LetteraturaPrimo Piano“Sudden Light”: la poesia di Dante Gabriel Rossetti che descrive il “déjà-vu”

Lucia Cambria Lucia Cambria7 Giugno 2021
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«I have been here before» («sono già stato qui»): così Dante Gabriel Rossetti ci apre una finestra sui propri più reconditi ricordi. Il poeta riesce, con dei brevi ed efficaci versi, a dipingere quella sensazione di disorientamento che colpisce tutti e che lascia quasi sgomenti. Si parla di quel momento in cui, nel quotidiano susseguirsi degli eventi, una parola, un colore, un oggetto, possono dare alla mente l’impressione che siano già stati visti, sentiti, vissuti in qualche occulto istante della propria esistenza: ovvero il “déjà-vu”.

Rossetti cerca di rievocare al lettore – e sicuramente anche a se stesso – quel torpore formicolante che s’addensa sul confine tra realtà e immaginazione, che non fa distinguere il sonno dalla veglia. Per tale motivo il verso successivo moltiplica lo sgomento, l’indecisione di ciò che è stato vissuto: «But when or how I cannot tell» («Ma quando o come non saprei dirlo»). E poi riconosce i dettagli di quel luogo, tutto gli è familiare:

 

«Conosco l’erba dietro la porta,
il dolce e forte odore,
il suono dei sospiri, le luci sulla riva»

 

Non solo l’ambiente gli è noto, ma anche una non ben definita figura femminile che si presenta improvvisamente, come il fascio di luce del titolo della poesia: Sudden Light (Luce improvvisa). Più che come figura, questa donna si manifesta come “presenza”, nel senso sovrannaturale del termine e anche come opposizione all’“assenza”. Per Dante Gabriel Rossetti questi versi sono l’essenza della presenza di ciò che è immanente come, appunto, questa presenza femminile:

 

«Tu sei stata mia prima, –
quanto tempo fa, non saprei:
ma quando al librarsi di quella rondine
ti sei voltata in quel modo,
il velo è caduto – ho saputo tutto di te»

 

Quel velo che celava il ricordo, che lo intorpidiva in questo pervadente senso di smarrimento, d’improvviso cade: un piccolo dettaglio – il librarsi della rondine – fa tornare in mente al poeta tutto quello che è accaduto e cosa quella presenza significhi per lui.

 

«Anche prima è stato così?
E non è così che il tempo, col suo vorticare,
risana con l’amore le nostre vita
nonostante la morte,
e giorno e notte ci dona un’altra delizia?»

 

Il tempo trascorre inesorabile ma, nonostante ciò, alimenta queste due vite di quell’amore imprescindibile, necessario alla continua presenza. Il poeta fa trapelare il fatto che la donna non sia più nel mondo concreto e reale, ma che viva ancora nei dettagli che lo circondano, nel volo degli uccelli, nei fasci di luce che irrompono squarciando le tenebre. Il legame tra questi due amanti durerà in eterno: nonostante la morte, l’oblio e la notte.

Lucia Cambria

Lucia Cambria

Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley. Appassionata di classici, scrittura, arte sacra e tradizioni locali, è vicepresidente e tra i soci fondatori dell’associazione "La Voce Wagneriana", volta a favorire la conoscenza e la divulgazione delle fonti storiche e letterarie riguardanti il compositore tedesco Richard Wagner.