ArtePrimo PianoL’insediamento alpino di Castel de Pedena

Alice Massarenti29 Ottobre 2021
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Il sito di Castel de Pedena, nel comune di San Gregorio delle Alpi (a Belluno), si trova a 650 metri sul livello del mare, in una posizione semicentrale all’interno della media Valbelluna, che si estende sulla fascia pedemontana alle pendici del monte Pizzocco e rappresenta l’unico abitato nel panorama degli insediamenti protostorici del bellunese in cui è stata riscontrata un’occupazione compresa tra Bronzo antico e primissima Età del Ferro, anche se non continuativa.

I 620 reperti ceramici provenienti dalle campagne di scavo, che si sono protratte dal 2006 al 2011, sono stati sottoposti ad analisi archeometriche. Attraverso lo studio della composizione, della microstruttura e della tessitura dei campioni è stato possibile identificare molti dei passaggi della produzione: grazie alla forma e alla distribuzione granulometrica degli inclusi si può comprendere come è stata preparata la materia prima, in seguito come si sono create le forme vascolari e le condizioni di cottura. Lo scheletro sabbioso, presente in grande quantità nell’impasto, è stato aggiunto alla materia prima argillosa per migliorane la qualità; le forme arrotondate dei granuli suggeriscono che questi fossero raccolti senza subire alcun processo di macinazione; l’argilla aveva provenienza locale, mentre solo pochi esemplari venivano importati da aree vicine, senza superare la distanza di circa quaranta chilometri.

La tecnica di produzione era standardizzata e non particolarmente sofisticata: le ceramiche, di impasto in materiali argillosi contenenti frammenti grossolani di scheletro sabbioso, o smagrati con sabbie, erano cotte a basse temperature, comprese tra i 650°C e gli 850°C, o in alcuni casi anche al di sotto dei 600°C.

Le indagini svolte dal 2006 al 2011 hanno portato alla luce oltre 1400 resti ossei animali, in gran parte però impossibili da determinare a livello specifico, a causa delle alterazioni dovute all’azione dei carnivori e alla frammentarietà dei reperti. Più della metà dei reperti determinati (57,3%) appartiene ai caprovini, che probabilmente venivano utilizzati in maniera costante nel corso del tempo. La gestione delle risorse faunistiche, infatti, era presumibilmente influenzata dall’ambiente montano e da quanto poteva offrire il territorio nelle vicinanze di Castel de Pedena. Oltre ai caprovini, durante la prima Età del Ferro, la fonte di sussistenza nel sito sembra essere rappresentata dai bovini e dai suini, mentre la caccia occupava un ruolo marginale nella vita della comunità ed era rivolta principalmente ai cervidi. Sulla superficie dei resti sono presenti anche segni di rosicature da parte dei cani, indice della presenza dell’animale all’interno dell’abitato.

L’usura dei denti indica un interesse rivolto al consumo di carne nel caso dei suini, uccisi nel momento in cui i costi di produzione sono minori e la resa di carne è più alta per quantità e qualità, mentre caprovini e bovini erano sfruttati per la carne, il latte e la lana, come dimostra il ritrovamento di individui in età senile.

Solo in pochi casi è stato possibile riconoscere tracce di macellazione, in quanto i reperti erano molto frammentati. Sono invece stati individuati oggetti in osso lavorato e almeno uno scarto di lavorazione, a dimostrazione che la lavorazione delle materie dure animali era parte integrante delle attività del sito. Dagli strati del Bronzo finale proviene un frammento di immanicatura in palco di cervo, mentre agli strati attribuibili al Bronzo antico proviene un punteruolo ottenuto da un metacarpale bovino, usato come supporto per l’ottenimento di aghi e spilloni.

L’ambiente, allora come ai giorni nostri, è fortemente boschivo e scosceso; le aree utilizzabili come pascoli sono limitate e non adatte a un intenso sfruttamento dei bovini. I suini sono presenti in piccola parte e rappresentano soltanto il 12,5% sul totale, come accade nella maggior parte dei siti alpini a partire dal Bronzo antico, a supporto dell’ipotesi che questa strategia economica sia il frutto di una scelta culturale.

Il sito di Castel de Pedena era quindi un insediamento autosufficiente a natura fortemente pastorale: l’economia animale era il risultato di un adattamento all’ambiente circostante e di un consapevole sfruttamento del territorio, in cui le scelte culturali ben si sposavano con le caratteristiche dell’altura. La posizione strategica di Castel de Pedena, a controllo di un ampio territorio che comprendeva la Valbelluna e le vie di comunicazione verso il Trentino-Alto Adige, ha influito nel subordinare le scelte economiche alle esigenze di difesa e di controllo del territorio circostante.

Alice Massarenti

Nata a Mirandola, in provincia di Modena, classe ’84, si è laureata in Archeologia e storia dell’arte del vicino oriente antico e in Quaternario, Preistoria e Archeologia con una tesi in Evoluzione degli insiemi faunistici del Quaternario. Ha un’ossessione per i fossili e una famiglia che importuna costantemente con i racconti delle sue ricerche sul campo.