CinemaLetteraturaPrimo PianoPost-illa: Pasolini e il Brasile

Giorgia Pellorca Giorgia Pellorca26 Aprile 2019
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Nel 1970 Pasolini intraprese un viaggio nel sud America, Paese poco presente nel suo immaginario poetico e letterario differentemente dall’Asia o dall’Africa; invece è molto presente e radicato il pensiero pasoliniano in sud America: basta considerare che i suoi studi sono quasi più assidui in Brasile che in Italia. Nel 1970 Pasolini ha quarantotto anni, si sente “vecchio”; sono gli anni dei viaggi (quelli in Africa con Moravia), sono gli anni in cui è molto impegnato nel cinema: nel ’71 avrebbe girato il Decameron e nel ’69 aveva già girato Medea (eroina di un mondo sottoproletario e retrogrado, contrapposta a Giasone, eroe del mondo razionale e moderno) con Maria Callas. Infatti è proprio con lei che Pasolini si reca in Brasile: il loro è un rapporto molto stretto. Nel ’70 Pasolini è all’apice della carriera, è conteso tra teatro e cinema. Scrive una poesia durante il viaggio in Brasile, Gerarchia, che poi pubblica al rientro su Transumar e organizzar. Il 1970 è un anno tragico per il Brasile: dal ’64 affronta il periodo più cupo tra tirannie, disordini, esili, violenze. Sono numerosi i brasiliani che partono, molti dei quali arrivano in Italia. Pasolini e Maria Callas partono il 13 marzo 1970 da Parigi; sono diretti a Valle del Prada per presentare Medea. Gerarchia non è un taccuino di viaggio, ma una riflessione sul terzo mondo.

 

Se arrivo in una città
oltre l’oceano
Molto spesso arrivo in una nuova città, portato dal dubbio.

 

I dubbi di Pasolini sono rivolti al sistema capitalistico. Sulla bandiera del Brasile leggiamo “ordine e progresso”, ma per Pasolini sviluppo e progresso non coincidono. È presente però la speranza:

 

Divenuto da un giorno all’altro pellegrino
di una fede in cui non credo;
rappresentante di una merce da tempo svalutata,
ma è grande, sempre, una strana speranza –

 

La speranza è strana perché lui si vede come una forza del passato, forse un po’ consumata, ma comunque una forza e anche grande.

 

Scendo dall’aeroplano col passo del colpevole,
la coda tra le gambe, e un eterno bisogno di pisciare,
che mi fa incamminare un po’ ripiegato con un sorriso incerto –
[…] Poi l’ignoto.

 

Pasolini si sente “colpevole” mentre scende dall’aereo perché sa bene di incarnare il capitalismo; l’inserimento del bisogno fisiologico è del tutto voluto: dà il senso del corporeo e della sporcizia. Ad aspettarlo c’è l’ignoto. Si aspetta di trovare e di vedere ciò che è diverso.

 

Chi passeggia alle quattro del pomeriggio
sulle aiuole piene di alberi
e i boulevards d’una disperata città dove europei poveri
sono venuti a ricreare un mondo a immagine e somiglianza del loro, spinti dalla povertà a fare di un esilio una vita?
Con un occhio alle mie faccende, ai miei obblighi –
Poi, nelle ore libere,
comincia la mia ricerca, come se anch’essa fosse una colpa –
La gerarchia però è ben chiara nella mia testa.
Non c’è Oceano che tenga.

 

Pasolini sta parlando di una zona che non è turistica, ma periferica: non è certo il centro di Rio quello che lui descrive.

 

Di questa gerarchia gli ultimi sono i vecchi.
Sì, i vecchi alla cui categoria comincio ad appartenere
(non parlo del fotografo Saderman che con la moglie
già amica della morte mi accoglie sorridendo
nello studiolo di tutta la loro vita)

 

Gli ultimi della gerarchia sono i “vecchi” come lui; ce l’ha particolarmente con i vecchi perché sono i più vicini alla morte, perché incarnano la tradizione. Pasolini si sente troppo vecchio per essere il figlio che è, che si sente di essere; si sente un figlio, ma metaforicamente (e anagraficamente) è un padre. È proprio l’età filiale/sentimentale che pesa.

 

Sì, c’è qualche vecchio intellettuale
che nella Gerarchia
si pone all’altezza dei più bei march ettari

 

Gli intellettuali invecchiano prima delle altre persone perché pensano di più, soffrono di più; Pasolini li considera comunque dei marchettari. Vive tra questa forbice contraddittoria di chi è perverso, ma ha a cuore gli umili. Il discrimine è anagrafico, non sociale, non economico. Il quartiere dove risiede Pasolini è uno dei quartieri della droga, dello spaccio, della prostituzione.

 

[…] l’ascesi ha bisogno del sesso, del cazzo –

 

Cosa ci fa in quel quartiere? Sicuramente non è con la Callas; è lì per avere dei rapporti sessuali, lo capiamo al verso successivo:

 

quella finestrella dell’hotel dove si paga la stanzetta –

 

Ma è qualcosa che non lo appaga completamente perché il sesso è una

 

[…] notte di pioggia che non porta il fresco.

 

Nell’ultima parte arriva l’invettiva contro i vecchi:

 

Accuso i vecchi di avere comunque vissuto,
accuso i vecchi di avere accettato la vita
(e non potevano non accettarla, ma non ci sono
vittime innocenti)
la vita accumulandosi ha dato ciò che essa voleva –
accuso i vecchi di avere fatto la volontà della vita.

 

L’unica speranza è la gioventù e il Brasile è la terra dei giovani. Colpa e caso sono legati da un nodo inestricabile che rende il destino denso di una grazia brutale (parole con cui si chiude la poesia). Parole che appartengono alla vita stessa. Non esistono vittime innocenti.

Giorgia Pellorca

Giorgia Pellorca

Vive nell'agro pontino e quando può si rifugia in collina, a Cori, tra scorci mozzafiato, buon vino e resti storici. Ha studiato Lettere moderne per poi specializzarsi in Filologia. Curiosità ed empatia si fondono nell'esercizio dell'insegnamento. Organizza eventi quali reading e presentazione di libri.