ArtePrimo PianoProrogata l’opera Manifesto di Julian Rosefeldt

Avatar Maria Virelli27 Aprile 2019
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Prorogate fino al 5 maggio le visite all’installazione di Julian Rosefeldt Manifesto, ospitata nella cornice del Palazzo delle Esposizioni di Roma. L’opera dell’artista tedesco, apparsa per la prima volta nel 2015, rende omaggio ai manifesti artistici del Novecento e, nello stesso tempo, mette in discussione il ruolo dell’artista nella società contemporanea.

Definito “manifesto dei manifesti” l’opera consiste in una videoinstallazione multischermo con 13 proiezioni, di 10 minuti e 30 secondi ciascuna, in ognuna delle quali un protagonista, interpretato sempre dalla poliedrica Cate Blanchett, recita parti inerenti a idee centrali dei manifesti di vari movimenti politici o artistici che hanno segnato la storia del Novecento, in uno scenario contemporaneo.

Si passa dai manifesti di futuristi, dadaisti, Fluxus, suprematisti, situazionisti, Dogma 95 e di altri collettivi o movimenti, alle riflessioni individuali di artisti, danzatori e registi come Umberto Boccioni, Antonio Sant’Elia, Lucio Fontana, Claes Oldenburg, Yvonne Rainer, Kazimir Malevich, André Breton, Elaine Sturtevant, Sol LeWitt, Jim Jarmusch, Guy Debord, Adrian Piper, John Cage.

Non essendo tracciato un percorso rigido lo spettatore può liberamente costruirsi la sua sequenza, decidendo di volta in volta di fronte a quale personaggio sedersi e in quale situazione catapultarsi; affascinano le ambientazioni e le architetture, campo in cui Rosefeldt è maestro, i tagli non convenzionali dell’inquadratura e la scelta dei personaggi, oltre che la quantità di riferimenti e citazioni.

L’opera è stata installata la prima volta all’Australian Centre for the Moving Image dal 9 dicembre 2015 al 14 marzo 2016. L’installazione è stata portata anche a Berlino al Museo del presente dell’Hamburger Bahnhof dal 10 febbraio al 10 luglio 2016 e al Park Avenue Armory di New York dal 7 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017. Una versione filmica di 90 minuti è stata presentata con successo al Sundance Festival nel gennaio 2017.

La rilettura di Rosefeldt è spesso dissacrante; si viene catapultati in scenari sospesi tra il realistico e il distopico, in cui non esistono gli eroi promulgati dalle Avanguardie, ma emerge la realtà delle figure marginali; non c’è eroismo, c’è solo la parodia di un ideale sfiorato. Undici diversi personaggi femminili e uno maschile: un senzatetto, una broker, l’operaia di un impianto di incenerimento dei rifiuti, una CEO, una punk, una scienziata, l’oratrice a un funerale, una burattinaia, la madre di una famiglia conservatrice, una coreografa, una giornalista televisiva e un’insegnante, altrettante voci in un unico volto capace di metamorfosi sorprendenti.

Si assapora la drammaticità della questione dell’arte al servizio delle avanguardie politiche, arte manipolatrice delle menti, con una Blanchett burattinaia di logori pupazzi e marionette che rappresentano tutti i grandi personaggi delle rivoluzioni dei secoli scorsi; la rassegnazione che “niente è originale” e che “l’autenticità è preziosa, l’originalità inesistente” negli insegnamenti di una maestra a dei bambini delle elementari parlando di cinema.

Gli interrogativi che emergono riguardano la possibilità o meno di cambiare il mondo attraverso l’arte, se i brucianti ideali che hanno spinto le Avanguardie e le rivoluzioni artistiche, e non solo, abbiano retto alla prova del tempo, se abbiano un valore universale o siano legati alla contingenza e come, ma soprattutto se, nella società odierna, abbiano ancor modo di essere.

Manifesto è un’opera originale e coraggiosa che utilizza il medium filmico per parlare d’arte, in modo poco convenzionale, ma di sicuro impatto.

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Maria Virelli

Nata nel beneventano, ha studiato Letteratura, musica e spettacolo alla Sapienza di Roma. Appassionata fin dalla tenera età di Edgar Allan Poe, cinema e musica rock, considera l'arte sotto tutte le sue sfaccettature la massima espressione della bellezza e intelligenza umana. Ha trovato la sua dimensione ideale nella sperimentazione della scrittura. Scrive da freelance su testate regionali e culturali.