
A Londra iniziò a collaborare con alcune riviste, anche se questa attività non gli permise di vivere una condizione economicamente serena. Scriveva egloghe, liriche, opere e satire, sia in prosa che in versi. A Holborn (Londra) condivideva la propria camera con un compagno che ebbe modo di notare come passasse la notte scrivendo ininterrottamente. Compose un romanzo che finse di aver trascritto da una pergamena, Excelente Balade of Charitie, che però venne respinto dagli editori.
Finì i propri giorni come già detto, tra l’inedia e la povertà, rifiutando le offerte di cibo che gli venivano fatte dalla vicina di casa. Un paio di giorni dopo la morte di Chatterton, il dottor Thomas Fry riuscì a ricomporre (da alcuni frammenti trovati sparsi sul pavimento della camera e raccolti dalla proprietaria in una scatola, con la speranza che lì in mezzo potesse esserci un biglietto scritto prima del suicidio) il pezzo di una delle ultime composizioni liriche del poeta: un finale alternativo di Aella, A Tragical Enterlude, la tragedia che narra della battaglia di Aella contro i danesi e del tradimento del suo fedele cavaliere Celmonda, che tenta di abusare di Birtha, sposa del protagonista. Aella, tornato al castello ferito dopo la battaglia, e scoprendo che la moglie è fuggita via con uno “straniero” (Celmonda si era così presentato approfittando dell’assenza di Aella per rapire Birtha), si pugnala, morendo non appena la moglie – nel frattempo salvata dai danesi – varca la soglia del palazzo. Birtha si accascia sul corpo del marito defunto.
Questa tragedia contiene la canzone di un menestrello che sembra presagire la fine dei due sposi. Eccone un frammento:
«Neri come la notte d’inverno i suoi capelli.
Bianca come la neve d’estate la sua pelle,
Vermiglio come la luce del mattino il suo viso,
Freddo egli giace laggiù nella tomba:
Il mio amore è morto,
È andato nel suo letto di morte
Sotto il salice piangente»
Nonostante la triste fine del giovane poeta, i posteri hanno reso immortale la sua figura: celebre è il quadro dipinto dal pittore Henry Wallis, che ritrae Chatterton nel suo letto di morte. Fu inoltre di ispirazione per i poeti romantici come William Blake e John Keats, il quale fu a lui accomunato dalla prematura e tragica scomparsa e il quale gli dedicò Endymion nel 1818.
«A thing of beauty is a joy forever»: così si apre Endymion, per celebrare la bellezza che mai s’estingue.

Lucia Cambria
Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley.