ArtePrimo PianoPillole d’arte: La Passeggiata

Francesca Ombres Francesca Ombres23 Aprile 2019
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La Passeggiata è un olio su tela del pittore bielorusso Marc Chagall. Realizzata tra il 1917 e il 1918, è oggi conservata presso il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. Rappresenta sullo sfondo Vitesbk, la città natale dell’artista, e in primo piano il medesimo in compagnia della moglie Bella.

La rotondità delle colline acquista la fluidità del dinamismo vitale delle onde. Come il mare, la terra si veste di un solo colore e di tutte le sue sfumature. Le case galleggiano serene sulla superficie del mare erboso: tornano bambine, giocano a nascondino con l’ambiente mimetizzandosi con il suo stesso colore, imparano a disegnarsi di nuovo nella semplicità di profili infantili. Sono piccole strutture incoronate da tetti spioventi, che agevolano lo scivolare dolce della neve, della pioggia e dei pensieri. Ricordano le scomposizioni cubiste che Chagall ebbe modo di apprezzare nei suoi anni francesi. Lasciandosi cullare dolcemente dalle onde erbose, ormai al largo, le casette dimenticano la razionalità e la staticità della lezione cubista. Addirittura la sfidano, riprendendone la monocromia, ma rifiutando la neutralità dei toni legnosi per brillare invece di verde smeraldo. L’unico edificio che non si lascia coinvolgere da questa osmosi cromatica è la Sinagoga dai tenui rosa pastello. Il vestito di Bella, seppur in toni più scuri e vivaci, ne riprende il colore. L’amore per Chagall era sacro e ispiratore, come la fede. «La Bibbia è la più grande fonte di poesia ed arte», affermava.

In primo piano sulla sinistra un telo di colore rosso accesso spicca prepotente e feroce. Altrimenti non potrebbe fare, essendo un chiaro riferimento alla bestialità cromatica del fauvismo e del suo più noto esponente, Henri Matisse. Chagall sembra essersi intrufolato ne La stanza rossa di Matisse, quadro del 1908: ne prende in prestito la tovaglia e sottrae all’ambiente anche l’ampolla di vino rosso al di sopra del tavolo.

Sulla soglia della porta, prima di congedarsi dal quadro matissiano, Marc deve aver notato gli incantevoli motivi floreali della carta da parati, perfettamente in pendant con la fantasia della tovaglia. Li sradica con cura dal muro e li pianta nuovamente nel terreno della sua patria. Eccoli fare capolino dal margine sinistro de La Passeggiata, certamente più rigogliosi, ma conservando l’originalità del colore blu. La tovaglia rosso fauve viene invece collocata nell’angolo inferiore, utilizzata come telo su cui adagiare la bottiglia di vino e un unico calice da cui entrambi gli amanti bevono, come simbolo di complicità.

Anche in questo caso Chagall omaggia la lezione francese ma ne prende le distanze reinterpretandola a suo modo. Nel suo mondo l’amore non corrisponde alla sensualità curvilinea ed erotica delle figure fauviste. L’amore per Chagall è qualcosa di puro, come bambino. Ai disinibiti e rotondi nudi matissiani de La Joie de Vivre o La Danse, ove l’amore è inteso come momento collettivo di piacere condiviso, Chagall sostituisce l’immagine di due amanti, vestiti di tutto punto, che condividono la semplicità privata di un pomeriggio lontano dalla città. Gli amanti di Chagall non danzano, non si accarezzano, non si mostrano al pubblico. La loro intimità si risolve nel tenero e potente gesto di prendersi per mano. Sono due ritagli d’anima, sagome bidimensionali e leggere, come sottili aquiloni stropicciati e sorridenti che il vento soffia via. Bella ha già imparato a volare, mentre Marc sembra attardarsi ancora qualche secondo, ha già sollevato i talloni da terra ma le punte dei piedi sembrano voler prendersi ancora pochi secondi prima di abbandonare il suolo. In quel breve istante fra terra e cielo ci guarda e semplicemente sorride.

Il mondo di Chagall è favola in cui tutto diviene possibile, spiazzando e sorprendendo continuamente il fruitore. Si noti ancora come l’uomo stringa, nella mano che non concede a Bella, un piccolo uccellino. Sovente interpretato come simbolo di libertà, sembra invece ulteriore espediente per sovvertire la linearità della logica umana. Come potrebbe rappresentare la libertà un volatile stretto fra le dita a cui venga impedito di volare? Piuttosto sembra che il piccolo uccellino necessiti dell’uomo per spiccare il volo. Nell’arte di Chagall il manto erboso diviene fluido come mare, le case scoprono di poter cambiar colore e dunque, “a rigor di illogica”, non sono gli uccelli ma bensì gli uomini che, a dispetto del titolo del quadro, non passeggiano ma imparano a volare.

Francesca Ombres

Francesca Ombres

Sul cielo del suo quartiere di periferia dipingeva i suoi desideri, scarabocchiandoci sopra parole a cui non riusciva a dar fiato. Smise di disegnare, innamorandosi invece di chi aveva ancora il coraggio di farlo. Così le parole mute di ieri divengono oggi “conversazioni immaginarie” - come questa città - con quegli uomini coraggiosi chiamati Artisti.