ArtePrimo Piano“Rinascimenti” paralleli: una visione comprensiva dell’idea di modernità artistica nei secoli XV e XVI

Ana Maria Sanfilippo Ana Maria Sanfilippo13 Febbraio 2021
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Un elemento importante sul quale riflettere, sovente sottaciuto, è l’aspetto teorico e letterario che circonda il soggetto principale dell’arte moderna. Dobbiamo notare, in effetti, che la produzione artistica di pittori, scultori o architetti che fanno parte dell’immaginario collettivo dell’epoca rinascimentale (Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo, Botticelli per citarne alcuni) viene accreditata in quanto “moderna”.

Con quale accezione veniva effettivamente utilizzato questo termine che va, appunto, a definire l’Età Moderna? Principalmente, il termine “moderno” veniva desunto dal latino “modernus” col significato di “recente”. Naturalmente, questa qualità di innovazione insita nel lemma era un ulteriore motivo di distanziamento nei confronti di quell’arte gotica, esterna e medievale dalla quale gli artisti e teorici rinascimentali volevano distinguersi. A sostegno di questa tesi, la dicitura di “Rinascimento” veniva adoperata già in epoca quattrocentesca per identificare l’arte ed il pensiero correnti in modo consapevole. Più precisamente, è doveroso introdurre in questo momento la figura dell’architetto, pittore e letterato Giorgio Vasari (1511-1574) che già parlava, nei suoi scritti, di “rinascita”.

Autoritratto di Giorgio Vasari

All’interno dell’opera Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (del 1550, seconda edizione del 1568), Vasari utilizza la parola “rinascita”. Il testo in questione è, comunque, una pietra miliare della trattazione teorica-artistica in quanto si presenta come un primo tentativo di studiare il tema dell’arte in quanto disciplina con una determinata cronologia e determinate fondamentali scuole. Vasari organizza i volumi dividendoli per biografie di artisti in ordine cronologico. In più, esprime in maniera evidente l’idea di una continua progressione ed evoluzione quasi darwiniana verso la perfezione dell’arte. Nel dettaglio Vasari individua tre ere nell’arte visuale: I primi lumi, corrispondenti all’inizio dell’interpretazione dell’arte figurativa in senso italiano negli esempi di Cimabue e Giotto e, di conseguenza, superando la maniera greca (arte bizantina); L’augumento, ovvero l’aumento delle competenze. Ciò coincide col XV secolo e trova nelle figure di Leonardo, Raffaello e Michelangelo i migliori rappresentanti. Infine, La summa perfezione, dove Michelangelo viene preso come modello assoluto oltre il quale, per Vasari, non è umanamente possibile spingersi.

È chiaro che, se da un lato questo testo rappresenta un momento fondamentale per l’evoluzione della storia dell’arte in quanto sostenuta anche da testi critici e teorici, dall’altro si comprende come questo tipo di visione abbia influenzato notevolmente lo studio stesso della materia andando a formare, subconsciamente, una linea evolutiva e cronologica fatta di eventi e personaggi separati tra loro. Vasari, ad esempio, esclude il mondo parallelo di un altro tipo di Rinascimento: l’arte fiamminga.

La zona geografica che oggigiorno coincide con i Paesi Bassi e l’area del Belgio (le Fiandre) ebbe un importantissimo sviluppo artistico nel corso del XV secolo, sovrapponendosi temporalmente all’esperienza italiana del Rinascimento. La pittura in quest’area si rivelò innovativa, estremamente descrittiva e precisa, in grado di restituire la preziosità materica e luminosa degli ambienti. Un chiaro esempio di questa minuziosità e lucentezza, data anche dalla tecnica della pittura a olio, è visibile in Jan Van Eyck.

Jan Van Eyck, Madonna del cancelliere Rolin, ca. 1435, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi

Nella Madonna del cancelliere Rolin possiamo evidentemente notare come la costruzione spaziale avvenga attraverso uno studio geometrico, empirico e non per mezzo del dispositivo matematico della prospettiva. Allo stesso tempo, però, la profondità è suggerita sfruttando la pavimentazione della scena e spingendo lo sguardo verso il paesaggio che si apre sullo sfondo. Un’osservazione dettagliata dei personaggi permette, inoltre, di apprezzare la qualità dei tessuti e dei gioielli che vengono resi con maniacale precisione.

