«Rome Art Week è come la maratona di New York: tutti possono partecipare, poi c’è chi vince e chi fa una passeggiata». In questa frase Massimiliano Padovan Di Benedetto – ideatore di RAW insieme a Micaela Legnaioli – riassume lo spirito della kermesse romana dell’arte contemporanea, arrivata alla quarta edizione. Ma sotto c’è molto di più. Conversando con Massimiliano Padovan Di Benedetto emerge una constatazione amara: Roma è tra le prime città per numero di arrivi turistici, ma precipita in fondo alla classifica quando si ragiona di qualità del turismo, durata della permanenza e ritorni. Di fatto, ce lo conferma l’ISTAT, ogni anno aumenta il numero di turisti ma il tempo medio di permanenza si accorcia a poco più di un giorno e chi frequenta Roma si limita a visitare quei due o tre monumenti simbolo del passato della città e a fare un po’ di shopping nelle vie commerciali, senza avere idea del tessuto culturale contemporaneo di cui è intrisa fin nelle periferie. L’idea di aprire una “call” in cui si chiamino a partecipare tutte le realtà romane che si occupano professionalmente di arti visive contemporanee prende quindi le mosse dal bisogno di creare “massa critica”, portando agli occhi del pubblico l’esistenza di queste realtà, incidendo nel tessuto urbano e ricostruendo la credibilità artistica di cui Roma godeva fino a qualche decennio fa.
Perché non una fiera? La constatazione di Massimiliano Padovan Di Benedetto è semplice: in Italia ne esistono diverse, ma molte faticano a imporsi e a conservare uno standard qualitativo adeguato. In effetti, nonostante tanti encomiabili tentativi, solo MIART – la fiera milanese – riesce a mantenere il respiro internazionale adatto ad attrarre gli investitori stranieri e anche negli altri Paesi normalmente esiste una fiera di punta in una città chiave (come Basilea, Parigi e molte altre). Nel nostro Paese – Roma inclusa – esistono rassegne istituzionali di altissimo livello ma le varie Biennali, Triennali, Quadriennali obbediscono naturalmente a obblighi curatoriali che ne definiscono a monte gli obiettivi, senza considerare che hanno un peso economico solo indiretto, eventualmente condizionando i risultati d’asta dei grandi nomi, ma non incidendo direttamente nella rete del commercio dell’arte. Agli artisti emergenti, ai giovani curatori, alle piccole gallerie, manca l’occasione di farsi conoscere e di entrare nel mercato artistico, finendo per confinare la loro attività in un settore marginale e poco remunerativo: è molto grave, perché si perde la freschezza della gioventù delle idee.
In Italia l’età dei giovani artisti si avvicina ormai più ai cinquanta che ai quaranta, in un Paese la cui età anagrafica è già molto alta: l’Italia rischia di diventare un paese di vecchi anche dal punto di vista artistico, pur non essendo un paese per vecchi. Con una visione intelligente e ironica, Massimiliano Padovan Di Benedetto ha osservato un meccanismo proprio di altre fiere di settore: spesso il Fuori Salone è più interessante del Salone, come sanno bene i “trend setter” che si aggirano a caccia di idee in zona Tortona, attraversando la galassia di micro eventi che affiancano il grande Salone del Mobile di Milano. Quindi: perché non un Fuori Salone senza il Salone? L’idea è semplice e in questo sta la sua genialità. Richiede molto lavoro, moltissima buona volontà, ma tutto sommato pochi soldi, garantendo l’accesso a chiunque disponga di uno studio, di una galleria ma anche a spazi non convenzionali (istituzionali o meno) che vogliano qualificarsi per l’attenzione all’arte contemporanea attraverso un progetto curatoriale ad hoc.
