Architettura, Design e ModaPrimo PianoAndrea Palladio, l’ossessione per l’equilibrio e la perfezione

Cecilia Morelli1 Giugno 2019
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La produzione firmata Magnitudofilm, affiancata dalla regia di Giacomo Gatti, ha permesso di dar vita alla storia di uno dei più influenti architetti del Cinquecento e non solo: Palladio, lo spettacolo dell’architettura è un docufilm che racconta della discussione tra studiosi sul percorso artistico di Andrea Palladio a partire dagli inizi, quando il padre Pietro della Gondola lo avviò alla carriera di scalpellino, fino alla fine della sua parabola espressiva, interrotta dalla morte – a 72 anni – tutt’ora avvolta dal mistero.

Nacque nel novembre del 1508, in una Padova al tempo assediata dagli eserciti avversi alla Repubblica della Serenissima: un momento dunque particolarmente caotico, visto che allora Padova era una città di canali, con un assetto differente rispetto a quello con cui oggi si presenta. Sebbene il giovane Andrea di Pietro della Gondola un inizio lavorativo lo avesse già avuto, da scalpellino appunto, è l’incontro con Gian Giorgio Trissino che gli varrà un inizio molto più glorioso. Infatti il nobile conte, anche studioso e umanista, lo prese sotto la sua protezione, rinominandolo con il nome con cui poi è passato alla storia – ovvero Palladio, in onore di Pallade Atena – e decise di condurlo con sé in un viaggio a Roma. Proprio come accaduto a molti altri, il viaggio a Roma significò sia stupore davanti ai Fori Imperiali e alla maestosità del Pantheon, sia occasione di studio di strutture e proporzioni molto antiche, ma ancora oggi maestre di principi imperituri.

Il viaggio cinematografico parte da Villa Saraceno (1548-1555, Agugliaro, in uso), dove alloggerà una squadra di restauratori, chiamati per rimediare ai rigonfiamenti del colore degli affreschi, affiancati dal Professor Lionello Puppi, noto accademico e storico dell’arte, a cui poi viene dedicata la pellicola, poiché venuto a mancare poco dopo la fine delle riprese. Il racconto – lectio magistralis sotto mentite spoglie – del Professor Puppi è in realtà preceduto e poi seguito da altre autorevolissime voci, come quella di Peter Eisenman, Alexandra di Valmarana, Antonio Widmann Rezzonico Foscari o ancora George Saumarez Smith e Kenneth Frampton, i quali discutono di Palladio con studenti di varie università con un taglio decisamente pedagogico, che risulta essere la chiave di lettura di tutto il film.

Palladio, lo spettacolo dell’architettura si distingue per lo spessore scientifico con cui viene esaminato il “modus operandi” dell’architetto vicentino, costruito sullo studio dell’armonia delle dimensioni, ma anche sulla conciliazione degli spazi interni con quelli esterni che, non risultando mai disuniti fra loro, si costituiscono parti di un disegno unico perfettamente organizzato. I colli, le anse dei fiumi – come nel caso de La Malcontenta (1560-1565, in uso) – su cui le ville trovano dimora, pur essendo spazi geograficamente in evidenza, mettono in soggezione l’osservatore ma con effetti diversi rispetto a quelli prodotti da una qualsiasi realizzazione artistica di eccessi. L’osservatore, infatti, si sente sopraffatto e accolto a un tempo solo dall’architettura palladiana, poiché mai si aspetterebbe in vita sua di veder letteralmente materializzata davanti ai suoi occhi la concretizzazione di un ideale di perfezione, proporzione e armonia quasi sempre cercato, alle volte realizzato nella storia dell’arte, che a partire dal 1530 circa fino al 19 agosto 1580 trova una ripetuta realizzazione seriale. Tutto ciò è confermato da autorevoli opinioni. Goethe, nel suo Viaggio in Italia, quando passando in Veneto ebbe occasione di visitare le Ville palladiane, ora tutte patrimonio dell’Unesco, disse: «Mai l’arte architettonica ha raggiunto un tal grado di magnificenza», a dimostrazione del fatto che la grandezza di Palladio fu tangibile sin da subito, già dai posteri più vicini, e forse già dallo stesso Gian Giorgio Trissino.

Nel docufilm, il regista riesce a valorizzare al meglio le opere palladiane e quelle frutto dell’influenza di Palladio, con inquadrature in cui l’architettura brilla, staglia nella sua interezza, mostrando allo spettatore tutta la bellezza e la fecondità sia degli studi, sia delle realizzazioni palladiane. A citazione di alcune delle opere annoverate nella pellicola, bisogna ricordare: Villa Emo, Villa Pisani, la Basilica di Vicenza, Palazzo Chiericati, Palazzo del Capitaniato e Villa Thiene.

È inevitabile però, che al nome di Palladio corrispondano le sue due opere più celebri: Villa La Rotonda e il Teatro Olimpico. Chi non sia riuscito a poterne ammirare lo splendore dalla pellicola di Gatti, è esortato dai nostri più autorevoli architetti contemporanei e da Goethe a prenderne una personale visione.

Entrambe le opere realizzano un tripudio di tutto ciò che Palladio era stato e che – studiando – aveva affinato fino ad allora. Villa La Rotonda (1567-1605) compie, in materia, la definizione di equilibrio. Il Teatro Olimpico di Vicenza (1580-1584, in uso) unisce, invece, la grandezza e la magnificenza di cui lo stesso Goethe ha parlato durante e dopo la sua permanenza in Italia: le fatiche di Ercole in alto e le statue degli Olimpici sotto strutturano la scenografia, unica nel suo genere. Tutte e due le opere, come le date attestano, non saranno concluse da Palladio ma da un suo allievo – Vincenzo Scamozzi – che fedelmente ha realizzato le direttive e la filosofia palladiana. La più volte citata influenza palladiana è effettiva e universale. Thomas Jefferson definì i Quattro Libri di Andrea Palladio «la Bibbia della pratica architettonica». Il 111° Congresso degli USA ha affermato: «Gli edifici più rappresentativi della nostra Nazione riflettono l’influenza dell’architettura di Palladio».

Effettivamente basta richiamare alla mente la Casa Bianca, il Campidoglio di Washington (come il Campidoglio di molte altre città americane), la Suprema Corte o altri edifici di rappresentanza e di giustizia, per rendersi conto di quanto sia forte ed evidente l’impronta palladiana.

Cecilia Morelli

Classe '95, studia Giurisprudenza presso l’università La Sapienza di Roma. Amante della natura, soprattutto dei paesaggi che offre. L’arte, in ogni sua declinazione, è un elemento centrale della sua vita.