Esistono ancora oggi beni artistici che non vengono valorizzati o conosciuti come dovrebbero. Uno di questi è la Villa Giustiniani Odescalchi situata nel paese di Bassano Romano, in provincia di Viterbo. Si deve alla volontà del banchiere genovese Vincenzo Giustinaini (1564-1637) la realizzazione dei numerosi interventi artistici, architettonici e botanici che aumentarono il prestigio della Villa. Giustiniani infatti era un grande intellettuale e collezionista che entrò in possesso del feudo di Bassano di Sutri nel 1600, in seguito alla morte del padre Giuseppe Giustiniani (1525-1600). Cinque anni dopo ottenne il titolo di marchese del luogo. Nel 1854 Palazzo Giustiniani è stato venduto alla famiglia Odescalchi mentre dal 2001 è diventato di proprietà dello Stato. Nel 2003 il complesso è stato affidato alla Sopraintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici e ogni sabato, dalle 11:00 alle 13:00, è possibile visitarlo gratuitamente accompagnati da una guida.
Rimane ancora oggi ignoto il nome dell’architetto che edificò il palazzo ma sappiamo che alcuni pittori importanti dell’epoca si occuparono della decorazione del cortile e del piano nobile: il fiorentino Antonio Tempesta (1555-1630), il genovese Bernardo Castello (1557-1629), il lucchese Paolo Guidotti (1560-1629) e i bolognesi Domenico Zampieri detto il Domenichino (1581-1641) e Francesco Albani (1578-1660).
Tra le varie decorazioni del piano nobile si trova la bellissima Sala di Psiche decorata da Bernardo Castello nel 1605. La favola venne narrata da Apuleio nell’Asino d’oro e Castello doveva conoscerla piuttosto bene dal momento che era un pittore amante della letteratura e aveva contatti con autori del calibro di Tasso e Marino. Le storie vanno lette da sinistra a destra, presentano una cromia brillante e una composizione chiara. L’artista nella prima raffigurazione ritrae il padre di Psiche e una statua di Apollo sul cui basamento è presente proprio la sua firma. Al centro della volta si trova invece l’affresco più grande che rappresenta la lieta conclusione della storia ovvero quando Psiche, ricevendo il dono dell’immortalità, viene accolta dagli dei.
Un’altra sala da segnalare, per la straordinaria qualità della decorazione, è quella della Felicità Eterna così denominata per via della figura effigiata al centro della volta. Gli affreschi vennero eseguiti nel 1610 da Paolo Guidotti, detto il Cavalier Borghese. L’artista per dare profondità alla stanza raffigurò in ogni angolo del soffitto la personificazione di una Virtù seduta in trono e otto figure possenti e scultoree di telamoni. Sempre sulla volta affrescò quattro scene bibliche tratte dall’antico testamento che simboleggiavano i temi dei vizi e delle virtù. Guidotti fu un pittore orientato verso un manierismo estremo; scultore, poeta, musicista e uomo stravagante, almeno a detta dei contemporanei, inventò senza successo una macchina per volare.
Risulta invece di notevole pregio Il Camerino di Diana affrescato dal Domenichino nel 1609. La volta della sala è divisa in nove compartimenti mentre gli angoli sono decorati da alcuni putti che giocano con delle armi. Al centro della volta è raffigurata Latona con i figli Apollo e Diana, a cui si deve il nome del Camerino. Gli affreschi sono ispirati a quelli raffigurati precedentemente da Annibale Carracci nel soffitto della Galleria Farnese a Roma e a cui Domenichino aveva collaborato tra il 1604 e il 1605. Nel Camerino è ben evidente la capacità del pittore di rappresentare le emozioni umane nei personaggi raffigurati. Le scene sono dominate prevalentemente dai toni verdi e azzurri e presentano una composizione piuttosto semplice.
Infine si trova la meravigliosa Galleria, un ambiente lungo posto alla fine di una serie di stanze e dotato di una bella vista panoramica. Questo luogo venne affrescato da Francesco Albani con la storia della Caduta di Fetonte, narrata da Ovidio nelle Metamorfosi. L’artista non fu solo nella decorazione ma venne aiutato dal romano Prospero Orsi e dal bresciano Giovanni Giacomo. Le pareti della stanza narrano attraverso finti arazzi le conseguenze disastrose sulla terra e sulle acque prodotte da Fetonte che non era stato in grado di guidare il carro di Apollo. I personaggi hanno delle linee morbide e i paesaggi risultano particolarmente animati. Infine sulla volta Albani affrescò, attraverso una grande e imponente apertura illusionistica, la punizione inflitta da Giove all’arrogante Fetonte.
Palazzo Giustiniani sta tornando agli splendori di un tempo grazie ai recenti interventi di restauro ma meriterebbe senza dubbio di essere conosciuto e pubblicizzato maggiormente.

Ilaria Boaselli
Si è laureata prima a Roma in Storia dell'arte e poi a Milano in Critica d'arte. Specializzata nel periodo che va dal tardo Cinquecento alla metà del Seicento, ha una passione per la scrittura, le mostre e i viaggi. Ama visitare i luoghi dell'arte e valorizzare i beni culturali poco conosciuti.