ArtePrimo PianoLeonardo da Vinci e il “Brivido Pop”, a 500 anni dalla morte del Maestro toscano

Martina Scavone Martina Scavone22 Giugno 2019
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In occasione del cinquecentenario dalla morte di Leonardo Da Vinci (2 maggio 1519), nel 2019 sono state promosse innumerevoli iniziative in Italia e in Europa volte a ricordare il genio e l’arte di uno dei volti più noti e rivoluzionari del Cinquecento. Mostre, convegni e centinaia di manifestazioni ed eventi di respiro internazionale il cui scopo è omaggiare la memoria di Leonardo: pittore, scultore, inventore, ingegnere militare, scenografo, anatomista, pensatore e uomo di scienza, il vero archetipo dell’uomo del Rinascimento. A Roma, spicca certamente per importanza la mostra alle Scuderie del Quirinale (dal 13 marzo al 30 giugno 2019), che ripercorre l’opera di Leonardo sul fronte tecnologico e scientifico. Un’esposizione di diverso stampo è, invece, Leonardo Brivido Contemporaneo, una “digital art exhibition” che, tra il 15 maggio e il 15 settembre 2019, anima i locali del Margutta Veggy Food and Art, originale ristorante situato nell’omonima via romana.

La locandina dell’esposizione

Sul fondo della locandina campeggia la scritta Brivido Pop, nome d’arte dell’artefice di tutto ciò – Marco Innocenti – ma che potrebbe anche intendersi quale sunto della provocazione che l’artista vuole comunicare al pubblico. Il concept della mostra, certamente più di nicchia rispetto alla più popolare esposizione organizzata alle Scuderie del Quirinale, consiste nel presentare le opere leggendarie di Leonardo in una versione inedita, per l’appunto contemporanea, risultato che l’artista ottiene con il sussidio della tecnologia. Sedici sono le opere esposte, realizzate accostando e sovrapponendo, tramite collage digitali, varie immagini che poi vengono stampate su tela con l’aggiunta di pezzi di carta strappata da poster pubblicitari, riviste e locandine. I soggetti di tali ritagli sono soprattutto di natura cinematografica, con citazioni di film realizzati tra gli anni Cinquanta e Settanta, nonché di personaggi fantasy e sportivi. È così, dunque, che la Belle Ferronnière incontra altre bellissime, come Marilyn Monroe, Nicole Kidman e Uma Thurman, mentre il sorriso della Gioconda si accompagna a quelli della Sirenetta, di Julia Roberts, Charlie Chaplin e del Joker di Jack Nicholson. La Dama con l’ermellino viene accostata a Il padrino, mentre Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Topolino e Daffy Duck diventano moderni uomini vitruviani.

Parimenti in Uomini e Donne, il disegno preparatorio della testa di Leda e lo studio matematico del volto umano, frammisti a grotteschi ghigni delle celeberrime caricature leonardesche, si scontrano e si incontrano con le sublimi evocazioni di Sophia Loren, Eva Kant e il presunto profilo di Bianca Sforza.

Uomini e Donne

Allo stesso modo, nel geniale Super Supper, Caravaggio e Tiziano, Raffaello e Dürer condividono la tavola, così da rivelare – in maniera simbolica – le citazioni fra grandi maestri, poco note da parte del grande pubblico e che solo con tale provocazione visiva si riescono a cogliere e ad apprezzare per intero.

Super Supper

In Campacavallo regna invece un agglomerato di riferimenti a tale animale: da immagini tratte da fumetti nella parte sinistra, ai volti degli iconici protagonisti del film del 1976 Febbre da Cavallo, sopra i quali svetta la celebre raffigurazione di Napoleone in groppa a Marengo, immortalato dal francese Jaques-Louis David nel 1801. Tra tali soggetti si staglia poi, fiero e impetuoso, il disegno di un cavallo tratto dalla copia di Pieter Paul Rubens della parte centrale della perduta Battaglia di Anghiari di Da Vinci.

Campacavallo

La mostra è curata dallo scrittore e critico d’arte Vittorio de Bonis, mentre l’ideazione e l’organizzazione vanno attribuiti a Tina Vannini. Il Genio di Leonardo, che riecheggia in questo locale in forme e stili assolutamente innovativi, è dunque presentato in veste “rotelliana” e coinvolge tanto gli amanti della storia dell’arte quanto i fruitori del Web e delle riviste contemporanee.

Martina Scavone

Martina Scavone

Nata a Roma, classe ‘93. Si è laureata all’Università di Roma Tor Vergata: triennale in Beni Culturali e magistrale in Storia dell’Arte. Dopo un Master di II livello in Gestione dei Beni Culturali, ha iniziato a lavorare attivamente come curatrice e storica dell'arte. Ama leggere, viaggiare e l’arte in tutte le sue sfaccettature.