Sono passati vent’anni da quando Mark Renton è fuggito da Edimburgo dopo aver rubato ai suoi amici sedicimila sterline. Vent’anni in cui ha cercato di costruirsi una vita lontano dai sobborghi scozzesi, dal degrado, dalla criminalità, dalle cattive compagnie e, soprattutto, dall’eroina. Eppure, a seguito di un evento inaspettato, il protagonista farà ritorno in Scozia, in parte per nostalgia e in parte per chiudere i conti con un passato che, in fondo, non ha mai smesso di inseguirlo. Riparte da qui T2 Trainspotting, sequel del fortunatissimo film del 1996 (Trainspotting, appunto). Uscito nelle sale nel 2017, la pellicola vede il ritorno della “crew” al gran completo: Danny Boyle alla regia – ormai regista affermato, vincitore di un premio Oscar – e l’intero cast originale, composto da Ewan McGregor, Johnny Lee Miller, Ewen Bremner e Robert Carlyle.
Il film è molto diverso dal precedente, ed è normale che sia così: i tempi sono cambiati, sono trascorsi vent’anni, la società è diversa, così come lo sono le abitudini, la musica e tutto il resto. E il cambiamento lo si evince dalla storia, dai personaggi e dalla musica. Tuttavia, nonostante le tante differenze tra la colonna sonora di questo nuovo titolo e quella del film del 1996, non mancano dei tuffi nel passato e dei momenti di nostalgia: Mark Renton, infatti, in varie scene torna ad ascoltare Lust for Life di Iggy Pop. E in effetti è proprio “nostalgia” la parola chiave per descrivere T2 Trainspotting. Ma se il primo film voleva raccontare senza filtri il disagio di una generazione e il dramma della tossicodipendenza, nel secondo capitolo questo messaggio si perde e tutto diventa un ritorno al passato, un viaggio nei ricordi.
Ciò è reso evidente dai continui accostamenti con le immagini del primo film e – andando ancora più indietro – con immagini dei protagonisti quando erano bambini. È lo stesso personaggio di Sick Boy, che adesso si fa chiamare Simon, a dire a Renton di essere tornato in Scozia solo per se stesso, per soddisfare il proprio egoismo e non certo per aiutare quei suoi amici che proprio lui, vent’anni prima, ha pugnalato alle spalle: «Nostalgia. Per questo sei qui. Fai il turista attraverso la tua giovinezza». Ma non è solo Renton a essere prigioniero dei suoi ricordi, lo sono anche tutti gli altri. C’è Begbie che dopo vent’anni passati in galera non riesce a dimenticare il torto subito e inizia una vera e propria caccia all’uomo per uccidere Mark. C’è Simon che cerca ancora espedienti criminali per vivere e ricorda con gioia i bei tempi del calcio, quando ancora giocava l’attaccante nordirlandese George Best. E infatti la sua fidanzata, Veronica, che nel film giocherà un ruolo centrale, accusa Simon e Mark di parlare solo dei tempi andati: «Voi due vivete nel passato. Nel mio paese il passato è qualcosa da dimenticare, invece voi non parlate d’altro». E infine c’è Spud che ancora non è riuscito a liberarsi dalla dipendenza da eroina, e vive per questo un’esistenza completamente rovinata. Nonostante i vari tentativi di disintossicarsi, anche per poter instaurare un rapporto con suo figlio che è dovuto crescere senza un padre, Spud confessa che l’eroina è rimasta la sua più fedele amica, o meglio l’unica che abbia mai avuto. Spud è il personaggio più riuscito del film, anche perché è l’unico a effettuare un percorso che lo porterà dal baratro della droga alla scoperta di una vita che lui non aveva mai avuto il coraggio di vivere. Dopo aver tentato il suicidio e grazie al sostegno e all’incoraggiamento di Veronica, Spud troverà uno scopo nella vita: scrivere, raccontare le avventure vissute con i suoi amici, i furti, l’eroina, le risse al pub e l’amore per la sua storica compagnia Gale, da cui ha avuto il piccolo Fergus, per il quale non è mai stato un padre. Spud arriverà così a «scegliere la vita» e a trovare un posto nella società.
Tuttavia, il finale positivo che vive questo personaggio non vale per gli altri: Simon si ritroverà nuovamente a mani vuote; Mark, pur riuscendo a riappacificarsi con il padre, non saprà cosa fare dei vent’anni circa che gli restano da vivere. D’altronde è lui stesso a confessare che la vita che si era costruito ad Amsterdam era stata noiosa e fallimentare. Non è riuscito a mantenere quella promessa, che sapeva di falsità, che aveva rivolto al pubblico alla fine del primo film, quando aveva detto: «Sono cattivo, ma questo cambierà, io cambierò, è l’ultima volta che faccio cose come questa, metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita».
T2 Trainspotting è un film che riflette sulla vita, il passato, i ricordi e che racconta le conseguenze delle scelte fatte in gioventù. Una tematica, questa, non comune nei film sulla tossicodipendenza e il suo oscuro mondo.

Bianca Damato
Giornalista, è nata a Benevento ma ha sempre vissuto a Roma. Ama viaggiare ma più di ogni altra cosa adora il cinema. Nel tempo libero va a teatro e non si perde mai un gran premio di MotoGP.