La mostra Sublimi Anatomie al Palazzo delle Esposizioni – a cura di Andrea Carlino, Philippe Comar, Anna Luppi, Vincenzo Napolitano, Laura Perrone – traccia un percorso a raggiera in sette sale espositive che si irradia a partire dalla rotonda del Palazzo, ora teatro anatomico dal quale si ravvisano e si fondano riflessioni e dibattiti, performance e studi ermeneutici vecchi e nuovi sulla natura del corpo umano.
Arte e scienza rivelano e disaminano il corpo nel fascino e nella scoperta, nell’indagine e nella contemplazione delle forze di ogni singolo elemento, nelle tensioni e nelle pulsioni, nel limite ultimo che ci separa dall’esterno, fin nell’interno di ogni viscera, per trovarne la sacralità, il sublime manifestarsi della forma di un organismo vivente.
Un rispecchiamento fondamentale si diffonde in ogni sezione della mostra, orchestrata come un organismo, di cui si rischiara il funzionamento, la simbologia, la composizione: dalle cere anatomiche ai manichini, dalla cartapesta alle tavole stampate in quadricromia, dagli “ex voto” a carte, video, sculture della ricerca artistica contemporanea.
Nella prima sala le anatomie clastiche dei manichini in cartapesta di Luis Thomas e Jerome Auzoux accolgono il visitatore in questo viaggio anatomico nella sua componente artistica, macroscopica e microscopica, topografica e sistemica.

Nella seconda sala le cere settecentesche, appartenenti alla collezione de “La Specola”, introducono a una percezione del corpo che si carica di affettività, nel fascino stupefacente suscitato delle viscere fuoriuscite da due veneri adagiate su letti di morbidissima seta.

A queste figure distese risponde l’opera Les Amants di Dany Danino, in cui il corpo è un paesaggio di stratificazioni simboliche, un fiorire di elementi vegetali, una germinazione sempre nuova di fantasie e desideri, un disvelamento di memorie ataviche, di percorsi sinistri e inconfessabili. L’elogio del corpo riporta un contenuto viscerale e istintuale al suo valore misterico e rituale.


L’impronta della mano come capacità d’azione, forza volitiva e primitiva è racchiusa nei gesti e nei segni impressi nelle opere del ciclo Avvolgere la terra di Giuseppe Penone, in cui la materia si unisce al gesto, all’idea matrice essenziale.

Il senso del tatto è un’intima indagine identitaria tracciata dai linguaggi cantati dalle mani all’interno dell’opera video di Yvonne Rainer Hand movie. Un percorso nei rivoli dell’inconscio, un’indagine intorno all’individualità, si concretizza nei gesti semplici, ma significanti del ciclo di opere Craniologia di Ketty La Rocca, in cui le mani si sovrappongono alle lastre radiografiche del cranio dell’artista.

Nella mostra Sublimi Anatomie il corpo è interprete di un dialogo indiscreto, intrigante, a volte spaventoso, che esibisce le profondità di un sistema articolato, i rapporti e le proporzioni, il funzionamento e gli influssi interni ed esterni, il movimento e la stasi.

Nicoletta Provenzano
Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.