CinemaPrimo PianoThe Crown 3: la Regina Elisabetta diventa “umana”

Bianca Damato Bianca Damato28 Novembre 2019
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Una donna fragile, che commette degli errori, che a volte non è comprensiva con tutti. Insomma una Regina più “umana”, quella che emerge della terza stagione di The Crown, la serie targata Netflix che racconta la casata Windsor in tutte le sue sfaccettature. Dall’ascesa al trono di Elisabetta II al suo rapporto di amore e odio con la sorella Margaret, al matrimonio con Filippo, al rapporto con i figli e il suo popolo.

La novità assoluta della terza stagione è il cambio dell’attrice protagonista: non più la giovane Claire Foy che per le prime due stagioni aveva ricoperto il ruolo di Her Majesty, quest’anno debutta Olivia Colman, fresca di vittoria agli Oscar per aver interpretato un’altra regina, Anna.

La Colman mette in scena una Regina davvero ben riuscita, innanzitutto per quanto riguarda la somiglianza, il trucco e il parrucco. Il tono di voce suadente e pacato di Elisabetta, la compostezza sempre impeccabile, la sua difficoltà nel provare e nell’esprimere emozioni, tutto è meticolosamente riprodotto. Notevoli anche i costumi: dopo le due stagioni precedenti più sobrie e un po’ sottotono, stavolta approdiamo negli anni Sessanta e gli abiti prendono colore e brillantezza. Un lavoro sartoriale e stilistico molto accurato.

Guardando invece alla recitazione, la sfida attoriale che la Colman si è trovata ad affrontare è stata completamente diversa rispetto a quella che si è trovata di fronte Claire Foy, che aveva portato in scena una Regina Elisabetta che molti spettatori neanche conoscevano (perché non erano nati quando era salita al trono), una Regina inesperta – nonostante fosse stata educata e preparata una vita intera a regnare sul popolo inglese – di cui nessuno si fidava per la sua giovane età. Claire Foy era stata molto brava nel mostrare una giovane donna che, con grande forza d’animo, era riuscita ad affrontare situazioni difficili come gli scioperi della working class inglese o la crisi del Canale del Suez. La Regina di Olivia Colman, invece, è una regnante adulta, matura, una trentottenne madre di quattro figli. Una persona, insomma, che ha ormai preso piena consapevolezza del proprio ruolo.

Ma nonostante siamo giunti alla terza stagione, la protagonista di The Queen è una Elisabetta incerta, in difficoltà, che commette errori ma che ha l’intelligenza di capirli, affrontarli e trovare un rimedio. Ne è un esempio l’iniziale diffidenza nei confronti del nuovo Primo Ministro laburista Harold Wilson, al quale poi la stessa Regina chiederà scusa, capendo di aver ingiustamente dubitato di lui. Una Regina che, nonostante gli anni di esperienza sul torno inglese, a volte fatica a comprendere il suo popolo. Come nella tragedia di Aberfan, quando decide di attendere per andare a visitare il piccolo villaggio gallese colpito da una valanga che aveva ucciso quasi cento bambini; un errore che, spiegano poi gli sceneggiatori a fine episodio, rimpiange ancora oggi, dopo tanti anni. Il punto è che se prima Elisabetta II era una giovane donna e l’incertezza poteva essere – in parte – giustificata, qui si arriva al Silver Jubilee, il Giubileo d’argento, e dunque non ci sono più scuse che tengano.

Ma queste caratteristiche, la debolezza e l’incertezza della Regina, sono proprio la parte più interessante della terza stagione di The Crown; è proprio questo aspetto di “donna qualunque”, più “umana”, che rappresenta il punto di forza di un’istituzione, la monarchia inglese, che è riuscita a superare mille tempeste e difficoltà e a rimanere, ancora oggi, un punto di riferimento per il Regno Unito.

Bianca Damato

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.