La nascita di Cristo è uno dei temi biblici che ha ispirato maggiormente gli artisti di tutte le epoche, ma una delle raffigurazioni più insolite è senza dubbio quella dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio, celebre artista fiammingo del XVI secolo. Si tratta dell’Adorazione dei Magi conservata presso la National Gallery di Londra. La tavola, firmata e datata in basso a destra, è probabilmente l’unica pala d’altare dipinta dall’artista, nonché una delle poche opere a soggetto religioso da esso realizzate. Nel 1594 venne acquistata dall’arciduca Ernesto d’Asburgo e nel 1619 venne elencata in un inventario della collezione imperiale di Vienna. Nel 1900, per ragioni ignote, venne venduta al cittadino viennese George Roth. Posta nuovamente in vendita, nel 1921 passò infine al museo londinese che ancora oggi la custodisce.

Il dipinto mostra l’episodio biblico immaginato come un evento contemporaneo in cui, in una fredda giornata invernale, la sacra famiglia – posta davanti una stalla fatiscente – viene visitata dai tre Re Magi, il cui usuale splendore è sostituito da una pelle grinza e da espressioni grottesche. Gesù bambino, nudo, seduto sulle gambe di Maria, sembra essere irrequieto, quasi innervosito dalla visione di una figura maschile che avanza verso di lui: è il re più anziano, Melchiorre, il quale dopo aver poggiato a terra il suo cappello, lo scettro e il coperchio del suo dono, si è inginocchiato per offrire il suo omaggio a Gesù; il personaggio compie questo gesto in modo piuttosto minaccioso, mentre sembra quasi fare una smorfia. I suoi capelli – lunghi, bianchi e sciolti – pendono formando delle ciocche, la pelle è flaccida: il bambino sembra tirarsi indietro, rifiutando questo visitatore, come se non volesse che egli entrasse nel suo spazio personale.

Più indietro a sinistra vi è il secondo re, Gaspare: sebbene abbia un aspetto piuttosto regale, dato dall’abito rosso che indossa, possiede un viso che non si adatta alla sontuosa veste. Addirittura sembra essere sudato, tanto che i capelli si appiattiscono sulla fronte; in più, ha un aspetto malaticcio, fatica a tenere gli occhi aperti e ha la bocca rivolta verso il basso.

Dietro la Vergine vi è la figura di Giuseppe: solitamente è raffigurato in piedi, mentre assiste alla scena in modo protettivo, magari guardando amorevolmente la moglie e il bambino, invece questa volta è distratto, tiene in mano il cappello e si allontana, prendendo le distanze da Maria e Gesù; sta ascoltando un uomo che gli sussurra qualcosa all’orecchio in modo abbastanza cospiratorio, ed è possibile che questa figura rappresenti la cattiva fede di chi insinua dubbi sulla purezza di Maria.

Il luogo in cui si svolge la scena non sembra essere il posto tranquillo dove Gesù nacque, ma una terra ostile. Lo spazio è claustrofobico, non c’è aria né paesaggio, l’unico cielo che si intravede è in alto a sinistra, dove peraltro sembra esserci un recinto di armi affilate che chiudono lo sguardo.

É probabile che il pittore stia chiedendo allo spettatore di guardare questo episodio della nascita di Cristo considerando le vicende successive della sua vita, in particolare quelle conclusive: la violenza della Passione e della Crocifissione. Pertanto, proprio al centro del dipinto, direttamente sopra la figura di Maria e Gesù, vi è una grande alabarda tenuta da un soldato, la cui forma cruciforme sembra suggerire quella della croce su cui Cristo sarà crocifisso. Anche la corona a spillo sulla testa di Baldassarre, il re nero, ricorda la corona di spine portata da Cristo durante la Passione.
Quella dipinta da Bruegel è sicuramente un’istantanea differente dalle consuete raffigurazioni dell’Adorazione dei Magi, in quanto non compaiono gli usuali dettagli: gli angeli celesti, la stella cadente luminosa, il favoloso seguito dei re e dei loro cavalli. Al contrario, la sacra famiglia è completamente attorniata da astanti che assistono all’evento, i cui volti hanno le espressioni sbalordite o goffe tipiche dei contadini bruegeliani, anche se qualcuno sembra realizzare di trovarsi davanti a un avvenimento solenne a cui rivolgere una sincera devozione. Bruegel, dunque, come era solito fare, ha raffigurato questi personaggi senza tenere conto della bellezza ideale, ma ponendo la sua attenzione sulle loro espressioni, che risultano ben caratterizzate e pertanto tutte diverse fra loro. Il pittore fiammingo pone anche l’accento sul colore – che magistralmente usa nelle tonalità del rosso, del rosa, del verde, del blu e del marrone – e inoltre, grazie a un sapiente uso della luce, fa risaltare le forme dei personaggi, senza tralasciare gli straordinari dettagli delle loro vesti e di tutti gli oggetti presenti nella scena.
Nonostante la sua atmosfera inquieta, certamente in contrasto con un tema devozionale, il dipinto offre allo spettatore qualcosa di più profondo: un’opportunità per riflettere sul vero significato della storia del Natale, mostrando un bambino nudo e vulnerabile che viene alla luce in un mondo violento e ostile.

Anna D’Agostino
Classe '93, laureata in Storia dell'Arte con una tesi in Museologia sull'arredamento dell'Ambasciata d'Italia a Varsavia dalla quale è scaturita una pubblicazione in italiano e polacco. Prosegue la ricerca inerente l'arredamento delle Ambasciate d'Italia nel mondo grazie a una collaborazione con la DGABAP del Mibact. É iscritta al Master biennale di II livello "Esperti nelle Attività di Valutazione e di Tutela del Patrimonio Culturale".