ArtePrimo PianoSensazionale scoperta archeologica: l’”Ombra di San Gimignano” finalmente esposta al pubblico

Martina Scavone14 Dicembre 2019
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2019/12/dvasasaasasa.jpg

Era il 2010 quando, sulle alture della Torraccia di Chiusi presso San Gimignano (Siena), durante i lavori di ristrutturazione di un edificio privato, una zona del terreno contraddistinta da un color verde acceso attirò l’attenzione degli operai. Fu solo un’analisi più approfondita, eseguita nell’immediato, a rivelare ciò di cui si trattava: una statua in bronzo raffigurante una figura maschile deposta in posizione prona. Compresa l’importanza del ritrovamento, i lavori furono interrotti per essere ripresi l’anno successivo, stavolta sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo, la quale ha autorizzato e dato avvio ad una campagna di scavi che ha confermato la presenza, in quella zona, di una straordinaria area sacra etrusca all’aperto, in uso per almeno cinquecento anni, ovvero dal III secolo a.C. fino al II secolo d.C. La statua infatti era adagiata accanto ad un monolite in pietra squadrato che presentava evidenti tracce di esposizione al fuoco e che doveva fungere da altare sul quale si compivano riti con offerte religiose alla divinità del luogo. Secondo gli esperti, trattavasi di una divinità legata all’acqua e alla terra, vista la prossimità dell’area sacra ad una sorgente, il torrente Fosci. Nelle immediate vicinanze sono state altresì rinvenute monete, frammenti ceramici, unguentari integri e frammenti di laterizi, il che è un ulteriore elemento a favore della tesi che attribuisce a questa zona una funzione votiva.

Ombra di San Gimignano, III secolo a.C., bronzo, 64,6 cm, San Gimignano (SI), Museo Archeologico

Veniamo ora al soggetto raffigurato: si tratta di una figura maschile stante, quasi certamente un offerente, con indosso una toga che lascia scoperta la spalla, il braccio destro e gran parte del torace; ai piedi, invece, porta dei calzari con allacciatura alta. Mentre la mano destra sorregge una patera ombelicata, la sinistra, aderente al corpo, fuoriesce dal manto con il palmo rivolto verso l’esterno. I tratti del volto sono ben marcati: occhi grandi, naso prominente, bocca carnosa e mento con la tipica fossetta centrale. Anche la capigliatura è realizzata con gran maestria, basti guardare il modo in cui l’artista ha scolpito e disposto le singole ciocche, che coprono parte della fronte e le orecchie. Nel complesso, siamo di fronte ad un’opera “colta”, come sostiene Jacopo Tabolli, archeologo e funzionario della Soprintendenza di Siena, “che presuppone i modelli della grande plastica del primo ellenismo con la reinterpretazione dell’ex-voto a fettuccia allungata di derivazione centro-italica”. Persino il nome che le hanno attribuito la dice lunga circa l’unicità ed il valore di tale reperto: Hinthial, una parola che in lingua etrusca significa sia “anima” che “sacro”. Tuttavia, porta già anche un altro appellativo: l‘Ombra di San Gimignano, poiché stilisticamente è sorella della celebre scultura ritrovata tanti anni fa a Volterra, la cosiddetta Ombra della sera che, a detta degli esperti, immortala una figura infantile, essendo raffigurata nuda. Le due opere apparterrebbero, in ogni caso, ad una produzione seriale, tanto che statue simili sono state rinvenute anche nel Lazio (Nemi), nelle Marche (Ancona) e nell’Etruria centro-settentrionale (Orvieto, Chiusi, Perugia, Vetulonia, Volterra e rispettivi territori). A differenza della maggior parte degli altri esemplari, tuttavia, l’Ombra di San Gimignano ha un’importanza peculiare in virtù del fatto che conosciamo in dettaglio la provenienza da un contesto certo, per di più sacro. Inoltre, la statuetta senese spicca per la sua dimensione: un’altezza di 64,6 centimetri e un peso di 2200 grammi. La forma della statua rimanda ai modelli che si diffusero a partire dal III secolo a.C. in Etruria centro-settentrionale, dove vi giunsero grazie alla circolazione all’interno delle botteghe locali di artigiani itineranti, provenienti soprattutto dall’area tiberina. La toga e i calzari (“calcei”) di tipo senatorio richiamano infatti la figura dell’Arringatore, che probabilmente era un grande bronzo votivo raffigurante un personaggio in atteggiamento di orante e il cui abbigliamento era quello tipico dei cortei di magistrati nell’Etruria del secondo venticinquennio del III secolo a.C. Anche questi elementi concorrono a datare l’Ombra di San Gimignano entro la metà del III secolo a.C.

