LetteraturaMusicaPrimo PianoPost-illa: tra cantautorato e letteratura, l’imperdonabile Maria Antonietta

Giorgia Pellorca Giorgia Pellorca13 Settembre 2019
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È stata pubblicata lo scorso marzo dalla casa editrice Rizzoli l’opera prima della cantautrice Maria Antonietta, nome d’arte di Letizia Cesarini – classe 1987 – che ha esordito nel panorama italiano musicale nel 2012 con l’album Maria Antonietta prodotto da Dario Brunori (Brunori Sas). A seguito di altri due album (Sassi, 2014 e Deluderti, 2018) questa ragazza imperdonabile ha voluto rendere omaggio alle sue “sorelle maggiori”, come lei le ha definite; donne straordinarie (e per questo imperdonabili) che non hanno voluto piegarsi ai rigidi dettami sociali che da sempre imbrigliano la figura femminile. Nessun compromesso, estremo coraggio e timorose fragilità si fondono nell’assoluta convinzione di voler essere come si è (perfettamente imperfette) e andarne dannatamente fiere. In copertina troviamo sullo sfondo nero un Giglio di mare soave e luminoso, opera e collage di Mary Delany; i collage racchiusi all’interno del libro invece sono opera dell’autrice. Ma tutto il libro, in realtà, è un grande collage. Si alternano prose e poesie, citazioni e flussi di coscienza in una struttura atipica o quanto meno desueta: la tipologia è quella di un Libro D’Ore. Lo specifica la stessa autrice nell’introduzione rivolgendosi direttamente al lettore:

«[Il libro] ti condurrà per mano dal Mattutino a Compieta, dalle prime luci dell’alba al calare della notte. Si ispira a quei Libri d’Ore medievali che scandivano la giornata secondo le ore liturgiche e a ognuna abbinavano delle letture, dei salmi e un corredo di miniature. Ovviamente quella che hai tra le mani ne è una versione laica e stramba, ma il meccanismo è lo stesso. Ogni singola “Ora” è introdotta dalla parola di una di queste sette ragazze imperdonabili: un passo, una citazione o una manciata di versi che per me sono stati importanti. […] Questa parola è la fiamma da cui scaturiscono sette poesie e un racconto, di cui la ragazza stessa è protagonista».

Racconti scritti rigorosamente in prima persona: Maria Antonietta l’imperdonabile, da vera cantautrice, canta e restituisce la voce alle sue ragazze. Chi sono queste donne? Delle poetesse guerriere. C’è Emily Dickinson (di cui abbiamo già parlato: https://lacittaimmaginaria.com/la-liberta-rivoluzionaria-di-emily-dickinson/) che sceglie di «dirigere la sua energia su una missione diversa dal fiorire»; la donna infatti sceglierà di vivere circondata da libri in quella che potrebbe sembrare un’autoreclusione ma che, invece, altro non fu che una rivoluzionaria libertà. Perché La rivoluzione è della parola. Orale o scritta che sia. C’è inciso questo sulla copertina di Sette ragazze imperdonabili e l’autrice non fa che elargire questo mantra ad ognuna delle sue ragazze. Giovanna d’Arco ci svela una grande verità (nonché “strillone” e quarta di copertina del libro): «Dio è entrato nella storia grazie a una femmina». Ha potuto scegliere di nascere e di manifestarsi e tra tutti i modi in cui poteva, in atto e in potenza, ha scelto di essere generato da una donna. «Questo dice Giovanna d’Arco/Maria Antonietta mi ha sempre dato un’incredibile fiducia». E, paradossalmente, di fiducia parla anche Etty (Esther) Hillesum, ebrea olandese vittima dell’Olocausto; ci ha lasciato un diario, ma diversamente da quello di Anna Frank, quello di Etty è stato pubblicato nel 1981. Forse perché lei è, a tutti gli effetti, una donna antidramma; emanano luce di speranza le sue parole nonostante siano state scritte in un contesto storico raccapricciante. La sua risolutezza, la sua serenità sembrano quasi aliene. Lo stesso tipo di luce salvifica le viene restituita da Maria Antonietta:

«Sento però che c’è da avere fiducia in questa vita, caro amico, c’è da difenderla questa fiducia, c’è da fermarsi e svuotare il portafoglio per un mazzo di boccioli di rosa. Non voglio fare come una sciocca che digiuna per paura che il cibo un giorno finirà. Quando mi chiameranno sorriderò, semplicemente, e mi prenderanno per una pazza, ma soltanto sorridendo il derubato ruba qualcosa al ladro».

