MusicaPrimo PianoPillole musicali: il flauto

Richard Drake14 Marzo 2020
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Il flauto è uno strumento musicale a fiato, a canna cilindrica, in legno o in metallo, su cui sono praticati dei fori. Le note si ottengono con il frazionamento della colonna d’aria mediante l’apertura o la chiusura dei fori. Per il timbro che rammenta quello del flauto sono detti “suoni flautati” o “note flautate” gli armonici ottenuti negli strumenti ad arco. All’interno dei flauti, si possono distinguere tre principali categorie: i flauti dritti, i flauti traversi e i flauti con imboccatura a un’estremità. Tra i vari flauti, i flauti dritti – detti anche “flauti a becco” (poiché alcuni hanno un’imboccatura a forma di becco di uccello), oppure “flauti dolci” – sono i più comuni; sono flauti diritti e a cavità aperta, nei quali è possibile variare la lunghezza della colonna d’aria risuonante mediante l’apertura e la chiusura dei fori. Esempi tipici sono il flauto dolce, il flagioletto, il fischietto, il friscaletto. Rientrano nei flauti dritti anche l’ocarina e il corno di camoscio, in quanto flauti globulari provvisti di fessura.

I flauti traversi  sono invece caratterizzati dalla mancanza di un “labium” e dal fatto di essere tenuti “di traverso” rispetto all’esecutore, in genere alla sua destra. Tipicamente, i flauti traversi adottano chiavi per la chiusura dei fori di intonazione, a differenza degli altri tipi in cui i fori vengono normalmente chiusi direttamente tramite il polpastrello delle dita. Esempi rilevanti sono l’ottavino, il flauto soprano, il flauto traverso, il flauto d’amore, il flauto contralto, il flauto basso, il flauto contrabbasso. I flauti con imboccatura a un’estremità mancano anch’essi del “labium”: l’esecutore soffia direttamente l’aria contro il bordo affilato all’estremità superiore aperta del flauto. Un esempio di questo genere è il flauto di Pan. L’attribuzione dei flauti alla famiglia dei legni deriva dal fatto che, fino al XIX secolo, la materia più utilizzata per la loro costruzione era appunto il legno. Oggi i flauti traversi sono normalmente costruiti in metallo, mentre in legno vengono tuttora prodotti i flauti dritti; ci sono poi flauti, specialmente globulari, costruiti in altri materiali, per esempio le ocarine in terracotta.

Il flauto fu uno strumento di notevole rilievo, insieme ai crotali e al tamburello, nei culti misterici italici, ellenistici e romani. Inusuale l’utilizzo che ne fecero gli Spartani: infatti, nell’esercito spartano, il ritmo degli opliti era dettato dal suono del flauto, ritenuto più adatto di altri a mantenere l’ordine e la concentrazione dei soldati in battaglia. Peraltro, lo stesso uso in battaglia ne facevano i Lidi. È attestata la presenza di flautisti nell’antica Roma che presenziavano durante i sacrifici agli dei. Gaio Sempronio Gracco, fratello minore del più noto Tiberio, durante le proprie orazioni pubbliche si faceva coadiuvare da un suonatore di flauto. Nel Medioevo compaiono in due specie: flauti diritti o dolci con imboccatura a becco, molto usati fino all’inizio del XIX° secolo, e flauti traversi o tedeschi, che si suonano soffiando direttamente contro un’imboccatura laterale.

Johann Joachim Quantz fu il maggior flautista tedesco del suo tempo, e allo strumento apportò vari perfezionamenti. Nacque ad Oberscheden (Hannover), nel 1697, e morì a Potsdam, nel 1773. Insegnò il flauto a Federico il Grande, del quale fu musicista di camera e compositore aulico, a partire dal 1741. Lasciò moltissime pagine flautistiche (assoli, trii, quartetti e circa 500 tra sonate e concerti per Federico II), quasi tutte inedite, e alcuni scritti teorici ed estetici, tra i quali un importante Versuch einer Anweisung die Flöte traversière zu spielen (1752).

Roberto Fabbriciani è un flautista italiano, nato ad Arezzo nel 1947. Presente presso le più rinomate istituzioni musicali internazionali, è ritenuto tra i più grandi interpreti della musica contemporanea. È stato docente presso il conservatorio di Bologna, di Firenze e dei corsi di alto perfezionamento presso l’Università Mozarteum di Salisburgo e la New York University. Ha iniziato giovanissimo la carriera concertistica. Di particolare rilievo è stato il suo sodalizio artistico con Luigi Nono, che ha aperto vie nuove per la musica: Das atmende Klarsein (1980-83); Quando stanno morendo. Diario polacco no. 2. (1982); Prometeo – Tragedia dell’ascolto (1984).

Severino Gazzelloni fu un flautista italiano, nato a Roccasecca nel 1919 e morto a Cassino nel 1992. A lungo primo flauto nell’orchestra sinfonica della RAI di Roma, ha diretto numerosi corsi di perfezionamento in flauto presso istituzioni italiane e straniere, svolgendo – al contempo – un’intensa attività concertistica. Particolarmente impegnato nell’esecuzione della musica contemporanea, si è poi indirizzato anche al repertorio barocco e classico.

I brani più ambiti dai flautisti sono convenzionalmente questi:

Syrinx – Claude Debussy

Prélude à l’après-midi d’un faune – Claude Debussy

Flute Concerto No. 2 in D major – Wolfgang Amadeus Mozart

Sonata for Flute and Piano – Bohuslav Martinů

Concerto – Carl Reinecke

Concertino – Cécile Chaminade

Sonata in B Minor – Johann Sebastian Bach

Andante Pastoral and Scherzettino – Claude-Paul Taffanel

Flute Concerto Jacques Ibert

Sonata for Flute and Piano – Paul Hindemith

Richard Drake

Un uomo vittoriano nel caos della postmodernità.