CinemaPrimo PianoL’interpretazione moderna e ribelle di Ilaria Occhini in Mine Vaganti

Bianca Damato25 Luglio 2019
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Nella sua lunga e straordinaria carriera Ilaria Occhini, scomparsa lo scorso 20 luglio a Roma, ci ha regalato delle interpretazioni mozzafiato. Una recente, da ricordare per la sua modernità e profondità, è l’interpretazione in Mine Vaganti, film del regista turco Ferzan Ozpetek, uscito nel 2010. Nel film la Occhini interpreta la Nonna, non viene mai chiamata per nome e, nonostante il ruolo possa sembrare minore o secondario, si rivela essere la chiave dell’intero film, oltre che il personaggio più commovente.

Mine Vaganti è un dramma familiare che mescola i toni della commedia a quelli del dramma e racconta il tema dell’omosessualità – molto caro al regista turco – all’interno dell’ambiente familiare. Ma quella raccontata nel film non è una famiglia comune; al contrario, i Cantone – questo il nome del nucleo familiare – sono la tipica famiglia del sud Italia – precisamente di Lecce – numerosa, bizzarra, rumorosa e, soprattutto, retrograda. L’opprimente madre Stefania, interpretata da Lunetta Savino, crede che l’omosessualità sia una malattia da cui si può guarire, e allo stesso modo la pensa il capofamiglia Vincenzo, preoccupato solo dal disonore sulla famiglia e dalle chiacchiere degli altri. E proprio Vincenzo subirà un duro colpo quando scoprirà che il figlio maggiore, Antonio, è gay. L’unico membro della famiglia che sembra non curarsi dell’omosessualità del nipote è proprio la Nonna, che anzi rimprovera il figlio e la nuora di essere troppo bigotti e di non riuscire a comprendere la sofferenza del loro figlio. E sempre la Nonna si troverà a consolare anche il secondogenito della famiglia Cantone, Tommaso, anche lui omosessuale ma non in grado di rivelarlo per non causare ulteriori dispiaceri in casa. La Nonna è l’unica in grado di capire i segreti ed i dolori della famiglia e riesce a custodirne il peso. Questa sua caratteristica la rende il personaggio più moderno della storia, perché riesce a comprendere tutti e a non giudicarli nonostante gli errori e i difetti.

E questa empatia del personaggio deriva dal fatto che anche lei, molti anni prima, ha sofferto per amore, non potendo sposare l’uomo che amava perché già promessa a un altro. Come dirà lei stessa, che è stata costretta per trent’anni a reprimere i suoi veri sentimenti, a volte ci vuole una punta di egoismo per essere felici, anche rischiando di far soffrire gli altri, si tratta si una scelta molto coraggiosa che in pochi sono in grado di compiere. Proprio per questo la Nonna incoraggia i suoi due nipoti a vivere la liberamente la loro vita senza farsi condizionare dagli altri o dalle convenzioni: «Non farti mai dire dagli altri chi devi amare e chi devi odiare. Sbaglia per conto tuo, sempre», dirà al nipote Tommaso. Ilaria Occhini interpreta una donna trasgressiva, emancipata e rivoluzionaria, il cui dolore è quello di aver raggiunto la libertà troppo tardi e di non essere stata libera di amare chi voleva e cerca in tutti i modi di evitare che i suoi cari commettano il suo stesso errore. «Se uno fa sempre quello che gli chiedono gli altri non vale la pena di vivere», continua a ripetere la Nonna.

E infatti questo suo carattere forte e ribelle è noto a tutti i personaggi che, in quanto bigotti e provinciali, la vedono come un elemento “pericoloso” all’interno della famiglia, proprio perché incontrollabile e pronta a dire la sua senza curarsi delle possibili conseguenze. Stefania considera la suocera una “mina vagante”, qualcuno di incontrollabile appunto, libero di girare ma pronto a scoppiare da un momento all’altro, generando danni incontrollabili. Alla fine la Nonna deciderà di andarsene e lasciare questa vita, in parte perché stanca di combattere, in parte per riunirsi al suo unico grande amore e in parte perché crede che, anche senza di lei, la famiglia Cantone riuscirà a ritrovare il giusto equilibrio e la giusta armonia. E anche nella morte il personaggio si mostrerà ribelle, perché sceglierà una morte “piacevole”, gustando dolci e torte che per lei, malata di diabete, sono dannosi. Sarà infine proprio la Nonna a definirsi, in una commovente lettera, una mina vagante e a spiegare ciò che significa per lei: «Le mine vaganti servono a portare il disordine, a prendere le cose e a metterle in posti dove nessuno voleva farcele stare, a scombinare tutto, a cambiare i piani». Il personaggio saluterà i propri cari dicendo loro di non essere tristi per la sua scomparsa, perché «moriamo e poi torniamo, come tutto». E allora, seguendo queste parole, anche se Ilaria Occhini – attrice straordinaria – se n’è andata, di fatto continua a essere con noi grazie a tutti i lavori che ci ha lasciato.

Bianca Damato

Sono nata a Benevento ma ho sempre vissuto a Roma. Oggi sono giornalista praticante a Napoli. Mi piace viaggiare e scoprire nuove culture per arricchirmi e magari un giorno racconterò le meraviglie del mondo. Nel tempo libero vado al cinema e a teatro e non mi perdo mai un gran premio di MotoGP.