LetteraturaPrimo PianoI volti della filosofia: Protagora, il padre della sofistica

Francesca Ricciuti3 Agosto 2019
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Protagora, considerato il padre della sofistica, è stato anche un retore e filosofo greco antico.

Nato ad Abdera, in Tracia, nella seconda metà del V secolo a.C., le fonti raccontano che a trent’anni cominciò a dedicarsi all’insegnamento sofistico, il che lo portò a viaggiare per tutta la Grecia e a soggiornare più volte ad Atene. Qui entrò in contatto con personalità importanti sia nell’ambito culturale (come Euripide) che in quello politico, come Pericle che lo scelse per redigere la costituzione di Thurii, nuova colonia panellenica fondata nel 444 a.C.

Fra le opere che quasi sicuramente appartengono a Protagora, citiamo i Ragionamenti demolitori (citati anche come Sulla verità) e Le antilogie, opera principale di Protagora, ovvero «discorsi antitetici» nei quali a ogni argomento corrisponde il suo contrario, in modo da dimostrare come la verità sia impossibile da raggiungere proprio nell’ambito della ragione stessa. Protagora compose anche scritti sulla religione e sullo Stato, ma di questi ci sono rimasti solo dei frammenti.

La filosofia di Protagora è riassumibile in una sua famosa asserzione: «L’uomo è la misura di tutte le cose, di quelle che sono per ciò che sono, e di quelle che non sono per ciò non sono».

Il sofista intende affermare che la realtà oggettiva è diversa in base alla differente interpretazione dei singoli individui: «Quali le singole cose appaiono a me, tali sono per me e quali appaiono a te, tali sono per te: giacché uomo sei tu e uomo sono io».

Dal relativismo appena citato derivano il relativismo conoscitivo, per cui non esiste un principio assoluto, e il relativismo etico, cioè morale, secondo cui non esiste un bene o un modello di comportamento assoluto, ma ciò varia da uomo a uomo.

Poiché per Protagora ogni opinione soggettiva è vera e potendo quindi a proposito di ogni argomento sussistere opinioni contrarie (esistenza del δισσὸς λόγος, del «ragionamento duplice»), l’abilità dell’oratore deve consistere nel sostituire, nel convincimento dell’ascoltatore, un’opinione a un’altra: e giacché tale abilità è naturalmente tanto maggiore quanto più valide radici ha l’opinione da oppugnare, si intende come questo ideale della retorica-dialettica protagorea potesse essere simboleggiato nella formula del «far prevalere la tesi altrimenti destinata alla sconfitta».

Protagora può essere considerato uno dei primi pensatori agnostici. La sua opera Sugli dèi cominciava infatti con le seguenti parole: «Intorno agli dèi non ho alcuna possibilità di sapere né che sono né che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sapere, sia l’oscurità dell’argomento sia la brevità della vita umana».

Il relativismo espresso dalla filosofia di Protagora è stato negativamente interpretato da una parte della critica in quanto sinonimo di tutto è vero e, quindi, giustificazione di qualsiasi comportamento amorale, in quanto tutto sarebbe lecito. Al contrario, Protagora prevede un principio di scelta, basato sull’utile, inteso come il bene del singolo e della comunità.

Francesca Ricciuti

Abruzzese, classe '85. Laureata con lode in Filologia Classica presso la Sapienza di Roma. Da sempre appassionata delle lingue classiche ho insegnato sia privatamente che a scuola. Ho avuto esperienze di ufficio stampa nell’ambito di uno stage presso la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea. Attualmente sono nell'ufficio affari internazionali di una confederazione nel quale mi occupo di progettazione europea, internazionalizzazione e comunicazione.