Architettura, Design e ModaPrimo PianoQuando la guerra porta al progresso – Lo sviluppo del design durante la Grande Guerra

Greta Aldeghi Greta Aldeghi10 Febbraio 2020
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La recente uscita nelle sale cinematografiche dell’ultimo lavoro del regista inglese Sam Mendes, 1917, ha puntato i riflettori su un conflitto – la Grande Guerra – che, dal punto di vista delle innovazioni, ha assistito alla più rapida accelerazione del progresso tecnologico della storia. Le guerre sono da sempre intimamente legate all’evoluzione tecnologica e sociale: molto spesso sono state proprio le necessità belliche a divenire il traino in moltissimi campi della scienza e della tecnica e la Prima Guerra Mondiale rappresenta, da questo punto di vista, un esempio insuperato.

Già dal diciannovesimo secolo la produzione su larga scala di armi, perfezionata all’interno delle armerie americane, contribuì a cambiare per sempre il volto del conflitto militare, tanto che la guerra civile americana del 1861-65 può essere considerato a tutti gli effetti il primo esempio di “guerra industrializzata”. Nei 50 anni che seguirono, dal momento che l’industria Americana, Britannica e Tedesca crebbero in modo esponenziale e altri paesi subirono le proprie rivoluzioni industriali, il design militare divenne sempre più sofisticato e, di conseguenza, mortale.

Sebbene la causa, pretestuosa, sia stata ricondotta all’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando e di sua moglie da parte di un nazionalista serbo-bosniaco, le origini del primo conflitto mondiale sono riconducibili a motivazioni molto più radicate: l’assassinio, infatti, fu solo la miccia in quella che era diventata, nel corso dei precedenti decenni in Europa, un’accesa fermentazione di fervori nazionalisti, trame di complesse alleanze politiche, controversie territoriali, rivalità coloniali e competitività economica. Inoltre, a tutto ciò – con l’avvento dell’industrializzazione – si aggiunse una corsa agli armamenti che interessò tutta Europa, nella quale ogni paese tentava di rafforzarsi militarmente, favorendo le speranze di nuove espansioni territoriali.

Furono numerose le innovazioni militari introdotte per la prima volta nel corso del primo conflitto mondiale, tra cui armi chimiche come l’iprite (conosciuto anche con il nome di gas mostarda), i biplani usati per i bombardamenti e le ricognizioni aeree, i sottomarini e i carri armati. E ancora: mine antiuomo, mortai da trincea, granate, mitragliatrici, fucili e pistole, tra le quali la Parabellum Luger P08, in dotazione all’esercito tedesco (una delle prime pistole semi-automatiche mai viste in azione e chiaro esempio della funzionalità progettuale tedesca dell’epoca). Furono i pezzi di artiglieria i responsabili del maggior numero di vittime in battaglia: come il “Big Bertha”, che fu progettato e costruito in Germania da Krupps. I progetti per questo tipo di artiglieria di assedio furono perfezionati durante la guerra per avere canne più lunghe e calibri maggiori, nonché traiettorie di fuoco più alte, portando a prestazioni sempre migliori.

Il “Big Bertha”

Invece, il carro armato Mark 1 dell’esercito Britannico, soprannominato “Big Willie”, potrebbe essere – a tutti gli effetti – l’innovazione più strettamente legata all’immaginario che abbiamo della Prima Guerra Mondiale. Con il suo telaio da trattore agricolo, Big Willie si muoveva lentamente ed era – dal punto di vista meccanico – abbastanza inaffidabile ma aveva due enormi vantaggi rispetto ai convenzionali veicoli a ruote: poteva, senza troppe difficoltà, viaggiare su campi di battaglia con terreni impregnati d’acqua e, grazie alla sua lunghezza di quasi 8 metri, poteva superare agevolmente gli ostacoli, come trincee molto ampie.

Il “Big Willie”

Sebbene in forma primitiva, un’ulteriore innovazione introdotta per la prima volta durante la Grande Guerra fu la comunicazione radio, che si rivelò un’inestimabile e strategica risorsa per tutte le parti coinvolte.

Nonostante la rapida evoluzione tecnologica, in quattro brevi – ma eccezionalmente sanguinosi – anni, il mondo fu brutalmente catapultato dalla Belle Époque, periodo dagli anni dorati, alla moderna era industriale. L’ordine della società fu irrimediabilmente sconvolto con sistemi di classe soverchiati e un’intera generazione persa per sempre. La cosiddetta “guerra per porre fine a tutte le guerre” aveva lasciato una scia di sangue nella storia umana che non poteva essere dimenticata né ignorata e il compito di ricostruire un mondo nuovo ricadde su architetti e progettisti: fu, infatti, la totale devastazione – piuttosto che qualsiasi progresso tecnico o innovazione progettuale – la vera eredità della Prima Guerra Mondiale. Specialmente nello sviluppo del design moderno negli anni che seguirono.

Greta Aldeghi

Greta Aldeghi

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