ArtePrimo PianoLo studio di un’abitazione nel complesso nuragico di Palmavera

Alice Massarenti8 Gennaio 2021
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Il sito di Palmavera si trova sul promontorio omonimo, a un chilometro e mezzo dal mare, all’interno del parco di Porto Conte, nel territorio di Alghero (SS). Si caratterizza per la presenza di un nuraghe di tipo complesso, attorno al quale si sviluppa un vasto villaggio di capanne circolari talvolta associate ad ambienti quadrangolari e sub-rettangolari. La frequentazione del complesso è riferibile a un arco cronologico compreso tra la media età del Bronzo (XVIII sec a.C.) e la prima età del Ferro (IX/VIII sec. a.C.). La “Capanna 42” si trova nella parte occidentale del villaggio, quasi a ridosso del moderno muro di recinzione che delimita a occidente il complesso dell’attuale area archeologica.

Palmavera (Alghero, SS): planimetria del sito archeologico (da Moravetti, 1992)

La struttura presenta pianta circolare del diametro interno di circa 5,15 metri e un diametro esterno che oscilla tra i 6,80 metri e i 7,10 metri, per una superficie interna di 20,90 metri quadrati. Le murature in blocchi calcarei di varie dimensioni sono a doppio paramento e hanno uno spessore compreso tra 90 e 110 centimetri. Purtroppo, il muro occidentale risulta ridotto al solo filare di base. Gli scavi hanno messo in luce abbondanti frammenti fittili, che permettono di collocare la struttura a una fase di passaggio tra Bronzo Finale e prima età del Ferro, anche se sono ancora in corso alcuni studi sul materiale.

Pianta della “Capanna 42”, disegno di M. Pais, in Mud, bricks and concotti from nuragic settlement of Palmavera (Alghero, Sardinia) – Preliminary archaeometric results

Sono inoltre stati rinvenuti numerosi frammenti di elementi strutturali in terra cruda, costituiti da un impasto a matrice argillosa di colore bruno-rossastro, contraddistinti da superfici piane parallele tra loro, con bordi distinti e sezione di spessore regolare (7,5-9 centimetri); inoltre, alcuni di essi hanno un rivestimento biancastro che si presenta sia sotto forma di crosta più o meno omogenea sia come uno strato di colore bianco spesso 3/4 millimetri. I frammenti semi-diagnostici sono caratterizzati invece da superfici irregolari: la superficie inferiore è piatta e a volte è possibile osservare su di essa delle tracce di elementi vegetali su cui la massa dell’argilla è stata probabilmente appoggiata allo stato grezzo; in questi non è possibile identificare tracce correlate a una sorta di «rivestimento». I frammenti di concotti sono caratterizzati da forme molto irregolari e sulle loro superfici ci sono tracce altamente legate al contatto con il fuoco. I materiali rinvenuti sono stati quindi classificati come mattoni crudi, elementi in terra massiva, intonaci e concotti.

Ortofoto della “Capanna 42”, foto di M. Pais, in Notiziario di Preistoria e Protostoria – 2018, 5.II

Finora sono stati recuperati 51 frammenti di manufatti in terra, rinvenuti per la maggior parte nella zona centrale della capanna, anche se non mancano le schegge nel resto della struttura. Gli elementi in terra cruda al centro dell’area sono disposti secondo un andamento vagamente circolare; sono inoltre stati messi in relazione alla sottostante unità stratigrafica caratterizzata da frequenti lenti di cenere, grumi di concotto e da frustoli di carbone con evidenti tracce di alterazioni da fuoco. L’interpretazione funzionale di questi elementi è, in realtà, problematica: la disposizione e la più alta concentrazione nella zona centrale della “Capanna 42” suggeriscono che potrebbero essere correlati a una struttura funzionale. Per questa ragione è stata avanzata l’ipotesi che si possa trattare dell’area di un focolare. L’eventuale esposizione indiretta al calore del fuoco, unitamente alla caratterizzazione chimica e mineralogico-petrografica, è un indizio estremamente importante per la definizione e la determinazione di quella che era l’effettiva funzione di ogni elemento: considerando che i materiali non presentano evidenti tracce di combustione, cottura o contatto con il fuoco, sembra che possano essere pertinenti a una struttura o a un piano di attività piro-tecnologiche per la cottura o la trasformazione di alimenti in cui non era necessario il raggiungimento di alte temperature.

Materiali in terra cruda rinvenuti nella parte centrale della “Capanna 42”, foto di M. Pais, in Notiziario di Preistoria e Protostoria – 2018, 5.II

Sono stati rinvenuti materiali in terra cruda in altri 25 depositi archeologici della Sardegna nuragica; la maggior parte di loro si trova nella parte meridionale della Sardegna, soprattutto nella regione storica del Campidano, in contesti cronologicamente collocati tra Bronzo medio/recente e prima età del Ferro. Nella maggiore parte dei casi, tali elementi sono interpretati come parti strutturali delle murature, in quanto la sovrastruttura muraria portante – realizzata in materiale deperibile – viene impostata su un basso zoccolo lapideo. Diversamente, nei siti di La Prisgiona-Arzachena (OT) e Monte Zara-Monastir (CA), gli elementi in terra cruda rinvenuti sono stati interpretati come parte di un vano di cottura strutturato (anche pertinente a un forno di cottura della ceramica, nel caso di Arzachena). Tutti i campioni provenienti da Palmavera mostrano caratteristiche compositive omogenee: in particolare, la presenza di argilla e sedimenti ricchi di quarzo e calcite indicano un’origine locale delle materie prime. Infatti, la composizione petrografica e mineralogica di tutti i campioni è compatibile con i suoli della zona.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.