Jan Van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini, ca.1434-35, olio su tavola, National Gallery, Londra

Questo stesso tipo di analisi è possibile per altri dipinti di Jan Van Eyck come il Ritratto dei coniugi Arnolfini o ancora nel Polittico dell’Agnello mistico.

Jan Van Eyck e Hubert Van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico (o Polittico di Gand), ca. 1426-32, olio su tavola, Cattedrale di San Bavone, Gand. Possiamo qui osservare il polittico ad ante chiuse.
Jan Van Eyck e Hubert Van Eyck, Polittico dell’Agnello Mistico (o Polittico di Gand), ca. 1426-32, olio su tavola, Cattedrale di San Bavone, Gand. Possiamo qui osservare il polittico ad ante aperte

Infine, possiamo individuare un’idea di Rinascimento anche in Francia verso la fine del XV secolo e soprattutto il XVI secolo. Più in particolare, questa fioritura dell’arte francese si verifica durante e dopo le Guerre d’Italia che videro la corona francese più volte impegnata sul territorio italiano tra 1494 e 1559. In Francia, è curioso notare come si svilupparono parallelamente due principali tipologie stilistiche. Con l’espressione “à l’antique” veniva indicato un tipo di arte che visivamente e per composizione si rifaceva ai modelli correnti del Rinascimento italiano. È da ricordare che un’importazione di stili e modelli italiani era effettivamente avvenuta in Francia nel momento in cui il re François I diede proprio una forte spinta alla definizione del Rinascimento francese tramite il rimaneggiamento del Castello di Fontainebleau.

Castello di Fontainebleau, dal XII secolo, Île de France

Qui furono chiamati numerosi artisti italiani (tra i quali ad esempio Rosso Fiorentino) per partecipare alla realizzazione architettonica e decorativa del complesso. Di conseguenza, è naturale che gli artisti francesi entrassero in contatto con un linguaggio prettamente italiano sviluppandolo poi secondo il gusto francese tra XVI e XVII secolo.

Castello di Fontainebleau, dal XII secolo, Île de France. Dettaglio della Galleria François I (Galleria di Francesco I) decorata da Rosso Fiorentino negli anni Trenta del XVI secolo

In secondo luogo, la seconda forma artistica che ancora in Francia rimaneva presente era quella che veniva definita “à la moderne” e che ancora oggi continuiamo a chiamare “gotica”. Non bisogna, quindi, confondersi con le due definizioni “à l’antique” e “à la moderne” in quanto indicano due tipologie del tutto differenti.

In questa sede, abbiamo quindi visto come la definizione teorica di una possibile storia dell’arte da parte di Vasari abbia portato a preferire una particolare visione, basata esclusivamente sull’esperienza italiana, a scapito di realtà parallele che, comunque, potrebbero rientrare all’interno di una corretta definizione di “rinascimento”. Il periodo artistico rinascimentale italiano è certamente fondamentale all’interno di questo percorso, ma non bisogna dimenticare che la linea di evoluzione e progressione definita dal Vasari è un modo di intendere la storia dell’arte non privo di insidie. Il gusto, gli stili, le conoscenze tecniche e i contatti tra gli artisti sono il vero motore dell’esperienza artistica e ciò dà vita a ulteriori espressioni e sovrapposizioni. Bisognerebbe, quindi, percepire la storia dell’arte come una storia di associazioni parallele e di contatti piuttosto che di superamenti.

Ana Maria Sanfilippo

Ana Maria Sanfilippo

Classe ’96, risiede in Friuli-Venezia Giulia. Laureata presso l’Università degli Studi di Udine in Conservazione dei Beni Culturali, Studi italo-francesi, si sta specializzando in Arts, Museology and Curatorship a Bologna, dove sta frequentando l’ultimo anno della magistrale. Ha partecipato all’organizzazione della mostra digitale “Trasmissione”, di cui ha co-curato anche il catalogo. Ama la letteratura, l’arte e lo studio delle lingue straniere.