Le sculture ceramiche Organi da asporto di Sabino de Nichilo, in mostra dall’11 aprile al 20 maggio presso L29 art studio (spazio espositivo temporaneo e laboratorio di sperimentazione delle artiste Francesca Romana Pinzari, Gaia Scaramella e Flavia Bigi), richiamano parti di conformazioni organiche: cuore, fegato, stomaco, finanche l’apparato rettale, che mutano in formazioni aliene autonome.

Fin dall’antichità al corpo umano e in particolare alla sua componente organica è sempre stato attribuito valore simbolico e finalità filosofico-religiose; la fisiologia umana ha rappresento il più naturale emblema referenziale delle componenti emozionali e cognitive proprie di un’identità, singola o collettiva.
Gli organi – in un mondo ormai passato in cui mens et corpus coincidevano – erano custodi dell’anima, elementi le cui funzioni fisiologiche erano culturalmente inseparabili dalla propria forza simbolica.
Nell’età contemporanea, in cui i valori stentano a prendere posto nel turbinio di una società che consuma prima di tutto se stessa in favore di un barbaro appagamento vacuo e spettacolarizzato, l’artista Sabino de Nichilo ha intrapreso una riflessione pungente e sapientemente ironica su quelle parti di sistemi organici che costituiscono le radici dell’energia vitale.

Da un’esaltazione di ciò che è viscerale, istintuale e che costituisce la pura sopravvivenza, l’artista sviluppa un’immagine complementare, affettiva, in cui riproporre un’ars divinatoria che arride a conformazioni surreali e indipendenti in cui gli organi prendono vita autonoma, incarnando verbalmente una nuova genesi.

Quasi a collocarsi in quelle Wunderkammer, quelle camere di meraviglie che accoglievano sensazionali elementi naturali, fantastiche produzioni artistiche e incredibili marchingegni, gli Organi, asportati da corpi in potenza, uniscono in un immaginario pop la consistenza e composizione fisica della propria struttura extra-ordinaria ed extra-corporea a richiami medico-scientifici e ad una natura in metamorfosi, caricandosi di colori fulgenti ed acrobazie aeree che non celano la materialità viscerale, ma la manifestano nella caparbia e fragile volontà di esistenza al di fuori di un corpo.

Qui, in questo tempio dei mirabilia, le viscere possono brillare, alimentarsi di colorazioni eccentriche e sofisticate, lanciarsi verso l’alto, oppure propagarsi come ramificazioni tentacolari nell’orizzontalità del mondo delle forme in divenire.

La sensazione percorrendo lo spazio espositivo è di trovarsi in presenza di organismi acquatici della stessa morbida forma di anemoni e coralli molli che quasi perpetrano la simbiosi con la vera origine della vita.

Organi da asporto, Carne frolla e Anus sono piccole “sculture da camera” come le definisce Lorenzo Madaro nel suo testo critico che accompagna la mostra, esse adempiono alla legge della mutazione, incarnano un mondo tumescente e lacerato, ma anche imprescindibile e affascinante.

Nella lotta contemporanea per l’accaparramento del superfluo, del banale e del fittizio, gli organi vitali essenziali alla sopravvivenza si staccano dai corpi ormai incapaci di contenere verità.
Questi apparati nel dilagare di una vita effimera si inoltrano da soli in un cielo estetico ed estatico che li contempla come novelle creature, nate dal processo misterico dell’arte.

Nell’analisi sulla vanitas vanitatum, et omnia vanitas Sabino de Nichilo crea composizioni anatomiche la cui essenza corporale è esaltata nei processi e vivificata nel suo misterioso funzionamento. L’artista lavora il nobile materiale ceramico conciliando forza carnale ad un raffinato e delicato amore per la materia a cui infonde brillantezza, morbidezza e sacralità.

Le sculture ceramiche così vivificate negli smalti e negli ori adempiono ad una crescita di là dal corpo, che trova consistenza vitale nello spazio libero circostante con cui attuare una danza, a volte elegante e sinuosa a volte contorsionistica e umoristica.
Queste conformazioni iridescenti a “consumo” dei fruitori si lasciano scoprire nella propria intima essenza di architetture del possibile.

Nota biografica:
Sabino de Nichilo è nato a Molfetta (Bari) nel 1972 e vive a Roma. Inizia il suo percorso espositivo nel 2009 presentando un’installazione nella mostra collettiva Altrove, negli spazi del centro culturale Rialtosantambrogio di Roma. Si avvicina alla pratica della scultura sotto la guida di Riccardo Monachesi. Viscere è il titolo della sua prima mostra personale. Tra le collettive più recenti a cui è stato invitato si segnalano, nel 2018, le mostre Domestica nel sito archeologico delle Case Romane del Celio a Roma, curata da Francesco Paolo Del Re, e Trèsors d’un monastère organizzata da Yannick Guerniou-Laviolette nel Convento dei Domenicani di Muro Leccese (Lecce) e nel 2017 In Crypta nel Convento dei Cappuccini di Grottaglie (Taranto). Nel 2018 ha inoltre esposto i suoi lavori alla fiera Roma d’Arte Expo nell’ambito del progetto BACC – Biennale Arte Ceramica Contemporanea.

Nicoletta Provenzano
Nata a Roma, storica dell’arte e curatrice. Affascinata dalle ricerche multidisciplinari e dal dialogo creativo con gli artisti, ha scritto e curato cataloghi e mostre, in collaborazione con professionisti del settore nell’ambito dell’arte contemporanea, del connubio arte-impresa e arte-scienza.