CinemaLetteraturaMusicaPrimo PianoPost-illa: La passione di Giovanna d’Arco (e la sua sonorizzazione)

Giorgia Pellorca Giorgia Pellorca5 Ottobre 2019
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La passione di Giovanna d’Arco è un film muto del 1928; il regista danese Carl Theodor Dreyer inizia a interessarsi al personaggio di Giovanna nel 1924, anno in cui la martire viene canonizzata. Tutti conosciamo Giovanna, la sua storia e la sua tragica morte, eppure Dreyer non ha voluto cavalcare l’onda narrativa già esistente, preferendo invece una trasposizione diversa, originale, più “intima”. Basandosi sulle parole trascritte nel verbale del processo (conservato nella Biblioteca della Camera dei Deputati di Parigi, come, per altro, ci viene detto dallo stesso film in apertura), il regista ha voluto celebrare il trionfo dell’interiorità, dell’anima, sulla superficialità della vita (e della morte). Il sipario si apre nella sala del tribunale; Giovanna è incatenata, candida, angelicata. Sembra già una santa. C’è subito un contrasto visivo tra lei e il giudice che appare rozzo, quasi deforme, arcigno, come il resto del clero. La contrapposizione tra i clericali e la giovane è continua: emerge nell’espressività dei volti lividi, rugosi e accigliati degli accusatori rispetto al limpido ed eburneo viso di Giovanna, con due occhi grandi e profondi spesso bagnati da lacrime. I volti si fanno veicoli di emozioni, forme di cui si serve l’interiorità dei personaggi per prendere voce attraverso le riprese composte da primi piani strettissimi, non frontali ma laterali, straordinariamente inusuali; per non parlare dell’attenzione ai particolari simbolici: la croce d’ombra sulla parete che Giovanna osserva pervasa da stupore e meraviglia ricompare come sfondo nel momento in cui si sta comunicando per l’ultima volta e nel finale, prima di morire, quando, avvolta nel suo abbraccio accorato e disperato, la croce le viene strappata dalle mani. Emblematica la frase di chiusura (che si legge nella didascalia) sollevata da un uomo del popolo contro il clero: «Voi avete bruciato una Santa!».

Il film all’epoca veniva proiettato con l’accompagnamento di brani musicali eseguiti dal vivo. Non sappiamo come (e se) Dreyer avesse pensato la musica per il suo film o avesse scelto un accompagnamento musicale definito; ad ogni modo ci hanno pensato Corrado Nuccini (Giardino di Mirò) e Xabier Iriondo (Afterhours) che andranno in tour sonorizzando questo capolavoro del cinema muto. Non è solo un cineconcerto, non è solo un accompagnamento musicale; è un’esperienza sensoriale che unisce immagine e suono, partiture che danno voce alla psicologia e ai sentimenti dei personaggi. Il tour comincia il 3 ottobre nella prestigiosa Villa Medici di Roma per continuare il 18 ottobre nel Complesso Monumentale della Chiesa di Sant’Oliva di Cori (LT) per la rassegna “Inkiostro”; poi il 26 ottobre a M9 – museo del ’900 di Mestre (Ve) per “Soundyard” e il 22 novembre all’Auditorium Loria di Carpi (Mo) nell’ambito de “Le maschere del Suono”.

Giorgia Pellorca

Giorgia Pellorca

Vive nell'agro pontino e quando può si rifugia in collina, a Cori, tra scorci mozzafiato, buon vino e resti storici. Ha studiato Lettere moderne per poi specializzarsi in Filologia. Curiosità ed empatia si fondono nell'esercizio dell'insegnamento. Organizza eventi quali reading e presentazione di libri.