La “call” di RAW (acronimo ruvido e convincente di Rome Art Week) è quindi un chiaro invito a costituire una rete, cosa che nel XXI secolo è impensabile senza il digitale: RAW offre quindi una piattaforma molto accessibile nelle funzionalità, in cui con pochi passi guidati è possibile registrarsi in italiano e in inglese (giustamente indispensabile per essere visibili all’estero), partecipando come artisti, gallerie, associazioni culturali, istituzioni e curatori, per restare visibili nei dodici mesi successivi anche con eventuali aggiornamenti in itinere del proprio profilo. La geolocalizzazione sulla piattaforma permette di indicare esattamente in quale punto della città si svolge l’evento, cosa fondamentale in una metropoli che vive una quotidiana criticità dei trasporti. Ovviamente l’idea di RAW non è esente da difetti, ma nessuna opera dell’umano ingegno può mai essere perfetta. Data la risposta altissima (dal 2018 ben 441 eventi, 154 gallerie e istituzioni, 321 artisti, 29 curatori e 16 “punti di vista” in una settimana), dallo scorso anno si è cercato di agevolare il pubblico, dividendo la città in zone e invitando le location a focalizzare gli eventi chiave in un dato giorno settimanale per ciascuna zona. La speranza è che un giorno la massa critica diventi tale da suscitare l’attenzione delle istituzioni locali, che al momento appaiono ancora un po’ distratte, mentre dall’Europa e dagli Usa c’è moltissima attenzione per questo format: non che le “settimane dell’arte” manchino in giro per il mondo, ma questa formula mista a metà strada tra una mostra e una fiera – dove si può quindi sia guardare sia acquistare – risulta particolarmente attrattiva per gli osservatori esterni.
Se le istituzioni locali rispondessero, si potrebbero ottenere in dono per alcuni giorni dei grandi spazi sotto utilizzati – dei quali Roma è ricca – per concentrare in poche sedi tutti gli eventi, spostando gallerie, artisti e curatori, agevolando il pubblico pur mantenendo la freschezza della proposta artistica. In effetti la dispersione sul territorio è un problema serio, sentito anche dagli artisti e dalle gallerie che si sono messi in gioco nelle edizioni passate, investendo in un forte lavoro di auto promozione che però ha portato più visibilità alla totalità di RAW che agli eventi stessi. Guardando però sul lungo periodo, obietta Massimiliano Padovan Di Benedetto, lo sforzo è compensato proprio dalla piattaforma, che resta viva e attiva producendo visibilità a lungo termine e oltre i confini nazionali. Si rimprovera a RAW una certa debolezza curatoriale, che possiamo considerare implicita nella molteplicità delle voci: è qui che il concetto della maratona torna ad avere senso. L’artista, il curatore, la galleria che hanno la proposta più convincente saranno premiati dal pubblico reggendo per tutto il percorso. Il sistema di valutazione del pubblico con le stelline permette tra l’altro di votare online l’evento o l’artista preferito, anche con qualche sorpresa.
Un altro aspetto problematico, che riguarda in generale il mondo delle arti visive in Italia e non solo, è la progressiva scomparsa delle voci critiche. Un tempo esisteva il critico d’arte, esperto di una certa corrente, che aveva costruito nel tempo la propria reputazione e che portava avanti alcuni artisti secondo il proprio giudizio e la propria linea di pensiero. Stante che oggi alle mostre si sono sostituiti gli eventi – che richiedono molta più versatilità nell’ideazione – e che i critici d’arte avevano a volte la spiacevole propensione a “gambizzare” gli avversari, attualmente sono i curatori a costruire la carriera degli artisti, ma così facendo è venuta a mancare la voce critica. È per questo che in RAW esistono i “punti di vista”, voci di osservatori indipendenti che visitano molti degli eventi in corso e ne danno un giudizio critico, non necessariamente in linea con quello del pubblico. Di fatto, RAW parte da un’idea semplice che riflette un sistema complesso. A dispetto di un’apparente anarchia, RAW ridefinisce e rispetta attentamente l’intera filiera: artisti, curatori, galleristi-mercanti, critici e pubblico hanno ciascuno un proprio ruolo, anche controverso se vogliamo, ma indispensabile a mantenere vivo e attivo il delicato meccanismo del mondo dell’arte.
Come si diceva, siamo ora alla quarta edizione di Rome Art Week (la scadenza della “call” è prevista per l’8 settembre 2019) e, contemporaneamente, sta partendo un “crowdfunding” per sostenere le spese di stampa del catalogo cartaceo della scorsa edizione e delle mappe cartacee di quella futura. Coerentemente con il progetto, i costi di RAW sono infatti sostenuti dal basso: se ciascuna delle venticinquemila persone che ha frequentato del tutto gratuitamente la scorsa edizione donasse anche solo 1 euro, il potenziale diventerebbe enorme. Coerentemente, perché il punto di forza di Rome Art Week, difetti inclusi, in definitiva è proprio questo: essere originale e orgogliosamente indipendente.

Penelope Filacchione
Storica dell’arte, curatrice, gallerista, docente universitaria, divulgatrice, guida turistica abilitata. Approfondisce il turismo sostenibile sia scrivendone sia ideando viaggi. Redattore e autore per le ormai storiche Guide di Archeo.