Esce di scena il 2019 ed è proprio sul finire dell’anno che nelle sale è uscita l’ultima pellicola del regista Matteo Garrone: Pinocchio. Pur fra varie critiche, il film – che vede Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto – si ispira fedelmente al modello letterario di Carlo Lorenzini, in arte Carlo Collodi. Pubblicato a puntate sul Giornale per i bambini, il libro Le avventure di Pinocchio ebbe un successo mondiale.
È un libro per infanti, ai quali l’autore dedicò i suoi scritti come Giannettino e Minuzzolo, ma raccolse anche macchiette e caricature ritraenti Firenze e la sua società con il gusto umoristico tipico della tradizione toscana. Pinocchio ha avuto un’enorme influenza nella cultura nazionale ed è la storia di un’educazione: il burattino discolo, indisciplinato e svogliato, riottoso alla disciplina e superficiale, dopo aver vissuto una serie di esperienze dolorose, si ravvede e diventa un bambino in carne ed ossa. Al contrario di quanto avviene in Edmondo De Amicis, i valori proposti – il dovere al lavoro, il rispetto delle norme – non si caricano del “peso” pedagogico ma si arricchiscono di motivi fiabeschi tanto cari alla cultura popolare. Inoltre, la simpatia dell’autore verso i “ragazzi di strada” si evince dalle numerose avventure raccontate senza sosta e che catturano l’interesse e la partecipazione del lettore. Uno degli episodi più noti, Il paese dei balocchi, esemplifica perfettamente il conflitto tra la volontà di adeguarsi alle norme compiacendo la Fata turchina e l’impulso naturale a cedere al divertimento. È un paese di Cuccagna, il luogo ideale in cui l’appagamento fisico ed emotivo è raggiungibile da chiunque. È l’eterno dissidio tra la spontaneità dell’infanzia, priva di responsabilità, e l’età adulta con i suoi doveri. L’infrazione viene naturalmente punita con la trasformazione di Pinocchio in asino.
Una storia dalla grande carica umana, quindi, nella quale le peripezie del burattino – ora gioiose ora dolenti – si compongono in un racconto cui fa da sfondo la situazione sociale e culturale di un’Italia essenzialmente contadina e i cui personaggi – Mangiafuoco, il Gatto e la Volpe, Lucignolo, il Grillo parlante – sono entrati a pieno titolo tra i modelli umani tipici dell’inaffidabilità e della coscienza, destinata spesso a restare inascoltata. Come ogni fiaba, è presente dunque una morale, sempre attuale e utile per la crescita dei più piccoli.

Monica Di Martino
Laureata in Lettere e laureanda in Filosofia, insegna Italiano negli Istituti di Istruzione Secondaria. Interessata a tutto ciò che "illumina" la mente, ama dedicarsi a questa "curiosa attività" che è la scrittura. Approda al giornalismo dopo un periodo speso nell'editoria.