ArtePrimo PianoRaffaello Sanzio e le Stanze Vaticane: la Stanza della Segnatura

Avatar Martina Scavone24 Agosto 2019
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«Quanto largo e benigno si dimostri talora il cielo nell’accumulare in una persona sola l’infinite ricchezze de’ suoi tesori e tutte quelle grazie e’ più rari doni che in lungo spazio di tempo suol compartire fra molti individui, chiaramente poté vedersi nel non meno eccellente che grazioso Raffaello Sanzio da Urbino».

Raffaello, Autoritratto, 1506 ca., olio su tavola, 47,5 x 33 cm, Firenze, Uffizi

Qual miglior modo per introdurre Raffaello se non attraverso le parole di Vasari, suo grande estimatore nonché principale biografo.

Nato ad Urbino il venerdì santo dell’anno 1483, ebbe sin dal principio l’opportunità di studiare e formarsi al fianco di maestri del calibro di Pietro Perugino. Fu proprio per seguire quest’ultimo che si trasferì a Perugia, inaugurando il primo di una lunga serie di spostamenti, che lo portarono prima a Città di Castello, poi a Siena, Firenze, Urbino, ed infine a Roma, dove realizzò una delle imprese maggiori del suo tempo: la decorazione delle Stanze Vaticane. Nel 1508, infatti, Raffaello venne invitato da Papa Giulio II Della Rovere a lavorare ad alcuni ambienti dei nuovi appartamenti papali, nei quali era già all’opera una squadra piuttosto vasta e variegata di artisti di primissimo piano. Tra questi si ricordino Perugino, il Bramantino, Lorenzo Lotto, Baldassarre Peruzzi, Luca Signorelli e il Sodoma.

La prima stanza da decorare – che impegnò Raffaello dal 1508 al 1511 – fu quella detta “della Segnatura”, che dal 1541 ospitava il Tribunale Supremo della Curia Pontificia, ossia il luogo in cui il Papa, che lo presiedeva, apponeva la sua signatura (firma). Tuttavia, non esistono fonti che ci dicano con certezza a cosa fosse adibita precedentemente, sebbene si dia credito alle correnti di pensiero che consideravano la Segnatura come la Biblioteca privata piuttosto che lo studiolo personale di Papa Della Rovere. In ogni caso, ciò che traspare da un’attenta analisi delle opere, è come il programma decorativo della Stanza sia interamente volto a celebrare la figura di Giulio II in qualità di magnifico mecenate.

Raffaello e bottega, Stanza della Segnatura, 1508-11

Quel che accadde non appena il Sanzio diede prova del suo talento all’interno della Segnatura fu un unicum nella storia dell’arte: il Sodoma e tutti gli altri artisti coinvolti nei lavori di abbellimento del Palazzo furono licenziati in tronco, i loro lavori distrutti e l’intera decorazione affidata al solo Raffaello.

Ad oggi, il programma decorativo della Stanza consta di quattro Tondi e altrettanti Riquadri nella zona del soffitto, tematicamente collegati sia tra di loro che con gli Affreschi sottostanti. Nei Tondi sono rappresentate, su uno sfondo in finto mosaico, quattro maestose donne sedute su seggi sorretti da nuvole. Esse non sono altro che le personificazioni allegoriche delle quattro facoltà, come spiegano le iscrizioni apposte: CAUSARUM COGNITIO (Filosofia), NUMINE AFFLATUR (Poesia), DIVINARUM RERUM NOTIZIA (Teologia) e IUS UNICUIQUE TRIBUIT (Giustizia).

Quanto ai Riquadri (da comprendere in relazione ai due medaglioni ai quali ciascuno di essi è collegato), è possibile ammirare la personificazione dell’Astrologia, indicata anche come Musa Urania, per tale ragione da leggere in connessione all’affresco del Parnaso. Ella è colta mentre «pone le stelle fisse e l’erranti a’ luoghi loro» in un mappamondo che mostra la mappa del cielo così come si presentava la notte di novembre del 1503, quando Giulio II venne incoronato Papa. Inoltre, come spiegazione della struttura dell’universo, l’Astrologia si ricollega alla Filosofia.

