LetteraturaPrimo Piano“Queen Mab”: il poemetto di Percy Bysshe Shelley sull’avvento di una nuova umanità

Lucia Cambria29 Novembre 2021
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Alcuni tra i più importanti poeti romantici hanno avuto vita breve. Breve e travagliata, si oserebbe dire. Sembra quasi che questi artisti abbiano voluto concentrare la loro attività letteraria in un breve arco di tempo. Breve sì, ma intenso. Tutto ciò, ovviamente, presuppone una certa precocità nell’inizio delle attività letterarie, oltre che nella complessità del pensiero. Un’opera che venne pubblicata nel 1813 testimonia tutto ciò.

Stiamo parlando di Queen Mab, titolo abbreviato per Queen Mab, a Philosophical Poem: With Notes (Queen Mab, un Poema Filosofico: con note). Composto da nove canti, il poemetto è la prima importante opera di Percy Bysshe Shelley (1792-1822), poeta della seconda generazione romantica insieme a John Keats e George Gordon Byron.

Scritta in “blank verse”, si tratta di un’opera politica utopica che espone alcune delle ideologie del giovane poeta riguardo alla monarchia, al commercio e alla religione. Viene descritto un futuro visionario, nel quale l’umanità viene liberata da tutti i vizi. Queen Mab è la regina delle fate che funge da guida spirituale per Ianthe – un po’ come il Virgilio della Divina Commedia – lungo un viaggio attraverso il tempo e lo spazio. Le 17 note a corredo del poemetto costituiscono dei brevi saggi che toccano tematiche quali l’amore e il rapporto con Dio e la scienza. In essi è avvertibile l’influenza di vari filosofi, tra i quali David Hume, Jean-Jacques Rousseau e, soprattutto, William Godwin, padre di Mary Godwin, che sarà poi nota come Mary Shelley.

Nel poemetto, Shelley presenta una duplice prospettiva che presuppone dei cambiamenti necessari, sia per quanto riguarda la natura che per quanto concerne l’essere umano. Qui l’influenza di Godwin è evidente, in particolare circa l’idea di necessità, combinata con il concetto esposto dal giovane poeta della natura quale sistema in continua mutazione. Queste due strutture teoriche servono a Shelley per dimostrare che i mali che affliggono la società del suo tempo finiranno per scomparire naturalmente. Tutto questo, in unione con le virtù umane, condurrebbe all’esistenza di una società perfetta. In quanto pensatore all’indomani della Rivoluzione Francese, il poeta inglese era convinto che una società perfetta sarebbe sorta gradualmente, attraverso una naturale evoluzione delle cose, senza la necessità di utilizzare la violenza.

Queen Mab doveva essere uno scritto privato, da distribuire solo ad amici e conoscenti più intimi, ma anni dopo – nel 1821 – un libraio ne stampò una versione ridotta e la diffuse sul mercato nero. Ciò che doveva restare riservato a pochi, ebbe invece una notevole risonanza, soprattutto quando Richard Carlile, un altro libraio, ne stampò e diffuse altre copie: tra il 1821 e il 1830 (quindi anche dopo la morte del poeta), l’opera suscitò una grande eco, divenendo un testo fondamentale per il Cartismo.

Il poemetto è scritto sotto forma di favola visionaria, con la prospettiva di un futuro utopico. Queen Mab, una fata, giunge dalla dormiente Ianthe su un carro. Rapisce la sua anima e la conduce in un viaggio extracorporale e onirico presso il suo palazzo, che si trova ai confini dell’universo. Qui la fata mostra allo spirito di Ianthe il passato, il presente e il futuro: i primi due sono caratterizzati dall’oppressione, dalla sofferenza e dall’ingiustizia provocati dal potere politico. Il futuro, invece, vedrà un miglioramento della condizione dell’uomo. In particolare, due aspetti vengono evidenziati: non c’è più timore per la morte e c’è sempre la possibilità di una perfettibilità del futuro. L’uomo coesisterà in armonia con la natura.

Dopo aver condotto Ianthe in questo viaggio, Queen Mab riporta l’anima al suo corpo e la fanciulla si risveglia. Quando la vedova di Shelley, Mary, curò la pubblicazione delle opere del defunto marito nel 1839, rimosse alcune pagine del poemetto, ma queste vennero ripristinate in una seconda edizione l’anno successivo. La stessa Mary, in una sua annotazione all’opera, spiega gli intenti dell’autore:

 

«Credeva che gli restasse da vivere non più di un anno o due. Desiderava che questi anni fossero fruttuosi e illustri. Credeva, in un fervente richiamo dalle creature sue compagne con le quali condividere la benedizione del creato, che fosse necessario amarsi e aiutarsi l’un l’altro: questa era l’opera più nobile che la vita e il tempo potessero permettergli. Con questo spirito ha composto Queen Mab»

 

Come si evince dalle parole di Mary, Shelley avvertiva il richiamo di un destino avverso. Come è noto, infatti, il poeta morirà poco prima di compiere trent’anni in un naufragio nella baia antistante Lerici. Questo tragico sentore ha condotto l’artista all’elaborazione di una sorta di piano per l’umanità, oltre che per se stesso. La morte in gioventù ha fatto sì che questi ideali si mantenessero intatti: non sono mai avvizziti e tutt’oggi traspaiono chiaramente la loro freschezza e speranza.

Lucia Cambria

Siciliana, laureata in Lingue e letterature straniere e in Lingue moderne, letterature e traduzione. Particolare predilezione per la poesia romantica inglese e per la comparatistica. Traduttrice di prosa e versi, nel 2020 ha trasposto in italiano per Arbor Sapientiae il romanzo "L’ultimo uomo" di Mary Shelley. Appassionata di classici, scrittura, arte sacra e tradizioni locali, è vicepresidente e tra i soci fondatori dell’associazione "La Voce Wagneriana", volta a favorire la conoscenza e la divulgazione delle fonti storiche e letterarie riguardanti il compositore tedesco Richard Wagner.