ArtePrimo Piano“En plein air”: Piero Pizzi Cannella in mostra presso la Galleria Mucciaccia

Nicoletta Provenzano7 Gennaio 2020
https://lacittaimmaginaria.com/wp-content/uploads/2019/10/SD2_1891_ridotta.jpg

Piero Pizzi Cannella, assente da qualche tempo dagli spazi espositivi della capitale, espone di nuovo a Roma, presso la Galleria Mucciaccia, dodici lavori di grandi dimensioni in una mostra personale dal titolo En plein air, a cura dell’Archivio Pizzi Cannella e della stessa Galleria, con testo critico del filosofo Franco Rella.

Ricchezze sottaciute dal tempo emergono diafane, fragili, evanescenti dal fondo, immerse nel bianco, rimanendo sospese sopra un confine che è fatto di un paesaggio aprico e opaco al tempo stesso. Dal territorio dell’ombra l’artista traccia nuovi frammenti di storie, esplorate e ricercate “en plein air”. Pizzi Cannella intraprende un’avventura di luce e si immerge nel bagliore accecante per sondarne la ripa opposta, il punto dove il confine si nega ad ogni distinzione e non vi è più negazione tra due entità che combattono, ma confluenza e sovrapponibilità.

Ori e madreperle, coralli, ombre cinesi, leggere vesti sospese sono involucri di un mondo che lo sguardo tenta di attraversare, tasselli di memoria che si compongono in luoghi appena accennati, antri di luce abbagliante entro cui la pittura discende per trovare verità. Il colore timidamente appare in sfumature azzurrate e geometriche, in spazi piastrellati di usanze e tradizioni, negli indumenti abbandonati, appena rivelati nell’atmosfera acquosa dell’opera Bagno Turco.

Piero Pizzi Cannella, Bagno Turco, 2019, tecnica mista su tela, cm 155×200, Courtesy Archivio Pizzi Cannella

Come scrive Franco Rella nel suo testo critico, Pizzi Cannella approda ad un nuovo passaggio della sua ricerca: «La conquista del bianco, che è forse al di là sia dell’ombra che della luce, che di fatto, come scrive lo stesso Pizzi Cannella, nel suo eccesso è ombra, è invisibilità».

Dall’ombra in cui la verità dell’anima risiede e la realtà delle cose viene evocata, l’artista indaga lo specchio dell’essere, attraverso il bianco, nelle sue presenze divine o demoniache. Urne e vasi dorati nella calda luce del giorno dissotterrano simbolicamente i resti di un passato che non cela vestigia e fasti, ma tiene custoditi segreti i candori, le innocenze, le speranze, la necessità di redenzione. Su di una campitura di luce bianca l’opera Ombra cinese salda passato e presente, il passaggio tra vita e morte.

Piero Pizzi Cannella, Ombra cinese, 2019, tecnica mista su tela, cm 155×200, Courtesy Archivio Pizzi Cannella

La mostra espone al fianco della luce, insieme alle opere di bianca memoria, tre tele, che ripercorrono ancora l’ombra: Nottambulo; Nottambulo, le stelle; Nottambulo, l’oro.

Nell’opera Nottambulo, l’oro la luce si fa strada nell’oscurità per creare lei stessa le tenebre e da queste far affiorare preziose antichità, ricordi lontani quasi rammentati o prossimi allo smarrimento, presenze impossibili da raggiungere, ma che indugiano ancora nell’anima come qualcosa che un tempo ad essa apparteneva.

Piero Pizzi Cannella, Nottambulo, l’oro, 2019, tecnica mista su tela, cm 155×200, Courtesy Archivio Pizzi Cannella

Il percorso esplorativo dell’artista, nel suo viaggio dalla notte nera, indaga la materializzazione di una realtà nel suo apparire a volte celato, oppure evidenziato dalle oscurità, che ne delimitano i confini. Nella nuova ricerca sul bianco Pizzi Cannella estende la percezione verso la luce, accecante, abbacinante a volte meno decifrabile di un’ombra. Due mondi si uniscono nella visione onirica, si compenetrano, permutano, si avvicendano nella fragilità e nel mistero di oggetti, materie del tempo arcaico, raffinato, inestimabile da cui arrivare oltre la distinzione tra luce e tenebra.

Galleria Mucciaccia, Pizzi Cannella En plein air

 

 

Nota biografica:

Piero Pizzi Cannella nasce nel 1955 a Rocca di Papa (RM). Ha la sua prima personale nel 1978, alla Galleria La Stanza di Roma. Nel 1982 stabilisce il suo studio nell’ex pastificio Cerere, dando vita –  insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio e Marco Tirelli – alla Scuola di San Lorenzo. Da allora ha esposto in numerosissime gallerie in Italia e all’estero, a Basilea, New York, Berlino, Parigi, Singapore, Bologna, Firenze, Milano, Siena, Todi e Verona. Musei e spazi pubblici gli hanno dedicato negli anni mostre personali e ha preso parte a numerosi eventi ed esposizioni collettive: Biennale di Parigi e San Paolo del Brasile (1985); Biennale di Sidney (1986); XI e XII Esposizione Nazionale Quadriennale di Roma (1986 e 1996); Biennale di Venezia (1988, 1993 e 2011); Biennale di Istanbul (1989) solo per citare i più importanti.

Nicoletta Provenzano

Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.