Segue il Supplizio di Marsia, un satiro che venne scuoiato da Apollo dopo aver perso la gara di canto contro lo stesso Dio. Il messaggio è che non si deve mai sfidare una divinità, pertanto è connesso alla Disputa del Sacramento, ma anche al medaglione con la Poesia.

Il riquadro con Adamo ed Eva è poi un chiaro riferimento al tempo in cui venne commesso il peccato originale. Si ricollega alla Giustizia per la colpa commessa dai progenitori, ma anche alla Teologia di cui questa stessa colpa fu l’origine.

Ultimo, ma non per importanza, è il Giudizio di Salomone, che come atto di saggezza richiama la Scuola di Atene, ma è pure un chiaro rimando alla Giustizia.

Infine, a Raffaello e alla sua bottega si deve la realizzazione degli affreschi, un’impresa non facile per il Maestro, che non aveva familiarità con questa complessa tecnica. Tuttavia, grazie al suo talento innato e ad un’accurata campagna di progettazione grafica, egli creò capolavori indiscussi della storia dell’arte. Ne è un primissimo esempio la Disputa del Sacramento, datato 1509.

Raffaello, Disputa del Sacramento, 1509, Vaticano, Stanza della Segnatura

Fu Vasari a dargli tale nome, e raffigura per l’appunto una discussione sul Santissimo Sacramento animata da una schiera di Santi e Teologi che, con gesti e sguardi, si rivolgono alla parte superiore della composizione, dove compare la Trinità affiancata da Apostoli, Evangelisti, Martiri e un’ampia Gloria angelica dorata sulla quale campeggia Dio Padre. Il motivo dominante è l’Ostia: collocata sull’altare, al centro dell’intera costruzione spaziale, sembra che la sua funzione sia di veicolare l’ormai noto messaggio, ossia esaltare il pontificato Della Rovere come nuova età dell’oro anche per la Teologia.

Raffaello, Scuola di Atene, 1510, Vaticano, Stanza della Segnatura

Pressappoco coevo, nonché speculare all’affresco appena descritto, è la Scuola di Atene. Siamo nel 1510 e la scena si svolge in una solenne aula in marmo all’antica dove compaiono, oltre ad Aristotele, Platone ed altri dotti del tempo, Raffaello stesso, Bramante e Michelangelo (inserito in corso d’opera).

Raffaello, Parnaso, 1510-11, Vaticano, Stanza della Segnatura

Collegato al tondo con la personificazione allegorica della Poesia e al riquadro con il Supplizio di Marsia è il Parnaso. Realizzato tra la fine del 1510 e gli inizi del 1511, raffigura – come si evince dal nome stesso – il luogo ideale della mitologia antica in quanto montagna sacra ad Apollo e Dionisio, popolata da poeti, Muse ed antiche Divinità.

L’ultima parete, connessa al tema della Giurisprudenza e del Diritto, fu anche l’ultima ad esser stata completata, probabilmente entro il 1511. Si tratta dell’affresco raffigurante la Virtù e la Legge, a cui furono aggiunte le due scene sottostanti: a sinistra Triboniano consegna le Pandette a Giustiniano, che celebra il diritto civile, mentre a destra Gregorio IX approva le Decretali, ad esaltazione del diritto canonico.

Pochi lavori possono equipararsi alla Stanza della Segnatura, espressione massima del grande genio di Raffaello Sanzio. Egli fu uno dei protagonisti indiscussi del Rinascimento artistico italiano, di cui incarnò al meglio l’ideale supremo di serenità e di bellezza.

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Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Attualmente è iscritta a un Master e lavora come traduttrice freelance. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.