Architettura, Design e ModaArtePrimo Piano«Sia fatta la luce!»: come l’abate Sugerio concepì il gotico a Saint Denis

Valentina Merola Valentina Merola7 Marzo 2021
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Se oggi possiamo ammirare l’audace architettura gotica del XII secolo, lo dobbiamo al monaco benedettino Sugerio. Uomo potente, consigliere reale, l’abate è stato il fautore della nuova arte che nacque all’interno della chiesa abbaziale di Saint Denis, a nord di Parigi. Siamo tra il 1137 e il 1144 quando Sugerio, in antitesi con il rigore di povertà decantato da Bernardo di Chiaravalle, iniziò una ricostruzione dell’importantissima chiesa, luogo di sepoltura dei re di Francia. Saint Denis sarà la pietra miliare dalla quale l’arte gotica si diramerà, donando ai posteri le più belle cattedrali francesi ed europee.

Basilica di Saint Denis, facciata

Il suo progetto era anzitutto teologico e basato sugli scritti di Dionigi l’Areopagita, che all’epoca si credeva appartenessero a San Dionigi, santo patrono della chiesa. Il trattato De coelesti hierarchia, De ecclesiastica hierarchia, tradotto nello scriptorium di Saint Denis, ritiene la luce una rappresentazione diretta di Dio e la pone dunque in una posizione privilegiata. Dio attraverso la luce pervade il mondo e gli esseri viventi, risplendendo in ognuno e permettendo così un’ascesa dal mondo visibile a quello invisibile. È questo il cardine dal quale l’abate parte per rivoluzionare l’architettura, concetto che descriverà in due trattati, Sulla sistemazione e Sulla consacrazione. La chiesa doveva essere irradiata, eliminando le penombre create dalle possenti mura romaniche, che saranno sostituite dalle tipiche ampie vetrate. L’opera architettonica raggiunse verticalismi mai visti, guardando dall’alto tutti gli altri edifici e toccando la volta celeste: per portare la chiesa verso tali altezze straordinarie si alleggerirono e svuotarono le pareti, potenziando il sistema di sostegno delle coperture. Il grande cambiamento riguardò soprattutto il coro, a tre navate, il cui doppio deambulatorio e le cui nuove sette cappelle radiali illuminarono il più possibile l’ambiente: le innovazioni permisero di aprire finestre nelle nicchie, realizzando il progetto dell’abate di unificare il tutto attraverso una stessa luce, che entra e si diffonde nello spazio.

Basilica di Saint Denis, coro e doppio deambulatorio

L’effetto di luminosità si ottenne anche dal rosone (il primo inserito su una chiesa in Occidente) della nuova facciata, aperta da tre portali. L’edificio presenta poi al suo interno quelli che saranno gli elementi fondamentali del gotico, un nuovo gioco di bilanciamenti e forze attraverso l’introduzione di novità quali gli archi a sesto acuto, più resistenti di quelli a tutto sesto; la forma più slanciata permetteva di scaricare il peso direttamente sui piedritti e non sulla sommità dell’arco, alleggerendo il carico.

Basilica di Saint Denis, particolare interno del rosone

I pilastri compositi furono sostituiti da quelli polìstili, formati da tante colonnine su ognuna delle quali si scarica una spinta della volta. La tecnica utilizzata per la copertura fu la volta a crociera ogivale, i cui archi perimetrali e diagonali (a sesto acuto) furono rinforzati da costoloni, blocchi di pietra che la resero più stabile. All’esterno, apparirono gli archi rampanti, le cui estremità sono appoggiate da un lato a un contrafforte posto sul muro delle navate e dall’altro a un pilastro esterno all’edificio. Questi archi aiutano a contenere le spinte delle volte verso l’esterno.

Basilica di Saint Denis, navata centrale

I nuovi elementi costruttivi consentirono lo scopo primario delle intenzioni dell’abate: aprire le mura e creare alte finestre in cui porre le preziose vetrate, formate da piccoli pezzi di vetro colorato che trasformano le chiese gotiche in edifici splendenti, creando giochi di luce e colore di grande suggestione. Oltre che a ricostruire l’abbazia, Sugerio si interessò anche del suo abbellimento: la casa di Dio, il luogo terreno più importante, doveva risplendere ed essere riccamente decorato e impreziosito. Come afferma egli stesso: «Sono convinto che tutto quanto v’è di più prezioso deve servire in primo luogo alla celebrazione dell’Eucarestia. Se per raccogliere il sangue degli arieti, dei vitelli e della rossa giovenca occorrevano, secondo la parola di Dio e l’ordine dei profeti, coppe, ampolle e vasi d’oro, quanto più belli dovranno essere i calici, le gemme e tutto quanto di più prezioso al mondo è destinato a ricevere il sangue di Gesù Cristo!».

Basilica di Saint Denis, Annunciazione con l’abate Sugerio prostrato ai piedi della Vergine, vetrata
Basilica di Saint Denis, vetrate

Il tesoro della chiesa si arricchì allora di gemme, smalti e cristalli preziosi. L’utilizzo di tali gioielli all’interno dell’abbazia riprendeva il pensiero che permea l’intera ricostruzione, in quanto colpiti dalla luce avrebbero luccicato di riflessi abbaglianti. La celebrazione del divino attraverso i tesori terreni è una novità che Sugerio esprime chiaramente: «Chiunque tu sia, se vuoi rendere omaggio a queste porte non ammirarne l’oro né il prezzo, ma l’opera e l’arte. L’opera nobile splende, ma splende nobilmente; illumini essa le menti e le conduca attraverso veri lumi alla vera luce di cui Cristo è la vera porta».

La chiesa di Saint Denis, come tutte le altre chiese medievali, è più di un edificio religioso. Rappresenta il simbolo della comunità cittadina, svettando sulle altre costruzioni e permettendo l’identificazione degli abitanti all’interno di una specifica collettività. Il termine “gotico”, stile di cui l’abbazia è stata pietra miliare, fu utilizzato in modo dispregiativo per la prima volta in pieno Rinascimento, definito appunto un’arte “dei Goti”, “dei barbari”. Niente di più lontano dalla verità: la rivoluzione che Sugerio iniziò a Parigi, poi diramata in tutta Europa, è frutto di un’elaborazione filosofica colma di valori e di saggezza, un perfetto riflesso della società medievale del XII secolo.

Valentina Merola

Valentina Merola

Laureata in Didattica dell’Arte, ha conseguito i suoi studi tra l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’Université Paris VIII di Parigi, con indirizzo “Arts, Philosophie, Esthétique”. Appassionata di filosofia e arte, in particolare quella medievale e rinascimentale, amante di libri e vecchie cartoline.