Antonia Pozzi ci ricorda che «non è necessario assomigliare agli altri per essere felice», che non dobbiamo necessariamente infischiarcene di tutto perché non dobbiamo solo esistere, ma vivere, ed è impensabile riuscire a vivere nell’indifferenza.

«Ho ventisei anni, troppi pochi per illudermi di trovare la soluzione e troppo pochi per rassegnarmi a un meccanismo di cui non voglio far parte».

A Cristina Campo il mondo dietro ai vetri dei taxi appare «perfetto e intatto» e azzera tutti i suoi fatti privati ad «accidenti privi di significato». Sylvia Plath conosce bene, come tutti, «il sapore del fallimento» che assomiglia a quello «della zuppa di lacrime» che mangia spesso la sera quando picchia «col cucchiaio sul fondo della scodella»; ma Sylvia, cosciente delle proprie ferite e ben consapevole della forza che silente la domina, dice anche che spesso «è un problema avere troppe risorse interiori, ti si affollano tutte intorno e dentro e non rimane spazio, sei circondata». E dulcis in fundo troviamo Marina Cvetaeva che aspira alla pienezza, sente di averne diritto e vuole strappare ad ogni creatura il suo segreto.

Mi sono accostata con timore al libro di Maria Antonietta. Non è facile rendere omaggio ai giganti che tengono sulle spalle quei nani che siamo noi. Ho avuto paura di leggere qualcosa che non fosse un omaggio a queste grandi donne e che, in qualche modo, potesse anche infastidirmi. E invece è bello sbagliare e potersi ricredere. È bello onorare chi ci ha fatto da mentore soprattutto se lo si fa in maniera sincera e limpidamente umana. Non ho altro da aggiungere su questa giovane autrice a cui porgo i miei più sinceri auguri e chiudo proprio con le sue parole:

«Credo che sia fondamentale rendere omaggio ai propri maestri. E questo libro è un omaggio alle mie maestre. Che cosa mi hanno insegnato? A non sentirmi in dovere di semplificarmi, di censurarmi, di ammorbidirmi. A prendermi sul serio, a darmi una possibilità. Ad avere fiducia e a non sentirmi in colpa se ho molti desideri e se molti di questi desideri sono folli per la maggior parte delle persone. Ad accettare il fatto che sono molte cose contemporaneamente e spesso in conflitto tra loro. Ad accettare i miei spigoli, la mia complessità, ma anche le mie risorse interiori, sorprendenti, maggiori di quelle che credevo. […] Mi hanno insegnato che quello che dici e fai esiste, e ha valore, anche senza un pubblico».

Maria Antonietta ha portato e sta portando le sue Sette ragazzi imperdonabili in tour. Il prossimo appuntamento le vedrà protagoniste in un concerto/reading nella splendida chiesa (consacrata!) di Sant’Oliva di Cori (LT): prima tempio pagano, poi chiesa medievale accresciuta nel tempo; ora nella magnifica cappella interamente affrescata, grazie alla rassegna di musica Inkiostro, molti artisti salgono sull’altare a diffondere il verbo: che l’arte sia con noi, sempre.

Per saperne di più: https://inkiostro.eu/

Giorgia Pellorca

Giorgia Pellorca

Vive nell'agro pontino e quando può si rifugia in collina, a Cori, tra scorci mozzafiato, buon vino e resti storici. Ha studiato Lettere moderne per poi specializzarsi in Filologia. Curiosità ed empatia si fondono nell'esercizio dell'insegnamento. Organizza eventi quali reading e presentazione di libri.