ArtePrimo PianoL’ex Cartiera Salaria ospita una mostra plurale ed eclettica

Nicoletta Provenzano Nicoletta Provenzano1 Dicembre 2020
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Nel teatro frammentato e segmentato dell’ex contesto produttivo della città di Roma, negli spazi del Citylab971 all’interno del progetto di rigenerazione urbana dell’ex Cartiera Salaria, l’artist-run space SPAZIOMENSA – inaugurato il 16 ottobre del 2020 con la prima mostra collettiva dei suoi fondatori Sebastiano Bottaro, Dario Carratta, Marco Eusepi, Alessandro Giannì, Andrea Polichetti, Silvio Saccà – abita i 400 metri quadrati di cui si compone ospitando uno spazio di riflessione, approfondimento, sperimentazione, connessione per l’arte contemporanea: un avamposto, pensato come sistema di giunzione sinaptica in rapporto con il tessuto artistico romano, attraverso progettualità articolate e multidisciplinari. L’originaria identità del luogo permane nella scelta del nome dello spazio, fortemente caratterizzato architettonicamente e cromaticamente dalla natura industriale e produttiva.

La prima mostra vive di una conquista attiva e conviviale dello spazio che presenta le poetiche degli artisti in colloquio con la realtà dell’ambiente espositivo, con lavori per lo più risalenti all’ultimo periodo.

In Sebastiano Bottaro il segno viene reiterato con rigore e metodo accanto a una gestualità energica, a una fluidità cromatica dall’intensità poetica che si innalza con ritmo metrico, misurato in rapporto alla fisicità dell’artista, allo spirito vitale che detiene e l’attraversa, come nell’opera 76 litri di mare e di me.

Sebastiano Bottaro, 76 litri di mare e di me, serie 5/50, 2020, tecnica mista su carta rosapina 280 gr, 35 X 25 cm

L’opera, in serie da 50 su carta rosaspina, nell’elegante agilità del suo comporsi è determinata dalla corrispondenza, dal riconoscimento con l’elemento marino, prelevato dall’artista nel quantitativo relativo al suo peso specifico e lavorato instancabilmente nei giorni fino a compimento.

Dario Carratta, Raggio di creazione, 2020, olio su tela, 200 x 250 cm

La pittura di Dario Carratta è un processo spontaneo, un equilibrio espressivo che unisce veglia e dimensione onirica in un momento rivelativo, una profondità che si delinea sottile e soffusa o si staglia netta e piena nei volumi, nell’esplicitazione del simbolo, nella narrazione di un accadere imperscrutabile, come nell’opera Raggio di creazione.

Negli echi che si accendono nella storia della pittura e del paesaggio ideale, il gesto di Marco Eusepi costruisce – in sovrapposizioni successive e in ritmi chiarissimi – una natura quieta e immutabile vissuta nella dimensione visiva, nella permanenza della sua realtà materiale e nella verità di una purezza contemplativa.

Marco Eusepi, senza titolo, 2020, olio su tela, 150 x 170 cm

Addentrandosi nel territorio vegetativo, passando lungo le pennellate che definiscono tronchi, sentieri, erba e fronde, il percorso si insinua nella mente dell’osservatore che si trova ad attraversare territori della mente che hanno toni e sfumature di un paesaggio di sintesi equilibrata e di ordine classico.

Nell’opera A causa dell’immagine Alessandro Giannì instaura un rapporto stringente con il software, giocato nel territorio della creazione, della suggestione, del suggerimento, elaborato in uno scambio integrato di immagini.

Alessandro Giannì, A causa dell’immagine, 2020, olio su tela, 200 x 250 cm

L’opera, nata dalla risultante di interazioni tra l’artista e la macchina automatizzata, elabora e sintetizza il linguaggio dell’artista in soluzioni formali inusitate, rovesciate e composte in un vortice anamorfico non illusivo.

Il linguaggio scultoreo esile, ma fulgente, di Andrea Polichetti disegna forme della tradizione classica stilizzate ed energiche, dall’impronta quasi fumettistica. Le sculture si profilano nello spazio in una visione vivace, costruita in linee continue e leggere che lasciano nella loro tridimensionalità un sapore bidimensionale, un richiamo disegnativo che include lo spazio nei vuoti delle strutture, come in A lost experience.

Andrea Polichetti, A lost experience, 2018, ferro verniciato a fuoco, 210 x 60 cm

Nell’opera Sopra il cielo di Alice Faloretti turbini e squarci luministici, forze contrapposte e fluenti, travalicano il verosimile e l’intuitivo per una natura incontrastabile in un’ebbra elevazione dell’inconscio, una visione del sublime e dello spirito, che si propaga in toni intensi e risonanti.

Alice Faloretti, Sopra il cielo, 2020, olio su tela, 200 x 160 cm

Il senso di condivisione nella progettualità di SPAZIOMENSA si evidenzia in un dialogo consapevole delle specificità, differenze e singole identità artistiche, valorizzate nell’incontro, nell’azione di concerto per l’armonia espositiva, nella sperimentazione all’interno degli studi d’artista.

La pluralità è l’elemento distintivo su cui si innestano le diverse progettualità: studi d’artista condivisi, pubblicazioni editoriali, apertura a un collezionismo accessibile, mostre collettive e doppie personali.

Ad accompagnare la mostra la fanzine Onirica a cura di Silvio Saccà, realizzata grazie al supporto di Citylab971, accoglie i contributi degli artisti e i testi di Giuseppe Armogida e Gaia Bobò, il cui ricavato servirà alla produzione di futuri progetti editoriali.

Nicoletta Provenzano

Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.