L’area di scavo vista da sud-est con il monolite squadrato in primo piano e i livelli combusti

Per quanto riguarda l’artefice del manufatto, egli proviene – con estrema probabilità – dall’antica Volterra (Velathri in etrusco). Si presume infatti che la Torraccia di Chiusi costituisse uno dei santuari di confine del territorio Volterrano: la “chiusa” nascosta nel toponimo allude al percorso stradale pre-romano, imperiale e poi altomedievale che sarà la via Francigena e passa proprio per l’area sacra; mentre le “fauci” da cui deriva il nome del torrente Fosci fungevano da ingresso al territorio di Velathri/Volterra.

La locandina della mostra

Di recente, l’opera è stata resa protagonista di una mostra dal titolo Hinthial. L’Ombra di San Gimignano. L’Offerente e i reperti rituali etruschi e romani, con la quale la statua viene presentata per la prima volta al pubblico. L’esposizione, a cura di Enrico Maria Giuffrè e Jacopo Tabolli, è stata inaugurata il 30 novembre 2019 e sarà visitabile fino al 31 maggio 2020: costituisce un momento unico di approfondimento delle speranze, delle preghiere e delle offerte avvenute per più di cinque secoli in questo luogo sacro che si trovava ai confini dei territori dell’antica Volterra, attraverso un un percorso rituale che richiama gestualità e percezioni dell’Offerente.

A. Giacometti, Homme qui marche, 1960, Fonds Hélène & Édouard Leclerc, Landerneau

Un’opera, questa, quantomai ed inaspettatamente attuale, se raffrontata con i bronzi di Alberto Giacometti (1901-1966), l’artista più filosofo del Novecento: figure costruite sempre in posizione eretta, allungate all’estremo, alle quali egli sottrae ogni traccia di muscolatura, lasciando esclusivamente lo scheletro. È evidente come la sua arte affondi le radici in quella antica, ma altrettanto evidente è quanto essa sia contemporanea ed essenziale, con le sue linee semplici ed i suoi volti autentici. È come se l’artefice di Hinthial e Giacometti si fossero persi in un dialogo lungo secoli e poi – d’improvviso – si fossero ritrovati, dando vita ad una produzione pur sempre figlia del loro tempo: contraddistinta da maestria, perfezione e cura del dettaglio nel caso dell’Ombra di San Gimignano, dematerializzazione, movimentazione della superficie, fragilità e resilienza nel caso delle opere di Giacometti. Eppure, in entrambi i casi, regna un senso di immobilità e di solennità che le accomuna e le mette cautamente in relazione.

A. Modigliani, Ritratto di Léopold Zborowski, 1918, Parigi, collezione privata

Volendo ricercare un degno corrispettivo anche in ambito pittorico, un confronto similare e calzante è con la produzione di un altro artista contemporaneo, Amedeo Modigliani (1884-1920), nelle cui opere le forme si presentano allungate, schematiche, persino aspre nella loro essenzialità. Le sue figure, dalle proporzioni leggermente distorte, divennero vere e proprie icone della pittura del Novecento, ma si distinguono dall’Hinthial per la spersonalizzazione che l’artista attua con ognuno dei soggetti – spesso connotati da occhi vuoti, privi di pupille – presi a modello per i suoi quadri. Inoltre, laddove nella statua senese l’estensione è applicata al corpo, nei soggetti di Modigliani tale caratteristica è limitata prevalentemente al collo e al volto.

Tutto ciò, semplicemente per porre l’accento sulla duttilità dell’arte, che non conosce confini, limiti o restrizioni, e che ci permette di saltare da un secolo all’altro con la libertà che solo questa disciplina sa garantire in tutta la sua pienezza.

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.