LetteraturaMusicaPrimo PianoPost-illa: la scrittura come panacea in “China Town” di Caparezza

Giorgia Pellorca Giorgia Pellorca11 Ottobre 2019
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Vengono dedicate canzoni a dettagli, stati d’animo, città, avvenimenti storici; ma cosa avviene quando la fonte d’ispirazione è lo stesso strumento che ci permette l’espressione? Succede che, in un mix di commozione e magia, la potente e antica pratica della scrittura viene celebrata come un’innamorata, come una salvatrice. È quello che dichiara Caparezza in China Town: l’autore descrive il suo rapporto con la scrittura e il viaggio spirituale che lo conduce alla città della china. L’inchiostro che bagna la carta e dà voce ai pensieri di chi scrive si fa così protagonista fuggendo dal ruolo di strumento pratico e narratore di altri personaggi.

 

Non è la fede che ha cambiato la mia vita, ma l’inchiostro
Che guida le mie dita, la mia mano, il polso

 

Non solo conduce l’anima (di Caparezza, e non solo) alla salvezza, ma è una forza misteriosa che muove e guida la mano nell’atto della scrittura e che diventa sacrale come un momento di raccoglimento e di preghiera.

 

Non è la droga a darmi la pelle d’oca ma
Pensare a Mozart in mano la penna d’oca
Sullo scrittoio a disegnare quella nota fa la storia
Senza disco, né video, né social

 

Al Salvemini non serve usufruire di droghe per andare in estasi, ma pensare che Mozart attraverso le sue composizioni musicali ha fatto la storia della musica senza servirsi di social network, affidando il suo talento alle note (la, fa) e alla penna d’oca imbevuta di inchiostro.

 

Valium e prozac non mi calmano
Datemi un calamo
o qualche penna su cui stampano
il nome di un farmaco.
Solo l’inchiostro cavalca il mio stato d’animo
Chiamalo ipotalamo

 

Nulla riesce ad alleviare il nervosismo e la frenesia del cantautore, se non il calamo: la scrittura è dunque per lui anche terapeutica. Solo l’inchiostro riesce a cavalcare, a domare, i suoi stati d’animo (nel cantare la parola ipotalamo, Caparezza la scandisce in ippo talamo: l’inchiostro ha la meglio sul cavallo selvaggio della sua mente). Altro che Freud (e l’uso di sostanze stupefacenti):

 

Ho un foglio bianco:
per volare alto lo macchio
come un’ala di un Albatro.
Per la città della China
Mi metto in viaggio
Pellegrinaggio
Ma non a Santiago: vado a China Town

 

Il foglio bianco macchiato dal nero inchiostro gli permette di volare in alto, di andare in pellegrinaggio: l’esperienza della scrittura è un viaggio spirituale. Il foglio è la finestra su nuovi mondi, uno strappo nel cielo; l’inchiostro è tutto ciò che il viaggiatore possiede e che gli permette di proseguire nell’avventura. China Town, il paese dell’inchiostro e della scrittura, è per lui il Gange, la terra santa (la Palestina), la Mecca, e non solo:

 

Il prodigio che dà voce a chi non parla
a chi balbetta

 

Un piccolo grande miracolo che all’occorrenza ci permette di tornare bambini come nel libro di Pennac Messieurs les enfants: China Town è dunque anche un rifugio sicuro. Ma occorre avere la “pazienza degli amanuensi” per chi intraprende questo mestiere, Salvemini lo sa bene; ecco perché

 

L’inchiostro sa quante frasi nascondo i silenzi

 

A volte risulta difficile esprimersi attraverso l’inchiostro; è necessario studio e pazienza, esercizio e costanza prima di potersi confondere nell’inchiostro “tipo caccia al calamaro”: la scrittura porge la sua mano a chi sa farne buon uso. Ed ecco che Caparezza diventa un Colombo in pena che cerca sfinito l’attracco; il suo globo è

 

la penna sfera sulla pergamena
ma non vado per l’America
sono diretto a China Town
vado dagli Appennini alle Ande
nello zaino i miei pennini e le carte
dormo nella tenda come uno scout
scrivo appunti in un diario senza web layout
Il luogo non è molto distante
L’inchiostro scorre al posto del sangue
Basta una penna e rido come fa un clown
A volte la felicità costa meno di un pound

 

Non scorre sangue nelle vene, ma inchiostro: dunque non viene prediletto un atteggiamento impetuoso e violento, ma l’autore preferisce abbracciare il dialogo e le parole e perciò l’umanità. Nel finale della canzone in cui Caparezza si immagina nel momento di chiusura di un suo concerto, spera che il prossimo arrivi presto; osserva il palco spento, soddisfatto e malinconico, ed entra nella stanza sul far del mattino con la consolazione che, lì per lui,

 

C’è sempre una penna sul comodino

Giorgia Pellorca

Giorgia Pellorca

Vive nell'agro pontino e quando può si rifugia in collina, a Cori, tra scorci mozzafiato, buon vino e resti storici. Ha studiato Lettere moderne per poi specializzarsi in Filologia. Curiosità ed empatia si fondono nell'esercizio dell'insegnamento. Organizza eventi quali reading e presentazione di libri.