Dopo essersi formato a Venezia, probabilmente insieme a Giovanni Bellini, Lorenzo Lotto lavorò a Treviso (1503-1506), Recanati (1506-1508) e Roma (c. 1508-1510), prima di stabilirsi a Bergamo, dove raggiunse la sua maturità espressiva e dove tra il 1513 e il 1526 dipinse per prestigiose famiglie come Tassi, Bonghi, Brembati e Cassotti. Questi ultimi furono ricchi mercanti di tessuti della Valle Imagna che vollero testimoniare la loro ascensione sociale tramite l’arte, avvalendosi di pittori del calibro di Andrea Previtali e Lorenzo Lotto.
Per Zanin Cassotti, membro di spicco della famiglia, Lotto dipinse ben cinque opere di cui solamente due ci sono pervenute, le quali furono commissionate al pittore per il figlio Marsilio: lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina e Santi conservato presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Barberini di Roma e il ritratto coniugale di Marsilio insieme alla moglie Faustina, oggi presso il Museo del Prado di Madrid. Entrambi i dipinti erano appesi nelle stanze di Marsilio nella residenza di famiglia, situata in Via Pignolo, nella parte bassa di Bergamo.

Lotto fu un ritrattista originale e di grande talento, conosceva le opere di Raffaello e Giorgione e introdusse la tipologia nordica del ritratto coniugale in Italia, dandole maggiore profondità psicologica. Questo ritratto fu commissionato nel 1523 da Zanin Cassotti per commemorare il matrimonio del figlio Marsilio con Faustina Assonica (una nobildonna appartenente a una famiglia patrizia di Bergamo) e, sebbene Lotto inizialmente lo valutò trenta scudi, finì per venderlo per venti. Il ritratto rappresenta il trionfo sociale dei Cassotti, che con questa unione si legarono ancora di più alla nobiltà locale; da qui l’importanza data ai gioielli e agli abiti in seta.
Il ritratto è altrettanto ricco di simbologia: Cupido, molto simile a quello che compare in Venere e Cupido, opera anch’essa di epoca bergamasca (oggi al Metropolitan Museum di New York), sarebbe una trasformazione della classica Juno Pronuba o Jugalis che Lotto avrebbe tratto da un’antica stele romana o dalla Epigrammata antiquae Urbis Romae, edita da Jacopo Mazocchi da Bergamo nel 1521. Cupido pone un giogo sulle spalle degli sposi in riferimento agli obblighi che contraggono al momento del matrimonio, da cui crescono foglie di alloro, simbolo di virtù e allusione alla fedeltà tra gli sposi. Sulle estremità del giogo Lotto appone la sua firma e la data di realizzazione dell’opera: «L. Lotus Pictor / 1523». Il pittore, dunque, illustra il momento culminante del rito: lo scambio dei voti. Marsilio, abbigliato con un vestito di seta nera, si appresta a inserire l’anello nuziale al dito anulare della mano sinistra di Faustina, dove – secondo una teoria che risale almeno a Sant’Isidoro di Siviglia – vi è una piccola vena che, risalendo il braccio, arriva direttamente al cuore. Sorprendono gli sguardi non troppo felici dei due giovani coniugi, che sono rivolti verso lo spettatore.
Faustina veste un sontuoso e vaporoso abito di seta rossa (colore prediletto dalle spose veneziane), indossa una cuffia di broccato e una collana di perle, simbolo della sottomissione della donna al marito, all’epoca noto come “vinculum amoris”. Dalla collana pende un cammeo con l’immagine di Faustina Maggiore, moglie devota dell’imperatore Antonio Pio (138-161 d.C.), incarnazione della moglie perfetta. Come è comune nei ritratti coniugali, la subordinazione della moglie al marito chiarisce la posizione di Faustina, leggermente inferiore e con la testa protesa verso di esso. Questa lettura iconografica non spiega, però, il significato ultimo dell’opera. Marsilio si sposò giovanissimo, all’età di 21 anni, solo un anno dopo essere stato emancipato dal padre. Quest’ultimo volle che Lotto rappresentasse il momento culminante del “capriccio” del figlio, per avvertirlo che il matrimonio è sempre un giogo, per quanto leggero, dunque una condizione di dipendenza fra i due coniugi e non più di indipendenza. Il tono ironico del dipinto è enfatizzato dal sorriso di Cupido, che sorprende nel contesto di un atto solenne come una cerimonia di matrimonio.

Anna D’Agostino
Classe '93, laureata in Storia dell'Arte con una tesi in Museologia sull'arredamento dell'Ambasciata d'Italia a Varsavia dalla quale è scaturita una pubblicazione in italiano e polacco. Prosegue la ricerca inerente l'arredamento delle Ambasciate d'Italia nel mondo grazie a una collaborazione con la DGABAP del Mibact. É iscritta al Master biennale di II livello "Esperti nelle Attività di Valutazione e di Tutela del Patrimonio Culturale".