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«Quando io temo che potrei cessare / d’essere»: così principia uno dei più celebri componimenti di quel poeta che giovane s’addormentò per sempre in quell’appartamento poggiato sulla scalinata di Trinità dei Monti. E queste parole, del 1818, ci testimoniano – soprattutto con l’uso della parola «when», («quando») – che si tratta di un pensiero ricorrente, di una paura sovrastante e onnipresente. Le vicende riguardo la breve esistenza di John Keats sono note a molti: ammalatosi...

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Il 3 febbraio del 1820 John Keats scrisse a Charles Armitage Brown: «Conosco il sangue di quel colore! È sangue arterioso. Non mi inganna quel colore. Quella goccia di sangue è la mia garanzia di morte. Morirò». I sintomi della tubercolosi si facevano sempre più evidenti nel giovane poeta inglese e lui, che aveva studiato medicina – sebbene l’avesse poi abbandonata per scrivere – sapeva riconoscere tutti quei segni. Non restava che una scelta: trasferirsi...

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Se c’è una poesia attraverso la quale ben traspare il ruolo che la letteratura ha nell’evadere momentaneamente dalla propria esistenza è On First Looking into Chapman’s Homer (Guardando per la prima volta l’Omero di Chapman) di John Keats. La breve vita del poeta romantico inglese, ammalatosi molto presto di tubercolosi e spentosi all’età di venticinque anni in un appartamento di Piazza di Spagna, oggi Keats-Shelley House, è stata senza dubbio permeata di una più impetuosa...

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«All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne / confortate di pianto è forse il sonno / della morte men duro?». Con questi celebri foscoliani versi sarebbe il caso di iniziare a parlare di uno dei luoghi più suggestivi della Capitale, dove tante personalità di artistico rilievo, italiani e non, hanno trovato il loro eterno giaciglio. Le tombe del cimitero acattolico di Roma sono sovrastate dalla Piramide Cestia, eretta nel I secolo a.C. come monumento funebre del...