LetteraturaPrimo PianoLucia Mondella: l’eroina manzoniana dalla «modesta bellezza»

Adele Porzia21 Ottobre 2021
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Per molti, il primo romanzo della letteratura italiana non è I promessi sposi, ma Ultime lettere di Jacopo Ortis, il romanzo epistolare di Ugo Foscolo. Fortunatamente, non serve entrare nel merito di questa o quella posizione, anche perché richiederebbe molto spazio. Però, è interessante pensare che entrambe le opere lamentino un’occupazione straniera del suolo italiano, prima ancora che ci fosse un’Italia. Venezia era stata ceduta all’Austria con il trattato di Campoformio, da qui la grande delusione di Ortis (e quindi di Foscolo) per il tradimento di Napoleone, di certo non interessato ad agevolare la formazione dell’Italia. E Alessandro Manzoni, di contro, voleva esortare gli italiani alla rivolta contro gli Austriaci, tornando indietro di due secoli e trattando la dominazione spagnola. Un colpo da maestro, per sfuggire alla censura.

Come si porta un popolo a ribellarsi? Questo si chiede Manzoni, e non è il solo. Perché in quel periodo storico, in cui proliferavano romanzi storici, si tendeva ad un ritorno al passato, riportando in auge antiche storie popolari, che avrebbero risvegliato o accresciuto un certo orgoglio popolare. Storie di eroismo, cavalleria, amore e sacrificio e in questo irraggiungibile modello, anche per il nostro Manzoni, fu Walter Scott. Eppure, ci saremmo aspettati storie dello stesso tenore, con eroi ed eroine modello. Di certo non il racconto di povera gente che non riesce a sposarsi. Ma l’Italia era popolata proprio da queste persone e questo scrittore di Milano intendeva fare un racconto realistico, non romantico. E in quella Milano, ove di combatteva la guerra dei Trent’anni, ove sorgevano rivolte e si annidava la bestia nera della peste, due comuni abitanti di Lecco, nei pressi di Como, desideravano solamente sposarsi.

Ora, questi due protagonisti, in lotta con i potenti, sono comuni abitanti d’Italia. Non hanno particolari doti o caratteristiche uniche. E Lucia non è bella come le eroine dei romanzi. Ha una «modesta bellezza», anche se nella prima edizione del romanzo aveva una «non comune bellezza». È la tipica contadina lombarda o, come scrive Verina Jones nel suo saggio Le dark ladies manzoniane, è la tipica donna «angelo del focolare, poco eccitante ma semplice e buona». Ed è una scelta, quella di Manzoni, che differisce dal modello di eroina, anche all’interno dei romanzi di scrittori stranieri ambientati in Italia. Come se fosse un’operazione anche contro la colonizzazione letteraria che subiva l’Italia al contempo. In quando meta prediletta dei viaggi della nobiltà, l’Italia era spesso usata come ambientazione delle storie e le protagoniste differivano dalla normalità. Sono d’esempio la Certosa di Parma di Stendhal o Corinna di Madame De Staël. Bellezze indimenticabili, colte, ma distanti dal vero. E a Manzoni interessa la vera Italia.

Lucia è dolce, modesta, timida, riservata. Lungi da essere una tentatrice come la monaca di Monza, è l’incarnazione della bontà e della bellezza devozionale, di certo opera dell’influenza del pensiero cattolico nell’opera dello scrittore. L’innocenza che la contraddistingue, insieme alle sue buone qualità, le permette di resistere alle avances di don Rodrigo, un don Giovanni mancato che usa la violenza per ottenere quello che non riesce ad ottenere col fascino. E quella sua resistenza e fedeltà a Renzo accentua l’acredine del don e la sua ossessione, intenzionato ad impedire il matrimonio e ad imporsi a Lucia. Risiede qualcosa di eroico in una donna semplice che si rifiuta di piegarsi alla volontà di un gradasso, lo stesso coraggio che si chiede ai patrioti per resistere e ribellarsi alle angherie dei conquistatori. La verginità di Lucia diviene la migliore metafora possibile dell’indipendenza nazionale.

Non tutti erano convinti che Lucia fosse il simbolo adatto e lo storico della letteratura, nonché politico, Francesco De Sanctis, osservava che la ragazza di Lecco rappresentasse «un ideale iniziale e passivo, senza la ricchezza sufficiente per rappresentare degnamente l’ideale del poeta». Troppo astratta, remota e santa, una Madonna lombarda, eppure proprio in quella sua astrattezza risiede la sua universalità nel disegno Manzoniano. Non stupisce, una volta conosciuto il vero intento dello scrittore, che il carattere di Lucia nel corso delle edizioni del romanzo, si faccia sempre meno individuale e perda via via il proprio fascino, esca dal contesto letterario per acquisire una dimensione reale e realistica.

Tanto che alla fine del romanzo, i due novelli sposi si trasferiscono a Bergamo, i due vicini restano delusi dall’aspetto di Lucia, tanto lontano da quello delle eroine dei romanzi «con i capelli proprio d’oro», una «contadina come tant’altre». Eppure, Lucia non è come tante altre, perché ha in sé una forza spirituale grandissima, la capacità di resistere alle insidie della sorte, di cambiare chiunque le stia vicino. Diviene il baluardo e la rappresentante di un altro tipo di società, una realtà contadina non più disposta a subire le vessazioni di un’aristocrazia prepotente e straniera. La figura emblematica di una nascente letteratura e della sua nuova nazione. La vera bellezza italiana che poteva cogliere solo un italiano come Manzoni, perché posta assai più in profondità di quanto l’occhio straniero potesse vedere.

Adele Porzia

Nata in provincia di Bari, in quel del ’94, si è laureata in Filologia Classica e ha proseguito i suoi studi in Scienze dello Spettacolo. Giornalista pubblicista, ha una smodata passione per tutto quello che riguarda letteratura, teatro e cinema, tanto che non cessa mai di studiarli e approfondirli.